martedì 26 settembre 2023

Presentazione


In questo sito viene trattato il problema dell'insolvenza cronica pianificata del sistema bancario italiano. In particolare ci soffermiamo sulla voce più importante oscurata nei bilanci: la rendita da creazione di denaro a corso legale. La Banca d'Italia, e tutte le altre banche italiane, sono in bancarotta tecnica finché non contabilizzano all'attivo l'aggregato monetario all'atto della creazione.
La nascita di una entità terza come "Centrale Rischi Banche" è resa necessaria dal fatto che la Banca Centrale Europea è arrivata ad accentrare i poteri assoluti di vigilanza bancaria in Europa, in spregio ai più elementari principi del conflitto d'interessi. 

lunedì 29 ottobre 2018

Banche: il corso legale, o meno, della moneta

Il corso legale, o meno, della moneta: appunti per una memoria standard
- di Marco Saba, contabile forense


Da: Economia politica, di Hosea Jaffe, Editoriale Jaka Book, 1998, pag. 54

...per elevare un mezzo di pagamento al rango di moneta è necessario un riconoscimento ufficiale da parte della legge. (…) E’ evidente che l’uso di un mezzo di pagamento specifico non può essere imposto per legge, in quanto il mercato resta sempre libero di scegliere i mezzi di pagamento preferiti e di rifiutare quelli che l’autorità dello Stato cerca di imporre: ciò che però la legge è in grado di fare è di individuare un mezzo di pagamento specifico e di attribuire ad esso potere liberatorio, stabilendo che tale mezzo è strumento legale per estinguere il debito. (…) Al giorno d’oggi, il sistema dei pagamenti è basato sulla moneta emessa dalla Banca centrale, moneta che, nell’ambito dell’economia nazionale, possiede valore liberatorio in virtù di una esplicita norma di legge.”

E, aggiungerei, fu per questo che la banca centrale venne istituita come ente di diritto pubblico posseduto da banche pubbliche negli anni 30 del secolo scorso, e quindi si presumeva che il signoraggio, ovvero i profitti derivanti dall’impiego della moneta creata, fosse diventato una questione secondaria poiché il beneficiario finale, si supponeva, sarebbe stato sempre lo Stato. Con la privatizzazione ufficiosa del sistema, formalizzata con la Banca Centrale Europea, il signoraggio sulle banconote (dichiarate “moneta a corso legale”) e sulla moneta bancaria (dichiarata dalla Banca d’Italia “moneta legale”), ambedue forme di moneta scritturale, veniva ritualmente nascosto al pubblico con la finta assunzione che la creazione di tali monete costituisse una passività per l’emittente.
In pratica si simulava che la creazione di questo potere d’acquisto potesse essere nascosta alle entrate dei flussi di cassa ma che anzi rappresentasse un debito per le banche che, prima o poi, avrebbero dovuto saldare. Questa palese finzione si dimostrò tale allorquando passando dalla Lira all’Euro, nessun esborso venne pagato dalle banche per saldare il finto debito, ma semplicemente vennero scambiate le Lire, che poi vennero dichiarate fuori corso, con altrettanti “Euro”, anch’essi registrati come false passività e non come attività per chi la emette.
Il vero effetto passivo della creazione ed emissione tramite impiego (spesa o prestito) della moneta da parte delle banche, sta propriamente nel mercato, il quale convenzionalmente cede prodotti e servizi in cambio del simbolo monetario che riceve. Si può dire quindi che la banca centrale, ormai privata, e le banche commerciali, evitando di registrare la nuova moneta prodotta come entrata di cassa e registrandola poi come falsa passività, ottengono un ingente profitto occultato al pubblico. Ovvero: la totalità della moneta scritturale creata che copre anche le spese d’emissione.

La magistratura nel primo caso, quello della banca centrale e moneta a corso legale, si è espressa, nella Cass. Sez. Un. n.16751 del 22 luglio 2006, scrivendo:
"...al giudice non compete sindacare il modo in cui lo stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto (in tema di difetto assoluto di giurisdizione si vedano tra le altre, benché in relazione fattispecie diverse da quella qui presa in esame, Sez. un. 12 luglio 1968, n. 2452; 17 ottobre 1980, n. 5583; 24 M 13 ottobre 1988, n. 5740; 8 gennaio 1993, n. 124; 19 maggio 1993, n. 5691; 5 giugno 2002, n. 8157). Discende da ciò il difetto assoluto di giurisdizione in ordine all'azione proposta, riguardo alla quale manca il potere di emanare una decisione di merito da parte di qualsiasi giudice: ivi compreso il giudice di pace, non potendo certo ipotizzarsi che l'attribuzione a detto giudice del compito di decidere secondo equità le controversie il cui valore non superi quello indicato dal capoverso dell'art. 113 c.p.c. gli consenta di emettere pronunce che eccedono i limiti generali della giurisdizione. "

Manca tuttavia una legge che disciplini la creazione di moneta scritturale (moneta a corso "forzato" oltre i tremila euro) da parte delle banche non centrali nelle loro interazioni col pubblico (la cosiddetta “creazione di depositi” senza legittimo sottostante dichiarato).

Le banche si nascondono dietro la definizione pretestuosa di “moneta contabile”, ma quello che avviene realmente è che a fianco delle scritture contabili delle posizioni di credito e debito, si ha una vera e propria creazione di liquidità direttamente sul conto corrente della clientela, liquidità di cui il titolare può disporre trasferendola direttamente tramite computer o ritirandola facendosela iscrivere su carte di pagamento ricaricabili al portatore, ovvero di carte nominative che possono però essere utilizzate anche da persona terza cui la carta può essere di fatto ceduta, mimando esattamente l’utilizzo del contante materiale costituito da banconote e monete metalliche senza che sia necessario il previo scambio con tale contante materiale.

Il fatto che una piccola parte di tale moneta bancaria venga poi scambiata usualmente con del contante materiale, non implica un rapporto di garanzia, così come non è necessario scambiare tutte le banconote in monetine affinché il loro valore ne sia “garantito”. Ma non implica nemmeno un onere per la banca, la quale può procurarsi il contante materiale semplicemente creando dal nulla un altro deposito in moneta scritturale intestato al cedente (banca centrale).

Qui non si discute dell’incesto dei rapporti tra Banca d’Italia e Stato (basti pensare solo al servizio vitale della Tesoreria di Stato affidato alla banca “centrale” senza regolare gara d’appalto e rinnovato automaticamente ogni vent’anni) in merito alla moneta a corso legale, ma dei rapporti tra banche commerciali e cittadini ed imprese nell’ambito del rapporto creditizio tra privati.
Il fatto che la Banca d’Italia indugia anch’essa nelle irregolarità contabili (per esempio, non pubblica il libro contabile obbligatorio del Rendiconto finanziario) fa capire perché la sua opera di vigilanza sia completamente screditata rispetto agli aspetti qui descritti. Infatti, Paolo Tanga, un ispettore della vigilanza a riposo, ci ha confermato che nelle ispezioni le banche non vengono mai sottoposte ad un controllo di regolarità del rendiconto dei flussi di cassa rispetto alla creazione di moneta.

Occorre quindi definire la legalità della moneta bancaria come strumento di pagamento alla luce delle irregolarità contabili che creano di fatto la più grande tassa annuale occulta pagata a istituzioni private da parte di questo paese: circa mille miliardi all’anno secondo le statistiche della Banca d’Italia, almeno il doppio secondo altre fonti, ma comunque in eccesso dello stesso bilancio dello Stato ! Si consideri che mille miliardi equivalgono a dieci volte il fatturato di tutte le altre mafie messe insieme che si aggira sui cento miliardi.
Questa mancanza di legislazione sulla moneta scritturale delle banche ha creato oggi una situazione invivibile in cui lo Stato viene visto sempre più come il semplice braccio armato del cartello bancario

La disponibilità di circolante è stata artificialmente ridotta ad un solo euro in circolazione per ogni sei euro di debito aggregato, creando una mostruosa macchina di espropriazione continua ai danni della cosa pubblica. Infatti, non essendoci liquidità, la nazione è costretta a cedere beni reali per poter saldare i debiti scritturali impagabili ! I cittadini chiedono giustizia, una giustizia sempre più cara ed irraggiungibile per la fascia più povera della popolazione, quantificabile in almeno 15 milioni di persone. Dalla privatizzazione del sistema bancario in poi, ci sono anche stati migliaia di suicidi provocati indirettamente dalla disattenzione sul tema dell'anomala gestione del credito bancario..

La magistratura dispone dello strumento dell’accertamento giudiziario d’ufficio, o su richiesta delle vittime, con cui può imporre alla banca di consegnare i libri contabili e verificare, quindi, quanto sopra asserito.

A proposito della presunta necessità di ricapitalizzazione delle banche: nell'economia, a parte gli spiccioli, c'è solo denaro creato dalle banche. Esse non hanno problemi di liquidità: i loro depositi crescono come i loro crediti. il loro bilancio è sempre bilanciato. Dal punto di vista dell'equilibrio finanziario, il potenziale di emissione monetaria è infinito. Inoltre, poiché la banca non ha mai difficoltà a "finanziare" i suoi crediti (ossia i depositi creati), essa non ha alcun incentivo a richiedere il rimborso dei crediti. Il suo signoraggio - la quantità di denaro in circolazione corrispondente a crediti su se stessa mai restituiti - non è finanziariamente limitato. Quello che può accadere è la caduta di valore del lato attivo dello stato patrimoniale che non compensa più le false passività dell'altro lato. Ma questo è risolvibile introducendo la contabilizzazione del valore nominale della moneta bancaria creata.

Se ci fosse un'altra priorità più degna di essere immediatamente considerata, fatecelo sapere.

sabato 27 ottobre 2018

Corte UE: rigettata istanza di segretazione EURIBOR

La giustizia europea nega a Crédit Agricole e JPMorgan la riservatezza richiesta nel caso dell'Euribor 

Pubblicato il 25/10/2018 6:48:43 PM
https://www.europapress.es/economia/noticia-justicia-europea-niega-credit-agricole-jpmorgan-confidencialidad-pedian-caso-euribor-20181025184843.html 
BRUXELLES, 25 ottobre (EUROPA PRESS) -

Il Presidente del Tribunale dell'Unione europea (TUE) ha rifiutato Giovedi alle banche Crédit Agricole e JPMorgan Chase la riservatezza, sostenendo la decisione della Commissione europea, che ha imposto una multa non pubblica per la partecipazione a un accordo illegale per manipolare l'Euribor.Il 7 dicembre 2016, Bruxelles ha multato queste due entità e HSBC per 485 milioni di euro per aver partecipato a un cartello che ha influenzato i prezzi dei prodotti derivati ​​dei tassi di interesse di riferimento come l'Euribor.Crédit Agricole e JPMorgan hanno impugnato questa decisione alla Corte di giustizia europea e il caso è ancora in corso. Ma hanno anche iniziato conversazioni con l'esecutivo della comunità su informazioni riservate che non dovrebbero apparire nei documenti che sono stati resi pubblici. Le banche hanno sostenuto che l'intera descrizione del loro comportamento dovrebbe essere nascosta e anche che la Commissione dovrebbe rinunciare alla pubblicazione della decisione.

 Bruxelles, tuttavia, ha respinto le richieste di entrambe le entità, che hanno successivamente presentato ricorso dinanzi al Tribunale dell'Unione europea. Nei suoi scritti pubblicati questo giovedì, il presidente di questa Corte respinge anche due richieste di misure provvisorie.
 In particolare, egli dice "non merita alcuna protezione speciale l'interesse di una società multata dalla Commissione per le violazioni del diritto della concorrenza a non divulgare al pubblico i dettagli del comportamento illecito di cui è accusata."Inoltre sottolinea che, a prima vista, "non sembra valido" l'argomento delle banche in base al quale la presunzione di innocenza preclude qualsiasi pubblicazione di una decisione che dichiara l'esistenza di una violazione o di nascondere per forza la descrizione del comportamento offensivo.

Di conseguenza, il presidente del Tribunale conclude che le richieste di riservatezza presentate dalle banche "sono prive di elementi di prova prima facie" e respinge le richieste di misure provvisorie.

martedì 16 ottobre 2018

Lettera aperta al ministro Paolo Savona: un commento ficcante

Lettera aperta al ministro Paolo Savona: un commento ficcante


Caro ministro,


ho seguito con molto interesse il dibattito sulle varie misure del governo in merito alla crisi ed i Suoi commenti ma ho la sensazione che, dalla narrazione, manchi la presa di coscienza su alcune cause dietro le quinte di questa grottesca vicenda che sono riassunte in due documenti passati completamente sotto silenzio dai sempre asserviti ai poteri marci che non hanno ancora capito che il vento è cambiato.

Mi riferisco innanzitutto alla lettera del Prof. Werner pubblicata nel 2010 sul sito della Banca dei Regolarmenti Internazionali – apparentemente senza che la BRI l’avesse letta – “Comment: Strengthening the Resilience of the Banking Sector” e disponibile in inglese all’indirizzo: https://www.bis.org/publ/bcbs165/universityofsou.pdf
con traduzione in italiano qui: https://centralerischibanche.blogspot.com/2018/10/rafforzare-la-resilienza-la-bri-sapeva.html

e al documento pubblicato a maggio 2018 in inglese sul blog della Banca Mondiale da Biagio Bossone e Massimo Costa sulla contabilizzazione della creazione del denaro bancario: “The accounting view of money: money as equityhttp://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/node/916
ed in italiano qui: https://view.publitas.com/p222-14223/documento-bossone-costa-sulle-passivita-bancarie/

Il primo documento critica giustamente le misure prese dalla BRI (Basilea 1, 2 e 3) volte a ricapitalizzare banche che, contrariamente alla credenza popolare istigata dalla profonda corruzione del mondo accademico (salvo rarissime eccezioni), non sono “intermediare” ma creano la maggior parte dell’offerta di denaro. Si è mai sentita dire una assurdità come “è necessario ricapitalizzare la zecca altrimenti potrebbe fallire?”

Il documento di Werner è prezioso anche perché ci indica anche quali sarebbero state le misure atte a correggere la crisi: ovvero l’indirizzamento del nuovo denaro creato dalle singole banche (credit guidance) verso scopi produttivi, ovvero che incrementano il PIL, piuttosto che a scopi speculativi finanziari che aumentano la bolla dell’economia “irreale” a scapito di quella reale.

Qui voglio aggiungere, come poi Werner ha affermato in un recente video (https://www.youtube.com/watch?v=8FT-zyTX2nE) che l’attuale manovra esterofila criminale targata BCE di eliminare le piccole banche a favore di un accentramento massivo – vedasi il caso delle BCC – porterà alla disfatta delle PMI poiché solo le piccole banche territoriali sono in grado di assisterle con competenza sul territorio.
(In chiaro: verrà asfaltato il credito alle piccole e medie aziende a favore delle multinazionali)

Il secondo documento espone finalmente al pubblico il trucco disgraziato con cui i manager delle banche nascondono i loro profitti al popolo (azionisti, correntisti, contribuenti, etc. etc.) creando distorsioni preoccupanti contro l’ordine pubblico economico. Il documento Bossone-Costa dimostra la primàzia (quando si vuole) del genio e del coraggio italico di fronte a situazioni critiche e meriterebbe vastissima attenzione.

Nella Sua conferenza recentemente registrata da LIST, alla fine, Lei dice che Banca d’Italia, Corte dei Conti, ufficio del bilancio dello Stato, etc. difendono i loro interessi contro il cambiamento, ma che alla fine sarà il popolo a vincere: https://www.youtube.com/watch?v=xj1tgMlya34&feature=youtu.be

Io Le chiedo, vista la Sua onestà e correttezza, se non fosse il caso di spendere due parole sugli argomenti di cui sopra – anche in sede Europea – allo scopo di porre fine alla tragica narrativa fantascientifica con cui tentano costantemente d’imbrogliarci e anche allo scopo di risvegliare le forze sane del paese indirizzandole a combattere i veri problemi che – se affrontati a viso aperto – si risolverebbero facilmente, a cominciare dal trattare nella sede della prossima Commissione Banche, la questione gravissima della revisione dei bilanci bancari alla luce del loro ruolo di creazione monetaria come sopra esposto, evidenziando anche le responsabilità delle scandalose società di revisione dei bilanci.
Qui un video esplicito sulle 4 sorelle: https://www.youtube.com/watch?v=iKg31SzyC9c&list=PLIhjteiMgLE5hnSzLacFHZPm9cqyrmaBp&index=7

Questa lettera viene pubblicata su internet allo scopo di poter almeno dire, un giorno, “qualcuno ve l’aveva detto”. Per chiudere con una nota allegra, non mi faccia poi dire, come a suo tempo scrissi allo scomparso Cossiga, “non c’è peggior sardo di chi non vuol sentire!”.


Cordialmente,


Marco Saba

venerdì 12 ottobre 2018

Rafforzare la resilienza: la BRI sapeva la verità dal 2010


Da: PROFESSOR RICHARD A. WERNER, D.Phil. (Oxon)
CHAIR IN INTERNATIONAL BANKING
DIRECTOR, CENTER FOR BANKING, FINANCE
AND SUSTAINABLE DEVELOPMENT
Werner, School of Management, University of Southampton SO17 1BJ


A: Secretariat of the Basel Committee on Banking Supervision
Bank for International Settlements - 4002 Basel - Switzerland

Southampton, 16 Aprile 2010

Commento: Rafforzare la resilienza del settore bancario

I miei commenti prendono la forma prima di una citazione del passaggio pertinente del documento consultivo e poi della presentazione del mio commento. I passaggi del rapporto sono mostrati in grassetto e virgolette per separarli dai commenti. Poiché sono già numerati, non vengono citati ulteriori riferimenti o numeri di pagina. Mi concentrerò solo sugli aspetti della relazione in cui il commento è più urgentemente richiesto. La mancanza di commenti su altri passaggi non implica il consenso.

La natura delle banche e il loro ruolo nell'economia
Ciò è fondamentale per comprendere le crisi bancarie, la regolamentazione bancaria e la necessaria risposta alla recente crisi finanziaria, compreso il rafforzamento della capacità di ripresa del settore bancario.

“3. Un sistema bancario forte e resiliente è alla base di una crescita economica sostenibile, poiché le banche sono al centro del processo di intermediazione creditizia tra risparmiatori e investitori. Inoltre, le banche forniscono servizi critici ai consumatori, alle piccole e medie imprese, alle grandi aziende e ai governi che si affidano a loro per condurre le loro attività quotidiane, sia a livello nazionale che internazionale ".

Il documento descrive le banche come semplici intermediari finanziari. Tuttavia, è un dato di fatto che le banche non sono solo semplici intermediari, che incanalano i risparmi da A a B. Questa, infatti, non è nemmeno la loro funzione più importante. Di gran lunga la funzione più importante e quella che ha più conseguenze per l'economia e tutti i suoi partecipanti è la loro funzione di creatori dell'offerta di moneta. Nella maggior parte dei paesi, circa il 98% dell'offerta di moneta non viene creato dalla banca centrale, ma dalle banche commerciali. Ciò avviene attraverso il processo di creazione del credito: quando le banche danno credito (ciò che viene comunemente definito "prestito bancario"), non fanno intermediazione dei risparmi esistenti e li incanalano verso il mutuatario. Invece, creano un nuovo potere d'acquisto che prima non esisteva. Ciò avviene attraverso la contabilità simultanea a partita doppia, accreditando sul conto del mutuatario un deposito che non era effettivamente avvenuto (registrando così una voce sul lato del passivo del bilancio bancario), registrando il prestito come una nuova risorsa per la banca (quindi allungando il loro bilancio). Questa attività ha molte implicazioni importanti per l'economia, influenzandola in molti modi che potrebbero non essere stati intesi da una banca che crea crediti ("feedback", "esternalità"). Dal momento che le banche perseguono i loro affari con l'obiettivo di massimizzare i propri profitti, le loro decisioni collettive su quanti soldi creare in questo processo di creazione del credito e, ancora più importante, a chi assegnarlo e per quale scopo sono cause di profonde conseguenze per l’economia, e anche per le banche stesse. Se il credito è creato e destinato a fini di consumo, dobbiamo aspettarci una pressione verso l'inflazione dei prezzi al consumo; se per le transazioni finanziarie, dobbiamo aspettarci una pressione verso l'inflazione delle attività; o per scopi produttivi, possiamo aspettarci un certo grado di crescita non inflazionistica. Questi fatti sono stati a lungo documentati (si veda, ad esempio, Werner, 1997, 2005), sebbene la maggior parte dei libri di testo di macroeconomia e di scienze bancarie non li menzioni. Non sono, tuttavia, oggetto di contestazione, poiché sono anche riconosciuti da un certo numero di banche centrali (Federal Reserve, BCE, Bundesbank) e sono riconosciuti dalla BRI:

"... il sistema a riserva frazionaria ... consente al sistema bancario di creare denaro." (Federal Reserve Bank of Kansas City, 2001, p 57);

"L'effettivo processo di creazione di denaro avviene principalmente nelle banche." (Federal Reserve Bank of Chicago, 1961, p.3);

"All'inizio del XX secolo quasi la totalità dei pagamenti al dettaglio veniva effettuata in moneta di banca centrale. Nel corso del tempo, questo monopolio è stato condiviso con le banche commerciali, quando i depositi e il loro trasferimento tramite assegni e bonifici sono stati ampiamente accettati. Le banconote e il denaro bancario commerciale sono diventati mezzi di pagamento completamente intercambiabili che i clienti potevano utilizzare in base alle loro esigenze. Mentre i costi di transazione nella moneta bancaria commerciale si sono ridotti, gli strumenti di pagamento senza contanti sono diventati sempre più utilizzati, a scapito delle banconote. "(BCE, 2000);

"I sistemi monetari contemporanei si basano su ruoli che si rafforzano reciprocamente tra denaro delle banche centrali e denaro delle banche commerciali. Ciò che rende una moneta unica nel suo carattere e distinta dalle altre valute è che le sue diverse forme (moneta della banca centrale e denaro delle banche commerciali) sono utilizzate in modo intercambiabile dal pubblico nell'effettuare i pagamenti, non da ultimo perché sono convertibili alla pari. "(BRI, 2003). “

"Creazione di denaro di banche commerciali
Le banche commerciali possono anche creare denaro, il cosiddetto giroconto. Il processo di creazione di denaro da parte delle banche commerciali può essere spiegato dalle scritture collegate: se una banca commerciale concede un prestito a un cliente, invia un credito al cliente nel suo stato patrimoniale sul lato attivo, ad esempio 100.000 euro. Allo stesso tempo, la banca accredita al cliente il suo conto corrente, che è detenuto sul lato del passivo del bilancio bancario, a 100.000 euro. Questo credito aumenta i depositi del cliente nel suo conto corrente - crea un giroconto, che aumenta l'offerta di moneta. "(Bundesbank, 2009)

Tuttavia, questo fatto e le sue conseguenze sistemiche e macroeconomiche rimangono trascurati da modelli e teorie macroeconomiche da un lato e nelle analisi microeconomiche delle singole banche, nel rischio bancario o nella gestione del portafoglio. Per un'integrazione della creazione di credito bancario con principi macroeconomici, vedi Werner (1997, 2005).

“4. Uno dei motivi principali per cui la crisi economica e finanziaria è diventata così grave è che i settori bancari di molti paesi hanno accumulato una leva finanziaria eccessiva sia nel bilancio che fuori bilancio. Ciò è stato accompagnato da una progressiva erosione del livello e della qualità della base di capitale. Allo stesso tempo, molte banche detenevano insufficienti riserve di liquidità. Pertanto, il sistema bancario non è stato in grado di assorbire le perdite sistemiche di negoziazione e di credito risultanti, né avrebbe potuto far fronte alla reintermediazione di grandi esposizioni fuori bilancio che si erano accumulate nel sistema bancario ombra. La crisi è stata ulteriormente amplificata da un prociclico processo di deleveraging e dall'interconnessione delle istituzioni sistemiche attraverso una serie di transazioni complesse. Durante l'episodio più grave della crisi, il mercato ha perso fiducia nella solvibilità e liquidità di molte istituzioni bancarie. Le debolezze del settore bancario sono state trasmesse al resto del sistema finanziario e all'economia reale, determinando una massiccia contrazione della liquidità e della disponibilità di credito. Alla fine, il settore pubblico ha dovuto intervenire con iniezioni senza precedenti di liquidità, sostegno di capitale e garanzie, esponendo il contribuente a ingenti perdite. "

La precedente descrizione della crisi è fuorviante, perché non viene menzionato il fattore più importante nella creazione e propagazione della crisi: la funzione delle banche come creatori e allocatori dell'offerta di moneta. Una versione corretta dovrebbe essere la seguente:
"Uno dei motivi principali per cui la crisi economica e finanziaria è diventata così grave è stato il fatto che i settori bancari di molti paesi hanno creato notevoli quantità di credito per le transazioni che non fanno parte del PIL (cioè principalmente transazioni finanziarie e iimobiliari), sia dentro che fuori i bilanci delle banche. L'estensione del credito per tali transazioni, se espanso nell’aggregato, è insostenibile, perché queste transazioni non producono flussi di reddito intrinseco sufficienti per servire e rimborsare il debito creato. Tuttavia, poiché le banche accrescono collettivamente il credito per le operazioni di questi assetti, a causa della funzione delle banche come creatori di moneta, viene inoltre iniettato denaro in mercati di investimento interessati. Ceteris paribus, questo fa aumentare i prezzi delle attività e suggerisce guadagni in conto capitale che potrebbero rendere temporaneamente sostenibile questo processo. Tuttavia, i prezzi delle attività sono una funzione del credito bancario esteso per le transazioni di tali attività. Non appena le banche riducono la loro creazione di credito per le attività patrimoniali, i prezzi delle attività diminuiscono e i prestiti diventano non performanti. Ciò porta le banche a diventare più avverse al rischio, riducendo quindi ulteriormente il credito. Pertanto, l'attività bancaria è sempre prociclica: le banche creano il credito che consente la maggior parte delle transazioni economiche.

Poiché a ciascuna banca non viene chiesto né è in grado di considerare il risultato macroeconomico dell'azione bancaria collettiva, in ultima analisi, il governo o la banca centrale hanno la responsabilità di monitorare la creazione di credito aggregato e la sua allocazione in termini di tipo di attività economica (produttivo: credito per l’investimento nella produzione di nuovi beni e servizi; improduttivo: credito per transazioni di beni, credito per consumi). La creazione di credito non produttiva porta sempre all'inflazione (all'inflazione delle attività o all’inflazione dei prezzi al consumo, in base alla direzione presa dal credito delle banche). Una volta che si è verificata una crisi bancaria, il governo o la banca centrale deve intervenire con iniezioni di liquidità, sostegno di capitale e garanzie. Questo, tuttavia, non ha bisogno di esporre il contribuente a potenziali perdite, in quanto il denaro delle imposte non dovrebbe essere utilizzato per tali scopi.
Invece, il settore pubblico dovrebbe fare uso della sua prerogativa per creare nuovi fondi. Il vantaggio è che nessun onere fiscale o debito nazionale, nessun onere di interessi o un nuovo obbligo significativo da parte del settore pubblico viene creato in questo modo. Il principio del rischio morale indica che il denaro delle tasse non dovrebbe in nessun caso essere utilizzato per salvare le banche: i contribuenti non sono responsabili della crisi e non hanno goduto dei profitti speculativi sostanziali per diversi anni di cui godevano i responsabili. Né l'uso di moneta pubblica di nuova creazione sarà inflazionistico: è semplicemente usata per sostenere i bilanci del settore bancario, che di per sé non fa guadagnare denaro ai settori non bancari dell'economia - e quindi non può portare all'inflazione.

“7. Sulla base degli accordi raggiunti nella riunione del 6 settembre 2009 dell'organo direttivo del Comitato di Basilea, gli elementi chiave delle proposte che il Comitato sta emettendo per la consultazione sono i seguenti:
[non citato qui per brevità; vedere il documento di consultazione della BRI] ...
Nel loro insieme, queste misure promuoveranno un migliore equilibrio tra innovazione finanziaria, efficienza economica e crescita sostenibile nel lungo periodo ".


Le misure proposte mancano il bersaglio, soprattutto a causa della sopra menzionata mancanza di riconoscimento che le banche sono le creatrici dell'offerta di moneta. Pertanto si raccomanda di rivedere interamente le proposte, di riconoscere che il ruolo delle banche deve essere considerato come creatore dell'offerta di moneta e basare qualsiasi politica e proposta normativa solo sul riconoscimento di questi fatti. Altrimenti, la richiesta e l'aspirazione che "queste misure promuoveranno un migliore equilibrio tra innovazione finanziaria, efficienza economica e crescita sostenibile nel lungo periodo" resteranno purtroppo insoddisfatte.

Mentre molte delle modifiche normative proposte non arrecano un danno significativo di per sé, la convinzione che con la loro attuazione i problemi vengano affrontati potrebbe essere dannosa.

Le attuali proposte si concentrano su un'adeguata e più rigorosa adeguatezza patrimoniale (compreso l'ampliamento del loro ambito di applicazione per includere il rischio di controparte, ecc.), l'introduzione di un coefficiente di leva massimo, dei buffer di capitale anticiclici e delle metriche di monitoraggio più complesse. Aumentando il numero di variabili e la complessità del monitoraggio, sono possibili ulteriori rischi normativi e conseguenze indesiderate.
Ciò non è auspicabile, soprattutto quando è possibile una riforma regolamentare molto più semplice, che conseguirebbe l'obiettivo stabilito dal Comitato, vale a dire ottenere una crescita sostenibile nel lungo periodo senza inefficienze e pesi morti dovuti proprio al settore finanziario. Questi saranno descritti di seguito.

8. Il Comitato sta anche riesaminando la necessità di ulteriori capitali, liquidità o altre misure di vigilanza per ridurre le esternalità create da istituzioni di rilevanza sistemica. "

Le proposte formulate in questo commento potrebbero essere incluse nella suddetta rubrica: è necessario introdurre "altre misure di vigilanza" per ridurre le esternalità create da istituzioni di rilevanza sistemica. Quest
e ultime devono essere definite come l'intero settore bancario, a causa del privilegio pubblico ad esse delegato della creazione dell'offerta di moneta.

Inoltre, dovrebbe costituire il pilastro centrale della regolamentazione bancaria, del settore finanziario e delle politiche di stabilità macroeconomica. In breve, le crisi bancarie possono essere evitate - e i cicli di boom-bust terminati - con una semplice misura normativa (nel frattempo tutti gli altri requisiti normativi potrebbero essere drasticamente semplificati e molti aboliti): i governi e le banche centrali dovrebbero imporre e applicare un divieto (o un
tetto rigido) alla creazione di credito per le transazioni che non fanno parte del PIL (composte in gran parte dalle operazioni sugli assetti che creano i più grandi cicli di boom-bust che tendono a finire in crisi bancarie). Tali misure sono fattibili, dal momento che i funzionari dei prestiti bancari di routine indagano e sondano l'uso che i richiedenti dei prestito desiderano fare con i prestiti e controllano il loro effettivo utilizzo al momento dell'estensione del credito. Le banche centrali e le autorità di regolamentazione bancaria possono imporre severe sanzioni per le violazioni. Nel frattempo, le spese per gli altri sforzi normativi possono essere ridotte, poiché con questa semplice misura i cicli economici basati sul credito possono essere mitigati e si evitano del tutto cicli di “boom-bust” e crisi bancarie (si veda Werner, 2005).

La fattibilità di tale
indirizzo del credito è ben documentata. Gli esempi più influenti sono gli schemi di direzione del credito praticati dalla Banca del Giappone dal 1942 al 1991 (cfr. Werner, 2002, 2005), dalla Banca popolare cinese, dalle banche centrali coreane e taiwanesi. Come hanno sottolineato i contributori allo studio sulla Banca Mondiale (1993) sul miracolo economico dell'Asia orientale, tale direzione del credito era al centro della storia di successo economico dell'Asia orientale. Naturalmente, gli schemi di regolamentazione del credito possono essere abusati dai regolatori (come nel periodo precedente alla crisi asiatica o alla crisi bancaria giapponese). Ciò richiede meccanismi trasparenti e democratici per determinare e monitorare il loro utilizzo. Ma questo non sminuisce la storia impressionante sull'efficacia di questo strumento.

Spesso i commentatori criticano
il direzionamento del credito come un intervento ingiustificato nel funzionamento di mercati altrimenti efficienti. In un mondo di mercati efficienti questo può essere vero. Ma in un mondo del genere non ci sono crisi bancarie, cicli di tracollo o, addirittura, recessioni. In un mondo di mercati efficienti, ci sono informazioni perfette e quindi non c'è bisogno di un settore finanziario (come si vede in molti modelli macroeconomici che non comprendono le banche). Sul nostro pianeta, tuttavia, osserviamo che non tutti i giocatori hanno accesso a tutte le informazioni in modo simmetrico. Inoltre, tali critiche alle politiche di direzionamento del credito trascurano di nuovo di riflettere sul fatto che le banche sono le creatrici e allocatrici dell'offerta di moneta: in altre parole, la quantità di credito è già oggi decisa e diretta dai decisori nel nostro attuale sistema. Sono le singole banche che attualmente prendono tali decisioni. Tuttavia, le autorità non chiedono a queste banche di prendere in considerazione le conseguenze macroeconomiche e di sistema delle loro azioni. Le crisi bancarie dimostrano che il comportamento di massimizzazione dei profitti delle banche non va necessariamente a sommarsi a un miglioramento generale dell'economia e del benessere sociale: ciascuna banca non ha né la conoscenza né l'incentivo a prendere in considerazione attività bancarie collettive in termini di creazione e allocazione del credito. Quindi queste "esternalità" e cicli di feedback, attraverso l'impatto delle banche sulla macroeconomia, devono essere presi in considerazione da un regolatore che consideri l'intera economia. Queste decisioni in materia di quantità di credito e allocazione sono gestite in maniera più efficiente da "linee guida" top-down e da controlli da parte di un'autorità che è in grado di monitorare il sistema bancario e può riflettere la politica economica del governo.

Questo regolatore può raggiungere l'obiettivo di massimizzare la crescita
sostenibile non inflazionistica limitando la creazione di credito bancario che viene utilizzata per fini improduttivi e, in particolare, per le transazioni patrimoniali.

“33. Il Comitato accoglie con favore i commenti sul grado di ciclicità verificatosi dalle banche nel corso del ciclo economico, i cui portafogli sono stati maggiormente colpiti, e opinioni sugli approcci migliori per affrontare ogni eccesso di ciclicità, incluso se tali aggiustamenti dovrebbero essere realizzati attraverso i processi del pilastro 1 o del pilastro 2. Il Comitato accoglie inoltre con favore gli input sui trade-off associati a diverse proposte per attenuare la ciclicità del requisito patrimoniale regolamentare. "

Il grado di ciclicità vissuto dalle banche nel corso del ciclo economico è una funzione della quantità di credito creata dalle banche a fini improduttivi, con quest'ultimo definito come credito per le operazioni non del PIL (con conseguente inflazione degli asset e cicli di boom-bust delle attività) e il credito a fini di consumo (aggiungendo alla domanda, pur non contribuendo a un'espansione nella quantità di beni e servizi). Date queste relazioni, i portafogli che "sono stati più colpiti" saranno, tra le attività bancarie, quelli del credito bancario creato per scopi improduttivi. Per quanto riguarda i "punti di vista sugli approcci migliori per affrontare qualsiasi ciclicità", si vedano i commenti di cui sopra: la direzione del credito, sotto forma di divieto o stretto e basso massimale sul credito bancario per le transazioni improduttive e in particolare non del PIL (operazioni patrimoniali ) è a mio parere l'approccio migliore per affrontare ed eliminare l'eccesso di ciclicità. Per quanto riguarda i trade-off: il vantaggio di una tale misura normativa è che tutte le altre misure e restrizioni regolamentari alle banche, incluso il capitale, i coefficienti di liquidità ecc. non dovrebbero quindi essere rafforzate e potrebbero, in linea di principio, essere persino allentate.

“41. Come testimoniato durante la crisi finanziaria, le perdite subite nel settore bancario durante una fase di recessione preceduta da un periodo di crescita del credito in eccesso possono essere estremamente ampie. Queste possono destabilizzare il settore bancario, che a sua volta può provocare o esacerbare una crisi dell'economia reale. Ciò a sua volta può ulteriormente destabilizzare il settore bancario. Queste interconnessioni evidenziano la particolare importanza del settore bancario nel costruire le sue difese di capitale nei periodi in cui il credito è cresciuto a livelli eccessivi. Poiché il capitale è più costoso di altre forme di finanziamento, la creazione di queste difese dovrebbe avere l'ulteriore vantaggio di contribuire a moderare la crescita del credito.

Le prime tre frasi seguono immediatamente da una descrizione e dalla comprensione della creazione di credito bancario, come descritto sopra. Tuttavia, non torna l'affermazione che queste "interconnessioni evidenziano la particolare importanza del settore bancario nel costruire le sue difese di capitale nei periodi in cui il credito è cresciuto a livelli eccessivi". Invece, le autorità dovrebbero affrontare direttamente il problema fondamentale, cosa che possono fare limitando il credito improduttivo. Il credito improduttivo è per definizione non sostenibile, e quindi dal punto di vista macroeconomico, dannoso. È quindi anche "eccessivo". Sembrerebbe più ragionevole impedire che si verifichi un eccessivo credito (improduttivo), poiché avrà conseguenze negative, piuttosto che cercare di dare seguito alla creazione di un credito eccessivo con azioni correttive. Non è chiaro se la proposta sopra esposta di aumentare i requisiti patrimoniali raggiunga addirittura l'obiettivo di rallentare la crescita del credito, poiché si tratta di uno strumento di politica indiretta. Sembra più semplice e sarà più efficace restringere il credito, e quindi prevenire "l'eccessiva crescita del credito" in primo luogo. Ciò avverrà mediante un divieto (o una severa restrizione) sul credito improduttivo e in particolare sul credito che non fa PIL (quello per le transazioni di beni).

47. Le opzioni politiche per garantire che le banche fossero soggette a requisiti normativi che riflettessero i rischi che esse rappresentavano per il sistema finanziario e l'economia reale erano sottosviluppate prima della crisi. Il Comitato sta quindi sviluppando approcci pratici per assistere le autorità di vigilanza nel misurare l'importanza delle banche per la stabilità del sistema finanziario e dell'economia reale e rivedere le opzioni strategiche per ridurre la probabilità e l'impatto dell'insuccesso delle banche di rilevanza sistemica. "

Quanto sopra può essere ottenuto limitando la creazione di credito bancario per le transazioni che non fanno parte del PIL. Questa è una misura semplice e pratica: tutte le transazioni possono essere classificate in questo modo (i ragionieri del reddito nazionale possono essere chiamati a consigliare il regolatore, se necessario). La conformità può essere applicata allo stesso modo di altri requisiti normativi bancari.

“3. Introdurre uno standard di liquidità globale
50. I forti requisiti patrimoniali sono una condizione necessaria per la stabilità del settore bancario, ma da soli non sono sufficienti. Una solida base di liquidità rafforzata da solidi standard di vigilanza è di pari importanza. Ad oggi, tuttavia, non ci sono standard armonizzati a livello internazionale in questo settore. "


La necessità di un'armonizzazione internazionale costosa e dispendiosa in termini di tempo è meno urgente di quella attualmente riconosciuta: la fonte delle crisi bancarie è domestica e assume la forma di una eccessiva creazione di credito, definita come creazione di credito
improduttivo (in particolare credito creato per il non-PIL, cioè per le transazioni dei beni). Secondo le regole della BRI, alle banche non è consentito creare credito in una valuta diversa dalla propria. Quindi sia il problema che la soluzione sono domestici.

“52. Le difficoltà incontrate da alcune banche sono dovute a mancanze nei principi di base della gestione del rischio di liquidità. "
“56. Il Comitato accoglie favorevolmente i commenti sulla composizione dello stock di attività liquide nell'ambito del rapporto di copertura della liquidità e sulla calibrazione degli stress test. In particolare, accoglie con favore le opinioni sulla definizione di attività liquide, che è destinata a essere sufficientemente prudente per creare forti incentivi affinché le banche mantengano profili prudenti di liquidità dei finanziamenti, riducendo al minimo l'impatto negativo sul sistema finanziario o sull'economia in generale. Il comitato esaminerà l'effetto di varie opzioni per la progettazione del buffer di liquidità e
per la severità degli stress test come parte del suo lavoro di valutazione dell'impatto quantitativo. "

Mentre esistevano singoli casi di problemi con la gestione del rischio, la causa principale della crisi è sistemica. Inoltre, il problema fondamentale degli approcci di gestione del rischio è che non prendono in considerazione la natura sistemica dell'attività bancaria, in particolare la loro creazione e allocazione dell'offerta di moneta e le divergenti conseguenze della diversa allocazione del credito collettivo da parte delle banche (
sia produttiva che improduttiva). Come Alan Greenspan ha indicato nella sua testimonianza al Congresso nell'ottobre 2008, la "moderna gestione del rischio, ... l'intero edificio intellettuale, ... è crollato". Questo perché non riconosce le implicazioni macroeconomiche della creazione del credito bancario e le diverse conseguenze del credito destinati ai diversi utilizzi.

Pertanto, i tentativi di migliorare la gestione del rischio di liquidità e altri tipi di gestione del rischio potrebbero fallire se non si riconosce il credito e l'offerta di moneta che determinano la natura degli attuali accordi bancari.

“II. Rafforzare la struttura del capitale globale
1. Aumentare la qualità, la coerenza e la trasparenza della base di capitale "


Come spiegato sopra, tali sforzi sono secondari, se non del tutto inutili, se la causa principale delle crisi bancarie è affrontata attraverso la restrizione del credito creato dalle banche per le operazioni non del PIL. Senza quest'ultimo, qualsiasi regime di adeguatezza patrimoniale modificato fallirà anche nel raggiungere gli obiettivi descritti in questo rapporto, vale a dire crescita sostenibile a lungo termine senza crisi e instabilità finanziaria.

Lo stesso vale per le seguenti sezioni, come ad esempio:

56. Le banche devono avere un programma completo di prove di stress per il rischio di controparte ".

Il rischio di controparte apparirà più piccolo durante l'accumulo di periodi di boom alimentati da un credito eccessivo (definito come credito per transazioni diverse dal PIL, ossia transazioni di attività), perché durante tali periodi, tutti i bilanci delle controparti migliorano a causa del reflazione di valori patrimoniali Pertanto, tali prove di stress o misure per migliorare il monitoraggio di tali rischi non avranno successo: quando la creazione di credito bancario diminuisce, i prezzi delle attività diminuiscono e il rischio di credito di tutte le controparti si deteriora simultaneamente. I modelli saranno colti di sorpresa, poiché non riescono a incorporare l'impatto sistemico / macroeconomico del credito bancario nelle altre variabili.

"(D) Eccessiva crescita del credito
260. Come testimoniato durante la crisi finanziaria, le perdite subite nel settore bancario durante una fase di recessione preceduta da un periodo di crescita del credito in eccesso possono essere estremamente ampie. Quest
e possono destabilizzare il settore bancario, che a sua volta può provocare o esacerbare una crisi dell'economia reale, che può ulteriormente destabilizzare il settore bancario. Queste interconnessioni evidenziano la particolare importanza del settore bancario nel costruire le sue difese di capitale nei periodi in cui il credito è cresciuto a livelli eccessivi. Poiché il capitale è più costoso di altre forme di finanziamento, la creazione di queste difese dovrebbe avere l'ulteriore vantaggio di contribuire a moderare la crescita del credito.
261. Il Comitato di Basilea sta rivedendo un regime che adeguerebbe la gamma del buffer di capitale, stabilito attraverso la proposta di conservazione del capitale descritta nella sezione precedente, quando vi sono segnali che il credito è cresciuto a livelli eccessivi. Ciò garantirà che il settore bancario sviluppi la sua capacità di assorbire le maggiori perdite che potrebbero derivarne e lo fa in maniera efficiente.
262. La proposta è attualmente in una fase iniziale di sviluppo e sono necessari ulteriori lavori per specificare appieno i dettagli su come essa opererebbe. Il comitato esaminerà un approccio pienamente integrato nella riunione di luglio 2010. Tuttavia, per promuovere la discussione su questo approccio proposto, il Comitato
ne propone i suoi elementi chiave:
Una variabile macroeconomica - o un gruppo di variabili - verrebbe identificata e utilizzata per valutare la misura in cui in una determinata giurisdizione esisteva un rischio significativo che il credito fosse cresciuto a livelli eccessivi. Questi dovrebbero tenere conto delle variazioni nelle fasi di sviluppo dei settori finanziari in tutte le giurisdizioni. Ad esempio, una variabile che viene considerata è la differenza tra il rapporto aggregato credito / PIL e la sua tendenza a lungo termine.
Per ciascuna giurisdizione, quando la variabile ha violato determinate soglie predefinite ciò comporterebbe un requisito di riserva per il parametro di riferimento. Questo potrebbe quindi essere utilizzato dalle giurisdizioni nazionali per espandere le dimensioni del buffer di conservazione del capitale.
Le banche con un credito puramente interno sarebbero soggette al pieno buffer espanso.
Le banche attive a livello internazionale sarebbero tenute a esaminare la posizione geografica delle loro esposizioni creditizie e calcolare il loro buffer come media ponderata dei buffer che vengono applicati nelle giurisdizioni
in cui hanno esposizioni.
La proposta in fase di sviluppo non può essere attuata come un regime basato su regole rigorose. Un tale approccio richiederebbe un alto grado di
fiducia nel fatto che le variabili utilizzate sarebbero sempre, in tutte le circostanze, eseguite come previsto e non invierebbero segnali falsi. Questo livello di fiducia non sarà possibile.
Di conseguenza, viene considerato un approccio di benchmarking in cui il buffer generato è semplicemente il punto di partenza. Esisterà l'opzione che le autorità aumentino o diminuiscano il buffer in modo appropriato, tenendo conto della più ampia gamma di informazioni che le autorità di vigilanza e le banche centrali potranno prendere in considerazione nel contesto delle circostanze prevalenti al momento.
Al di fuori dei periodi identificati come aventi un rischio significativo che il credito fosse cresciuto fino a livelli eccessivi, l'intervallo di conservazione del capitale rimarrà al livello
dell’obiettivo oltre il requisito minimo. "

Non torna, come invece affermato sopra, che questi "interconnessioni" citate nelle prime due frasi "evidenziano la particolare importanza del settore bancario nel costruire le sue difese di capitale in periodi in cui il credito è cresciuto a livelli eccessivi." Invece, essi evidenziare la particolare importanza che il settore bancario non può permettersi di esercitare nella creazione eccessiva e dannosa del credito. Questo si riferisce alla creazione di credito per le transazioni di beni. Mentre questi tendono ad essere altamente redditizi e sono quindi spesso collegati a pagamenti di bonus elevati ai banchieri, possono avere gravi conseguenze negative a medio e lungo termine per l'economia. Inoltre, i banchieri possono mantenere i loro proventi da tale attività macroeconomicamente dannosa, mentre i costi finali sono sostenuti da altri, come i governi o il contribuente. In questa situazione, l'imposizione di requisiti di adeguatezza patrimoniale più elevati, anche controciclici, non potrebbe funzionare. Ciò è particolarmente vero in quanto, nel complesso, il capitale disponibile per l'investimento in azioni bancarie è anche una funzione dell'offerta di moneta totale - che a sua volta è creata dal sistema bancario.

Come ha precisato Wicksell (1907): "Le banche nella loro attività di prestito non solo non sono limitate dal proprio capitale; non sono, almeno non immediatamente, limitati da alcun capitale; concentrando nelle loro mani quasi tutti i pagamenti, esse stesse creano il denaro richiesto ... " (pagina 214f).
Invece, ciò che è richiesto è un divieto (o una restrizione severa) sulla creazione di credito bancario per le operazioni non-PIL (che causano l'inflazione delle attività e, infine, l'instabilità finanziaria se aumentano in modo significativo nell’aggregato).

Il monitoraggio del rapporto credito / PIL è chiaramente utile: quando aumenta la creazione di credito per le operazioni non legate al PIL, il rapporto credito / PIL tende a salire. Tuttavia, l'approccio di monitoraggio ha la difficoltà che non esiste un livello ben definito in base al quale i regolatori saprebbero che dovrebbero intervenire: questo rapporto potrebbe aumentare gradualmente, in modo che non sembri sollevare preoccupazioni.

Invece, vietando la creazione di credito non-PIL, significherebbe che il rapporto credito / PIL non aumenterebbe affatto. Di conseguenza, sapremmo per certo che una eccessiva dannosità sistemica del credito non avrà luogo - e il ciclo di boom e bust ricorrenti con le sue crisi bancarie verrebbe interrotto.

Si afferma inoltre nella sezione evidenziata del documento che un regime basato su regole "richiederebbe un alto grado di sicurezza sul fatto che le variabili utilizzate sarebbero sempre, in tutte le circostanze, eseguite come previsto e non invierebbero segnali falsi. Questo livello di fiducia non sarà possibile”. Tuttavia, la regola qui proposta rispetterebbe questo criterio: ci sarebbe un alto grado di fiducia che vietando la creazione di credito per le transazioni non-PIL (o limitandole fortemente) si comporterebbe sempre, sotto tutte le circostanze, come previsto, e non invierebbe falsi segnali: gli speculatori, compresi gli hedge fund, sarebbero ancora autorizzati a speculare (senza la necessità di una Tobin tax sulle transazioni o simili), ma sarebbe loro richiesto di ottenere ogni leva dal mercati dei capitali, e non dalle banche (che non sarebbero in grado di rendere pubblico il privilegio di creare la massa monetaria disponibile agli speculatori). Sarebbe coerente inviare i segnali giusti e, cosa più importante, non ci sarebbe l'eccesso di creazione di credito che alimenta i cicli di boom-bust e causa l’instabilità finanziaria.


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