martedì 26 settembre 2023

Presentazione


In questo sito viene trattato il problema dell'insolvenza cronica pianificata del sistema bancario italiano. In particolare ci soffermiamo sulla voce più importante oscurata nei bilanci: la rendita da creazione di denaro a corso legale. La Banca d'Italia, e tutte le altre banche italiane, sono in bancarotta tecnica finché non contabilizzano all'attivo l'aggregato monetario all'atto della creazione.
La nascita di una entità terza come "Centrale Rischi Banche" è resa necessaria dal fatto che la Banca Centrale Europea è arrivata ad accentrare i poteri assoluti di vigilanza bancaria in Europa, in spregio ai più elementari principi del conflitto d'interessi. 

mercoledì 13 marzo 2019

CAUSA CARIGE: IL GOVERNO STA PERDENDO 10 MILIARDI

CAUSA CARIGE: IL GOVERNO STA PERDENDO 10 MILIARDI 

Roma, 13 marzo 2019 - Nella causa da 25 miliardi intentata da MS, difeso dall'Avv. Marco Della Luna presso il Tribunale di Genova, la banca ha rifiutato il ritrovamento e l'incameramento della somma di 25 miliardi ritrovata tramite l'analisi contabile del bilancio societario di CARIGE del 2013.
Pende ora appello per vedere riconosciuta la proprietà dell'intera somma al ritrovatore, ex art. 929 del codice civile. Se il Tribunale continua a rifiutare per la quarta volta di istruire l'analisi della contabilità di CARIGE, tramite CTU, lo Stato rischia di perdere per sempre oltre 10 miliardi di tasse che deriverebbero dall'assegnamento della somma emersa al ritrovatore, dopo averli persi per il rifiuto della banca di accettare tale ritrovamento.
La questione della contabilizzazione della creazione del denaro da parte della banca, creazione emersa ufficialmente con la risposta della Banca d'Italia all'interrogazione dell'On. Villarosa in sede di Sesta Commissione Finanze nel maggio 2017 (interrogazione 5-11277) che chiedeva i volumi complessivi creati dalla banca centrale e dalle banche commerciali, è anche emersa in un documento della Banca Mondiale nel maggio 2018, The Accounting View of Money, firmato da Biagio Bossone e Massimo Costa. L'avv. Della Luna fa presente che se la causa non sarà adeguatamente considerata dal Tribunale genovese, il governo attuale perderà l'accesso definitivamente a 10 miliardi di introiti che potrebbero sciogliere le attuali difficoltà di bilancio. Sarebbe un'altra occasione persa da un governo che promette un cambiamento che tutti stiamo aspettando. Lo Stato dovrebbe intervenire nella causa attraverso la sua avvocatura e fare pure intervenire l'Agenzia delle entrate per non tradire le promesse fatte ai risparmiatori truffati e ai lavoratori licenziati.

giovedì 7 marzo 2019

USA: la Corte Suprema rimuove l'immunità assoluta dei banchieri

Sfrattati e abbandonati 
Rimossa l'immunità legale della Banca Mondiale, porta aperta alle cause legali
Fonte: https://www.icij.org/investigations/world-bank/world-banks-legal-immunity-stripped-opening-door-for-lawsuits/

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto le richieste della Banca Mondiale di una completa immunità legale, stabilendo che una delle sue sezioni può essere citata in giudizio in relazione alle attività di prestito.

La sentenza 7-1 potrebbe anche aprire alle altre organizzazioni internazionali con sede negli Stati Uniti, la minaccia di azioni legali sui finanziamenti allo sviluppo all'estero.

Per la Banca Mondiale, significa che ora deve difendersi da un membro di una comunità di pescatori a Mundra, in India, che sostiene che le loro case e i loro mezzi di sostentamento sono stati danneggiati dall'inquinamento di una centrale a carbone finanziata dal ramo di prestito del settore privato della banca, l'International Finance Corporation di Washington, DC.
Bharat Patel, segretario generale dell'Associazione per la lotta dei diritti dei pescatori, uno dei querelanti, ha accolto con favore la sentenza storica, affermando: "Questa è una grande vittoria per il popolo di Mundra [e un] passo importante verso la responsabilizzazione della Banca Mondiale per gli impatti negativi che stanno causando i loro investimenti ".

L'ICIJ ha coperto la difficile situazione della comunità di pescatori e il rifiuto della banca di riconoscere le sue affermazioni come parte della sua indagine 2015 Evicted and Abandoned. Il progetto ha rilevato che circa 3,4 milioni di persone sono state sfollate fisicamente o economicamente a causa dei progetti di sviluppo finanziati dalla Banca Mondiale tra il 2004 e il 2013 e che la banca spesso non ha rispettato le proprie regole per reinsediare adeguatamente queste comunità.

Il caso legale riguardava una legge del 1945 che concedeva alle organizzazioni internazionali "la stessa immunità dalle cause" come per i governi stranieri.
La corte ha dovuto decidere in che modo questa legge è stata influenzata da una seconda del 1976, che escludendo le attività commerciali da parte di governi stranieri da questa immunità.

La sentenza del 27 febbraio non riguarda né le Nazioni Unite né il Fondo Monetario Internazionale, poiché hanno l'immunità completa secondo i loro statuti.

La Banca mondiale sosteneva che l'esclusione dall'immunità delle attività commerciali non si applicava ad essa. Se potesse essere citato in giudizio per i suoi prestiti per lo sviluppo, la banca manteneva, sarebbe diventato un obiettivo per cause legali in tutto il mondo che avrebbe paralizzato la sua capacità di svolgere la sua missione principale di combattere la povertà e promuovere lo sviluppo.
I pescatori nell'India nord-occidentale sostengono che una centrale elettrica finanziata da IFC abbia contribuito alla riduzione degli stock ittici.

"Queste preoccupazioni sono gonfiate", ha dichiarato la Corte Suprema nella sua sentenza.

Il giudice Stephen G. Breyer dissentì; il nuovo giudice Giett Kavanaugh non ha partecipato.

Breyer ha avvertito che la sentenza della maggioranza "creerebbe incertezza" per le organizzazioni internazionali coinvolte nella finanza.

Due tribunali inferiori si erano schierati con la Banca mondiale sulla questione dell'immunità.

Gli avvocati di EarthRights International, che rappresentano i querelanti, affermano che la Banca Mondiale deve essere ritenuta responsabile se le sue azioni o la sua negligenza danneggiano le popolazioni locali. La causa della comunità di pescatori contro la banca ora sarà autorizzata a procedere nei tribunali inferiori negli Stati Uniti.

"L'immunità da ogni responsabilità legale non favorisce gli obiettivi di sviluppo delle organizzazioni internazionali", ha affermato Marco Simon, General Counsel for EarthRights. "Semplicemente li porta a essere negligenti, che è quello che è successo in questo caso."
 

venerdì 1 marzo 2019

Moneta scritturale: il mistero Deutsche Bank in commissione banche

Audizione del Gruppo bancario tedesco Deutsche Bank

Allegato 3

Nell’audizione del 22 dicembre 2017 la Commissione Parlamentare ha ascoltato Flavio Valeri, esponente di vertice del Gruppo Bancario tedesco Deutsche Bank, assistito nella circostanza dal collaboratore e Direttore Centrale Michele Mengoni.
Valeri ha svolto un intervento iniziale di presentazione del suo Gruppo bancario straniero, nel quale ha tra l’altro testualmente dichiarato che «il Gruppo Deutsche Bank AG è una banca globale … presente in più di 60 Paesi con 100.000 dipendenti, quotata a Francoforte e New York e regolata da tutte le principali Autorità di vigilanza a livello mondiale», e ha precisato che per il suo gruppo tedesco «l’Italia rappresenta il mercato principale fuori dalla Germania»,avendo rapporti «con 2.200.000 clienti individuali italiani» e «con 65.000 aziende» italiane.
Ha informato i componenti della Commissione che il suo Gruppo tedesco ha «più di 20 miliardi di impieghi» in Italia e di disporre egli direttamente, in considerazione del suo ruolo di vertice, di «5.000 collaboratori».
Nonostante la dichiara personale disponibilità a rispondere a tutte le domande formulategli dai commissari, Valeri ha però lasciato insolute svariate questioni sorte durante la sua audizione.
1.    Egli non ha fornito risposta compiuta in materia di derivati stipulati dal Gruppo Deutsche Bank con il Governo Italiano e con gli altri enti pubblici italiani, riservandosi di fornire tutti i relativi contratti stipulati dal Gruppo bancario tedesco e ulteriore pertinente documentazione.
2.    Non ha fornito risposta sull’esistenza del potere di creazione di moneta "dal nulla" da parte delle banche commerciali, quel potere creativo della cd. "moneta scritturale" (soprattutto nella concessione dei prestiti alla clientela) già riconosciuto alle banche commerciali nel 2014 dalla Banca D’Inghilterra, dal Parlamento inglese, dal Consigliere della Banca di Francia Bernard Maris (deceduto il 07.01.2015 nell’attentato di Parigi) e dal professore Richard Werner dell’Università di Southampton (Inghilterra) in un suo personale esperimento bancario illustrato nella International Review of Financial Analysis di December 2014 (volume 36, pages 1-19), nel 2016 dalla società di revisione KPMG islandese e nell’aprile 2017 dalla Banca Federale Tedesca (Deutsche Bundesbank), tutti autorevoli precedenti peraltro riportati nella su citata assemblea degli azionisti di Mediobanca del 28 ottobre 2017 dal medesimo gruppo dei soci-risparmiatori di minoranza dell’ex controllata Banca Mediterranea del sud Italia, costretto a confluire in Unicredit [60].
L’esponente di Deutsche Bank si è impegnato a far pervenire una nota dopo avere coinvolto i massimi vertici della capogruppo tedesca a Francoforte.
3.    Non ha dato risposta sulla utilità o meno del varo di una legge che preveda l’applicazione nel settore bancario-finanziario del cd. "debt-equity-swaps" (che, per esemplificare, consente la trasformazione dei cd. crediti non performanti/non buoni in capitale delle banche imputabile allo Stato), principio gestionale sostenuto sul piano scientifico-universitario da diversi esperti e professori di economia, incluso il professor Franz Hormann, docente di economia all’Università di Vienna, che ha illustrato il "debt-equity-swaps" nell’assemblea degli azionisti Deutsche Bank tenuta il 19 maggio 2016 a Francoforte in Germania [61], dopo essere egli intervenuto al dibattito dell’assemblea degli azionisti Unicredit del 14 aprile 2016 a Roma, quale incaricato del menzionato gruppo dei soci risparmiatori di minoranza dell’ex Banca Mediterranea del sud Italia (costretto a confluire in Unicredit).
Sul punto l’esponente di Deutsche Bank si è impegnato a prendere conoscenza della teoria economico-monetaria e a pronunciarsi.
4.    Ha dichiarato di non essere a conoscenza se la vigilanza bancaria e finanziaria tedesca della Banca Federale Tedesca (Deutsche Bundesbank) abbia mai chiesto alla sua capogruppo Deutsche Bank AG informazioni, dati e documenti sulle procedure assembleari di controllo delle deleghe conferite da centinaia/migliaia di società/persone giuridiche straniere - in genere a qualche o a pochissimi incaricati - considerando che detto controllo viene effettuato la mattina dell’assemblea, come avvenuto il 19 maggio 2016 e il 18 maggio 2017 alle assemblee degli azionisti della capogruppo Deutsche Bank AG tenute a Francoforte, la cui struttura societaria per l’ammissione e l’ingresso degli azionisti e dei loro incaricati/delegati apriva i battenti per il controllo non più di due ore prima dell’inizio dei lavori assembleari.
5.    Ha dichiarato di non essere a conoscenza che le votazioni assembleari della capogruppo Deutsche Bank AG avvengono con scheda cartacea da inserire individualmente in urne detenute nella sala dell’assemblea da giovani minorenni e non con criteri elettronici, asserendo comunque una sorta di inadeguatezza della metodologia cartacea di voto.
6.    Flavio Valeri non ha poi risposto alle altre seguenti domande:
-     sul perché la Deutsche Bank AG non pubblica sul suo sito i verbali assembleari come fanno le altre grandi dell’eurozona e comunque tutte le banche italiane;
-     sul perché la Deutsche Bank AG non ha rilasciato la copia del verbale dell’assemblea degli azionisti del 19 maggio 2016 a Francoforte al rappresentante del gruppo minoritario dell’ex Banca Mediterranea del sud Italia che vi aveva partecipato e ne aveva fatto richiesta ripetutamente, anche mesi dopo l’evento tramite altro partecipante [62]alla stessa assise tedesca;
-     sul perché la Deutsche Bank AG non apposta per almeno trenta giorni sul suo sito web il video dei lavori delle sue assemblee degli azionisti come fa qualche altra grande banca europea;
-     sul perché la Deutsche Bank Italia non ha rilasciato al rappresentante del gruppo di minoranza dell’ex Banca Mediterranea del sud Italia (costretto a confluire in Unicredit) il biglietto di partecipazione all’assemblea degli azionisti della capogruppo tedesca Deutsche Bank AG (convocata il 18 maggio 2017 a Francoforte), che era stato richiesto per tempo al medesimo Valeri e ai suoi collaboratori con e-posta del 17.05.2017 h 13,26 (contenente altre due e-poste 12/16.05.2017) inviata dal rappresentante del detto gruppo minoritario del Sud Italia.
Rispetto a questa ultima serie di domande l’esponente di Deutsche Bank ha soltanto preso atto delle difficoltà registrate «a partecipare alla assemblea di Deutsche Bank AG» riservandosi di fornire «i contatti dell’ufficio del Segretariato di Deutsche Bank AG per riflettere» sulle stesse difficoltà.
L’audizione dell’importante banchiere della principale banca tedesca e dell’eurozona ha messo in evidenza enormi e gravi carenze a livello sistemico con particolare riferimento alla trasparenza bancario-societaria e alle procedure di partecipazione e gestione delle assemblee degli azionisti, per la qualcosa urgono ampie ridefinizioni dei quadri normativi italiano ed europeo, con interventi radicali e mirati alla eliminazione dei molteplici vulnus esistenti.
Le modifiche normative devono innanzitutto vietare a banche e soggetti autorizzati l’applicazione di oneri e l’apposizione di pesi a carico del socio-azionista che richiede la certificazione per partecipazione alle assemblee societarie e la violazione del divieto da parte delle banche e degli altri soggetti autorizzati deve statuire esborsi importanti delle banche e degli altri soggetti autorizzati a favore del socio/azionista con effetti risarcitori e a favore della competente Autorità governativa con effetti sanzionatori; tali esborsi potranno essere raddoppiati in caso di mancato rilascio della certificazione al richiedente azionista.
Per facilitare la partecipazione dell’azionariato ai dibattiti societari i biglietti di partecipazione assembleare devono essere rilasciati in automatico appena convocata l’assemblea, come attualmente si è adeguata una banca italiana del nord Italia.
La normativa deve prevedere e rafforzare la pubblicità dei dibattiti assembleari e i relativi lavori devono essere video-registrati in diretta, mentre per le banche quotate in Borsa la pubblicità deve essere ampliata con il suo posizionamento in rete per almeno 30 giorni dall’evento societario.
Il deposito del verbale assembleare deve avvenire entro un tempo non troppo lungo dall’evento che si ritiene essere di quindici giorni dall’assemblea e deve essere effettuato nello stesso giorno presso i competenti uffici e presso il sito internet della società nei formati originale e pdf con ricerca per parola.
In caso di violazione delle sopracitate disposizioni possono essere previste significative sanzioni anche milionarie da porre a carico dei vertici societari costituiti dal Presidente del Consiglio di Amministrazione, dal Presidente del Consiglio di Sorveglianza, dal Presidente del Consiglio di Gestione, dall’Amministratore Delegato, dal Consigliere Delegato, dal Direttore Generale e loro eventuali sostituti.
Al fine di garantire la piena trasparenza dei lavori assembleari va previsto che nei verbali le dichiarazioni dei soci che prendono la parola devono essere riassunte e, a loro richiesta, devono essere riportate integralmente, potendosi riferire anche a scritti e, se del caso, a documenti integrativi e pertinenti all’ordine del giorno;  come pure deve essere comunicato al pubblico almeno 15 giorni ante assemblea il notaio segretario che il Presidente propone all’assemblea

VEDI ANCHE:

Il M5s vuole piazzare Flavio Valeri alla CdP: numero uno di Deutsche Bank in Italia, vicinissimo ad Angela Merkel

https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13346210/m5s-flavio-valeri-capo-cassa-depositi-prestiti-numero-due-deutsche-bank-rapporti-angela-merkel.html

lunedì 18 febbraio 2019

Falsità dei crediti in sofferenza (NPLs?)

Falsità dei crediti in sofferenza (NPLs?)

di Giovanni Battista Frescura, 18 febbraio 2019


 
La falsità (ideologica) delle attestazioni ex art. 50 Tub dei dirigenti della banca per la richiesta dei decreti ingiuntivi per crediti (relativi ai saldi dei cc/cc 1) o di altre certificazioni di crediti autoprodotte, utilizzate per i precetti (nelle esecuzioni individuali) o per le insinuazione nelle procedure concorsuali (fallimenti, concordati, sovraindebitamento), che spesso si rivelano essere crediti falsi/ inesistenti o di un importo notevolmente diverso (inferiore), a causa dell’usura / irregolarità nel calcolo degli oneri e degli interessi dovuti dai clienti, oltre agli aspetti civili e penali relativi alla riscossione di somme indebite, esaminati nei precedenti capitoli, hanno anche un riflesso in altri settori.

In particolare la questione si pone nel caso dei cosiddetti “crediti deteriorati” delle banche,2 che in Italia ammontano, nella primavera del 2017, a 197 miliardi lordi di euro (di cui 139 dovuti alle morosità dei grandi clienti), come riporta la stampa.3

Questi crediti nel bilancio bancario vengono già ridotti del 40/50% del loro valore “facciale”, perché la conservazione in bilancio per l’intero valore di un credito di difficile incasso / inesigibile comporterebbe il reato di falso in bilancio 4 e nel caso di cessione, il loro valore si svaluterebbe ulteriormente.5

Le SS.UU. della Cassazione (n. 22474/2016) hanno sottolineato che alcune valutazioni hanno comunque un rilievo penale, se relative ad elementi di fatto 6 e pertanto, ad esempio, se i crediti in contenzioso vengono esposti nello stato patrimoniale come esigibili, si tratta di una valutazione fondata su un fatto materiale rilevante: il credito (il fatto) esiste, ma nelle more della causa civile la misura dell’esposizione del credito è però la conseguenza di valutazioni.

La Cassazione (n. 29885/2017) ha precisato pure che mantenere nei conti di una società un credito inesigibile costituisce falso in bilancio e qualora la falsa appostazione contribuisca ad aggravare il dissesto si configura il reato di bancarotta impropria da falso in bilancio. 7

Per trovare una soluzione al problema degli Npls, che grava sui bilanci delle banche italiane, sono stata presentate (nel 2017) alcune proposte di legge, in cui si prevede che il debitore possa riacquistare il proprio debito svalutato.8

In queste proposte non si considera però il collegato problema del contenzioso, ovvero le (migliaia di) liti pendenti tra le banche ed i propri clienti per le questioni legate alle “irregolarità”, all’usura ed ai derivati, che Unicredit dichiara pesare per oltre due miliardi di euro nel bilancio del 2016 9 e Monte Paschi per oltre quattro miliardi (somma pari alla capitalizzazione con cui MPS è rientrato in borsa alla fine di ottobre 2017!),10 per non parlare delle liti potenziali su questi argomenti, che coinvolgono praticamente tutte le imprese ed i lavoratori autonomi.11

Le proposte di soluzione legislativa del problema degli Npls non sono state ripresentate nel 2018 e le banche hanno deciso di gestirlo solo attraverso la cessione a società di pacchetti di Npls svalutando le relative poste di bilancio.12

Falsità degli UtP (inadempienze probabili)


Oltre alla cessione dei crediti portati a sofferenza le banche stanno valutando anche la cessione degli UtP (Unlikely to Pay) ovvero di prestiti per i quali la banca ritiene improbabile un rimborso integrale senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie.13

Anche in questi casi la banca, oltre che valutare il prezzo sulla base di fattori economici, dovrebbe tener conto del problema del contenzioso relativo anche questa categoria.

Falso in bilancio e crediti usurai / irregolari (ULs)


Le false attestazioni di credito relativamente a molti crediti “in sofferenza”,14 che hanno una particolare collocazione nei bilanci della banca, costituiscono indubbiamente delle false comunicazioni sociali di cui agli artt. 2621 e 2622 c.c.,15 perché molte volte, al termine delle contestazioni giudiziarie, quelli che le banche classificano come NPLs (Non Performing Loads) si rivelano essere, in realtà, debiti non dichiarati in bilancio ovvero ULs (Undeclared Liabilites).

Il contenzioso bancario non si limita solo alla contestazione delle somme dovute dai clienti alle banche o alle somme che le banche devono loro rimborsare (per anatocismo / usura), ma coinvolge anche tutte le operazioni connesse al recupero dei crediti “falsi”, ovvero le errate segnalazioni del merito creditizio alla Centrale rischi (viste nel precedente Capitolo 76) e le infondate esecuzioni immobiliari / insinuazioni al passivo nelle procedure concorsuali, che abbiamo visto nel precedente Capo IX (Procedure concorsuali e falsi crediti).

Il “passaggio a sofferenza” delle somme (apparentemente) dovute dai clienti comporta inoltre per la banca, che l’importo del (falso) credito, dalle poste attive del bilancio (crediti verso terzi) transiti nella parte passiva (crediti inesigibili), con conseguente classificazione di una quota del credito come perdita 16 e diminuzione del “moltiplicatore monetario” della banca stessa, ovvero della possibilità di erogare credito,17 mentre per il cliente la comunicazione alla Centrale rischi del “passaggio a sofferenza”, comporta la certificazione del suo stato di (quasi) insolvenza a tutto il sistema finanziario, con conseguente revoca di tutti i fidi ed i crediti in essere, come abbiamo visto nel precedente Capitolo 76.

Questa operazione viene talvolta definita come lo stralcio di un credito, ovvero il suo annullamento, con conseguente eliminazione dalla contabilità; per far ciò occorre individuare in quale conto si trova il credito da stralciare e rilevare nella sezione AVERE del conto interessato una diminuzione; in contropartita DARE, di un conto acceso componenti negativi del reddito, si rileverà una perdita (costo, componente negativo del reddito).18

La magistratura ha, in altre situazioni, evidenziato che la falsità ideologica del bilancio può realizzarsi sia in positivo, indicando fatti o circostanze inesistenti,19 che in negativo, cioè non menzionando ciò che è rilevante nella rappresentazione di un evento, perché sia nell'uno che nell'altro modo si sostituisce ad una realtà storica una realtà apparente, diversa dalla prima, com'è diverso il vero dal falso.

Registrazione di operazioni inesistenti


Abbiamo visto che il “passaggio a sofferenza” di somme (apparentemente) dovute dai clienti comporta che una parte del (falso) credito passi tra i “crediti inesigibili”, con conseguente scritturazione nel bilancio di una quota del credito come perdita, mentre una parte continua a rimanere tra gli attivi (crediti verso terzi) costituendo, in ogni caso, una posta attiva.

Come conseguenza di questo falso contabile, a mio avviso, la banca ha anche un problema fiscale poiché l’art. 2 (per quanto riguarda le dichiarazioni dei redditi / iva) e l’art. 8 (per il singolo documento) del d.lgs. n. 74/2000 20 sanzionano i responsabili della registrazione (il dirigente preposto alla formazione del bilancio) 21 di “operazioni (fiscali) inesistenti” (senza che sia stabilito un importo minimo) che comportino una evasione delle imposte.

Per la Cassazione (n. 2168/2012) sussiste sempre il reato di falso documento (fiscale) in tutte le ipotesi di fatture emesse “a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte, ovvero indicanti i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero riferenti l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi”, 22 anche se il documento è stato autoprodotto.23

Ciò significa che nota di addebito (dell’errato credito della banca) è falsa anche se è regolarmente emessa, quando al documento corrisponde un’operazione commerciale “non realmente effettuata”.24

E’ evidente che portare a perdita (con una scrittura contabile) un credito inesistente (“falso”) configura questa fattispecie, come l’utilizzo di una fattura di costo falsa per le imprese e la questione si ripropone anche nel caso di cessione a terzi di questi crediti.

Un’altra rilevante falsità nella contabilità delle banche, secondo alcuni autori, si verifica anche nella registrazione delle somme erogate come credito ai clienti, se non provengono dal patrimonio delle banca, ma consistono nella cosiddetta “moneta scritturale”.25

Omessa vigilanza della Banca d’Italia


La Banca d’Italia, ai sensi dell’art. 4 del Testo unico della legge bancaria (Tub, d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385), svolge le funzioni di vigilanza nel settore del credito 26 avendo riguardo alla sana e prudente gestione dei soggetti vigilati, alla stabilità complessiva, all'efficienza e alla competitività del sistema finanziario nonché all'osservanza delle disposizioni in materia creditizia” (art. 5 Tub, comma 1).

Se anche in sede di controllo, effettuato da Bankitalia, emergesse che una banca pratica l’usura, o registra documenti falsi, ai sensi dell’art. 7 Tub la notizia resterebbe segreta,27 perché i funzionari dall’organo di vigilanza, nonostante il loro status di pubblici ufficiali, non avrebbero alcun dovere di denunciare il reato!28

Resta senza risposta (formale) la domanda per quale motivo Bankitalia non sia intervenuta come nel caso delle violazioni della normativa sulla cessione del quinto (che vedremo nel successivo § 77.3.1 con altrettanta energia nei citati casi di violazione, palesi, delle norme (sulla trasparenza e sull’usura), imponendo anche alle banche (socie di Bankitalia 29) di restituire ai clienti le somme indebitamente percepite attraverso la sistematica falsificazione della contabilità.

2.3.1 Falsità della contabilità


E’ da precisare che la contabilità di un imprenditore, in genere, può essere falsa materialmente o ideologicamente, oltre che per l’annotazione di fatture o altra documentazione falsa nel libro giornale (e nel registro delle fatture) 30 anche per false valutazioni del valore degli asset (entità economiche, quali il valore dei crediti) in altri libri contabili, a causa di errori contabili o sostanziali che possono comportare l’emissione di note di addebito o di accredito con contenuto non vero (falso).31

In caso di accertamento giudiziale della falsità (anche incidentale), sia in sede civile che penale, al fine della rilevanza erga omnes dello stesso, il giudice, ai sensi dell’art. 537 c.p.p. comma 2, dovrebbe ordinare, su istanza degli interessati, “la cancellazione totale o parziale, secondo le circostanze e, se è il caso, la ripristinazione, la rinnovazione o la riforma dell’atto o del documento, con la prescrizione del modo con cui deve essere eseguita”.32

2.3.2 Rettifica della contabilità


La rettifica delle note / fatture comporta logicamente la rettifica della scritture contabili dell’impresa e del bilancio che però, secondo i principi contabili internazionalmente adottati, non dev’essere eseguita solo in seguito all’accertamento giudiziario della falsità di uno specifico documento.

Nel caso, ad esempio, l’irregolarità delle scritture contabili e del bilancio derivi da un errore di interprezione della legge sarà compito degli amministratori e dei sindaci (anche di quelli delle banche) provvedere alla rettifica dei conti. 33

Secondo i principi contabili OIC 29 34 la correzione di un errore relativo ad esercizi precedenti deve essere effettuata attraverso la rettifica della voce patrimoniale che a suo tempo fu interessata dall’errore, imputando la contropartita al conto economico dell’esercizio in corso.


1 I finanziamenti a valere sui conti correnti (aperture di credito ed anticipi/sbf, detti genericamente “fidi”, hanno la caratteristica di essere “ad utilizzo flessibile” ovvero il capitale prestato varia entro un limite massimo prestabilito, che può però essere temporaneamente superato.

2 Per crediti “deteriorati” si intendono i prestiti concessi che non verranno più recuperati o lo saranno solo in minima parte a causa dello stato di insolvenza in cui è caduto un debitore (azienda o famiglia); sul tema vedi RAUCCIO, La valutazione dei non performing loans, tesi laurea AA 2015/2016 in http://tesi.eprints.luiss.it.

3 Cfr. Del Corno, Banche, rischio svendita per i 200 miliardi di prestiti impossibili da recuperare che dissanguano i bilanci ne IlFattoQuotidiano.it 12 maggio 2017.

4 La Cassazione (penale), con la sentenza 9 maggio / 15 giugno 2017, n. 29885 ha ribadito che i principi contabili sono “criteri tecnici che consentono una corretta appostazione e lettura delle voci di bilancio dai quali ci si può scostare solo fornendo adeguata informazione e giustificazione (S.U. 22474/2016 Passarelli)” e pertanto non svalutare un credito inesigibile comporta falso in bilancio.

5 Per un panorama della situazione degli NPLs visto dalle banche cfr. VENANZI, Banche italiane: che sofferenze! in http://www.economiaepolitica.it 12 luglio 2017; il tasso di recupero delle sofferenze è stimato al 49% e le perdite al 10%, ma i dati sono molti variabili; significativo che in queste analisi non vengano mai esplicitamente considerati gli esiti del contenzioso che portano anche al rimborso di somme (talvolta rilevanti) all’apparente “debitore”.

6 Cfr. Cass. SS.UU. 27 maggio 2016 n. 22474 e ANZELMO, Falso in bilancio, “valutazioni” tra legge e discrezionalità del giudice in www.press-magazine.it luglio 2016.

7 Cfr. Cass. pen, 15 giugno 2017 n. 29885 in www.studiocerbone.it; il caso è relativo alla permanenza nel bilancio di una società fallita di un credito non esigibile, senza operare la dovuta svalutazione di almeno il 90 per cento, consentendo così la prosecuzione dell’attività, con aggravamento del dissesto.

8 Si tratta delle proposte n. 4352/2017 del 6 marzo 2017 (proposta Paglia ed altri: “Disposizioni per l’estinzione agevolata dei debiti pregressi insoluti delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese verso gli istituti di credito”) e n. 4424/2017 del 12 aprile 2017 (Proposta Marotta: “Disposizioni per favorire la definizione transattiva di debiti insoluti verso banche e intermediari finanziari”) presentate alla Camera e del disegno di legge n. 2799 del 19 aprile 2017 presentato al Senato (proposta De Petris “Disposizioni per favorire la definizione delle sofferenze bancarie a carico di famiglie e imprese”), su cui vedi LUNGARELLA, VELLA, Nuove idee: cedere le sofferenze ai sofferenti, in www.lavoce.info 16 maggio 2017, LA ROCCA, Le proposte di legge “Paglia” e "Marotta” sui NPL in breve in http://blog.ilcaso.it 25 maggio 2017, CRIVELLARI, Le proposte di legge in Parlamento sui crediti deteriorati delle banche in www.dirittobancario.it 1 giugno 2017; cfr. anche Capozzi, Banche, alla Camera la proposta per agevolare i piccoli debitori. Che non piace a chi specula sui crediti deteriorati ne IlFattoQuotidiano.it 26 marzo 2017.

9 Cfr. riporta Il Sole 24 Ore Radiocor Plus “UniCredit: 'liti' pendenti su anatocismo e derivati per oltre 2 mld” in http://finanzamercati.ilsole24ore.com del 20 aprile 2017; considerato che Unicredit ha circa il 10% del mercato italiano, in totale, il valore attuale del contenzioso su anatocismo e derivati dovrebbe aggirarsi sui 20 miliari di euro.

10 Benvenuto, nell’articolo, Mps, ecco il vero conto per azionisti, bondisti, creditori e Tesoro con il ritorno a Piazza Affari (pubblicato in http://formiche.net 25 ottobre 2017) così scrive: ”le richieste complessive di risarcimenti, [sono] pari in tutto a 4,3 miliardi. Il Monte dei Paschi, emerge infatti dal prospetto relativo al rientro in Borsa, è coinvolto in controversie il cui “petitum” è di 4,23 miliardi. In particolare, quasi 4 miliardi riguardano contenziosi derivanti dall’attività ordinaria della banca e 272,3 milioni le cause promosse dagli azionisti nell’ambito degli aumenti di capitale realizzati fra il 2008 e il 2015 … i rischi di soccombenza nei procedimenti suddetti, al 30 giugno 2017, le controversie legali incluse nella voce ‘fondo per rischi e oneri’, si attestano a 571,8 milioni”.

11 Tutte le controversie in cui le banche sono risultate soccombenti avrebbero anche dovuto portare alla rettifica

12 Il volume complessivo di NPL è diminuito da € 264mld al 31 dicembre 2017 ad € 222mld al 30 giugno 2018 per effetto delle cessioni.

13 Cfr. SCOTTI, Unlikely to pay, i nuovi debiti che spaventano le banche in www.economymag.it
14 Sulle segnalazioni “a sofferenza” (quando, valutando complessivamente la situazione il cliente è giudicato in stato di insolvenza, cioè irreversibilmente incapace di saldare il proprio debito, anche se questo non è stato accertato in sede giudiziaria) vedi supra il § 76.4 “Falsa segnalazione ad incaglio / sofferenza”.

15 Art. 2621 c.c. (False comunicazioni sociali) Fuori dai casi previsti dall'art. 2622 [relativo alle società quotate], gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.

16 Nel caso di contestazione del credito la banca deve anche accantonare in un apposito fondo un’altra quota del credito; sul tema vedi FORTUNATO, Debiti contestati e principi contabili internazionali in Rivista di diritto societario n. 1/2009, p. 1210.

17 Sul meccanismo che permette alle banche di creare moneta vedi ultra il § 84.3 “Il moltiplicatore monetario”.

18 Per le implicazioni fiscali degli “stralci” vedi ad es. GRIPPO, La rilevazione delle perdite su crediti, in www.ecnews.it 3 ottobre 2015.

19 Nel 2016 la Procura di Vicenza (dr. Pipeschi) ha chiuso le indagini in relazione ad un’inchiesta per falso in bilancio di una banca (Popolare Marostica) per la sopravalutazione del valore di acquisto di una banca (Banca di Treviso), ceduta da un’altra banca (Cassa di Risparmio di Ferrara), come riportato dalla stampa (Corriere del veneto 31 luglio 2016); i responsabili sono poi stati rinviati a giudizio dal GUP dr. Venditti (“Popolare di Marostica, ex Cda a processo” in Corriere del veneto 11 novembre 2016).

20 Su queste due norme vedi supra il § 70.4 “Falsità «materiale» del documento contabile”.

21 Su questa figura vedi supra il § 1.4.1 “Falsi in bilancio e altri reati commerciali”.

22 Così Cass. 19 gennaio 2012, n. 2168, cit.

23 Così Cass. 11 febbraio 2016. n. 5703 in www.fiscooggi.it con nota di MARVULLI, Falsità soggettiva delle fatture: la dichiarazione è fraudolenta 22 febbraio 2016.

24 Sulle note di addebito false vedi anche ultra il § 78.2.1 “Credito documentato da fatture / note contabili”.

25 Sul tema vedi ultra il Cap. 84. Moneta scritturale e bilancio della banca.

26 Art. 4 Tub (Banca d'Italia) comma 1. La Banca d'Italia, nell'esercizio delle funzioni di vigilanza, formula le proposte per le deliberazioni di competenza del CICR previste nei titoli II e III e nell'articolo 109. La Banca d'Italia, inoltre, emana regolamenti nei casi previsti dalla legge, impartisce istruzioni e adotta i provvedimenti di carattere particolare di sua competenza. … comma 4. La Banca d'Italia pubblica annualmente una relazione sull'attività di vigilanza.

27 Art. 7 Tub (Segreto d'ufficio e collaborazione tra autorità) comma 1. Tutte le notizie, le informazioni e i dati in possesso della Banca d'Italia in ragione della sua attività di vigilanza sono coperti da segreto d'ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, a eccezione del Ministro dell'economia e delle finanze, Presidente del CICR. Il segreto non può essere opposto all’autorità giudiziaria quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente

28 Art. 7 Tub comma 3. I dipendenti della Banca d'Italia, nell'esercizio delle funzioni di vigilanza, sono pubblici ufficiali e hanno l'obbligo di riferire esclusivamente al Governatore tutte le irregolarità constatate, anche quando assumano la veste di reati comma 3 I dipendenti della Banca d'Italia sono vincolati dal segreto d'ufficio.

29 Sulla proprietà di Bankitalia vedi in www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/.../ Partecipanti.pdf l’elenco completo dei soci; il capitale sociale della Banca d’Italia è di 156 mila euro (valore stabilito nel 1936) diviso in 300 mila quote con un valore unitario pari a 52 centesimi cadauna; privatizzazioni ed acquisizioni dei soci originari hanno fatto sì che il 94,33% del capitale della Banca centrale sia ora in possesso di banche (private).

30 Sui libri contabili vedi ultra il § 3.1; i soggetti passivi dell’i.v.a. (coloro che addebitano l’imposta), a norma del d.p.r. n. 633/72 debbono tenere il registro delle fatture e il registro degli acquisti a norma dell’art. 39 del citato d.p.r..

31 Sugli errori contabili / sostanziali nella contabilità vedi ultra il § 61.1 ed il § 61.2.

32 Sulle modalità di cancellazione / riforma del documento falso vedi ultra il § 108.1.

33 Sulla rettifica delle scritture contabili vedi anche ultra il § 77.1.

34 I principi contabili sono fissati dalla Direttiva contabile 34/2013/UE (recepita in Italia dal D.lgs. 139/2015).

lunedì 28 gennaio 2019

Revisione contabile storica di banche Rothschild

Revisione contabile storica: banche Rothschild


Perdita di documenti privati dei Rothschild

È noto che grandi quantità di documenti privati e personali sono stati distrutti e molti Rothschild hanno chiesto che i loro documenti personali e la corrispondenza siano distrutti dopo la loro morte. Le carte riguardanti gli affari di routine e la gestione di molte delle grandi proprietà e case dei Rothschild non sono sopravvissute in grandi quantità.  

https://www.rothschildarchive.org/collections/family_collections/


Distruzione di documenti della banca di Napoli

Alla chiusura, gli interi archivi della casa di Napoli furono trasferiti al business di Francoforte, insieme, i documenti delle due case di Francoforte e Napoli rappresentavano più di 140 tonnellate. Gli archivi della casa di Napoli seguirono esattamente lo stesso destino di quelli della casa di Francoforte; i registri erano detenuti dai partner di Francoforte e furono distrutti dopo la chiusura degli affari di Francoforte nel 1901. Per informazioni su questa distruzione, vedere la banca di Francoforte. Pochissimi documenti sono andati a Bruxelles, e da lì alla banca francese in rue Laffitte, Parigi, dove sono stati distrutti nel 1940. https://guide-to-the-archive.rothschildarchive.org/the-naples-banking-house



Distruzione di documenti della banca di Francoforte

Già negli anni '60 del XIX secolo, gli archivi della Casa di Francoforte furono trasferiti dalla sede della banca nella Fahrgasse ai cosiddetti "caveau" di una dependance al numero 25 di Groβe Friedberger Strasse. Questi depositi in seguito includevano documenti aziendali della Casa di Napoli che erano stati trasferiti a Francoforte dopo che la casa bancaria di Napoli era stata chiusa nei primi anni del 1860. L'affitto del caveau in cui erano conservati i registri era di £ 300 all'anno. Purtroppo, alla morte di Wilhelm Carl von Rothschild, l'ultimo capo della banca di Francoforte, nel 1901, 1.404 quintali (il carico di cinque vagoni ferroviari) di libri contabili e documenti bancari furono ridotti in poltiglia.

Joseph Nauheim, un impiegato anziano della casa di Londra, gestiva la liquidazione delle attività di Francoforte per conto di Nathaniel, primo Lord Rothschild. Nauheim aveva molto da dire sugli archivi. "C'è un'enorme accumulazione di libri, lettere, documenti, ecc., Che risalgono dal 1800 al presente e ci sono anche depositati i libri e i documenti della Casa di Napoli che furono portati a Francoforte nel 1855." Il libro dei conti più antico era datato 1795 e scritto nella mano di Seligman Geisenheimer, il fondatore della "filantropia" di Francoforte (una scuola per bambini poveri). C'erano anche vecchi documenti che trattano transazioni importanti e i cosiddetti libri di ammortamento per ciascuno dei prestiti raccolti da Rothschild, libri di lettere e lettere di accattonaggio. Inoltre c'era la documentazione riguardante il principe ereditario di Hesse, la corrispondenza tra le diverse banche Rothschild e testamenti e documenti testamentari. Gli archivi del business di Francoforte comprendevano anche i documenti della casa di Napoli, che erano stati trasferiti a Frankurt nel 1862 quando l'attività di Napoli fu chiusa.

Grazie all'intervento di Nauheim, il dott. Christian W. Berghoeffer, ex direttore della biblioteca pubblica del barone Carl von Rothschild di Francoforte, è riuscito a recuperare le più antiche lettere commerciali e libri contabili. Fu autorizzato da Nauheim a mettere da parte i documenti essenziali e fare un certo numero di copie, raggruppando i documenti in sei categorie: documenti precedenti al 1817, vari documenti "antichi", libri di ammortamento (uno per ogni prestito stipulato), documenti riguardanti gli affari dell'elettore di Hesse (fino al 1866), rapporti tra case Rothschild, volontà della famiglia Rothschild. Il piano era quello di conservare questi documenti come una "collezione chiusa", sotto il sigillo della biblioteca Rothschild di Francoforte.

Tuttavia, questa proposta incontrò l'opposizione dell'allora capo della Casa di Parigi, Alphonse de Rothschild. Tutto ciò che si ottenne fu che il più antico dei documenti selezionati fu impacchettato in 24 casse e portato a Bruxelles e più tardi da lì alla banca Rothschild di Parigi in rue Laffitte; nel 1902, Nauheim fu in grado di riferire a Lord Rothschild che tutti i libri della Casa di Francoforte fino all'anno 1817 e tutti i documenti, la corrispondenza privata e le lettere importanti inclusa la documentazione riguardante i pagamenti delle sovvenzioni gestiti dalla casa parigina (specialmente quelli relativi a l'indennità di guerra pagata dalla Francia nel 1815) era stata inoltrata alla Casa di Parigi. L'ansia, senza dubbio alimentata dall'atmosfera nervosa generata dall'affare Dreyfus, non avrebbe permesso di mantenere intatti anche i documenti inviati a Parigi; sotto le istruzioni di Neuburger, il braccio destro del barone Alphonse, molti dei restanti documenti degli affari di Francoforte trasferiti a Parigi furono distrutti.

Secondo la normativa tedesca allora in vigore, la corrispondenza e altri documenti importanti (compresi i libri contabili) per il periodo di dieci anni prima della liquidazione dell'azienda dovevano essere mantenuti in Germania; quindi le registrazioni per il periodo dal 1 gennaio 1890 al 1901 furono archiviate nell'ufficio di Francoforte. Tuttavia, questi documenti furono fatti a pezzi nella primavera del 1912 seguendo le istruzioni di Herr Ulmann. 
I pochi documenti rimasti sono stati conservati a Parigi dal dipartimento legale. I documenti furono conservati in una stanza speciale in rue Laffitte, separata dagli archivi della casa di Parigi. Nel 1940 questi documenti furono distrutti seguendo le istruzioni di M. Ettinghausen.
https://guide-to-the-archive.rothschildarchive.org/the-frankfurt-banking-house