martedì 26 settembre 2023

Presentazione


In questo sito viene trattato il problema dell'insolvenza cronica pianificata del sistema bancario italiano. In particolare ci soffermiamo sulla voce più importante oscurata nei bilanci: la rendita da creazione di denaro a corso legale. La Banca d'Italia, e tutte le altre banche italiane, sono in bancarotta tecnica finché non contabilizzano all'attivo l'aggregato monetario all'atto della creazione.
La nascita di una entità terza come "Centrale Rischi Banche" è resa necessaria dal fatto che la Banca Centrale Europea è arrivata ad accentrare i poteri assoluti di vigilanza bancaria in Europa, in spregio ai più elementari principi del conflitto d'interessi. 

venerdì 5 luglio 2019

Moneta legale, moneta scritturale, moneta elettronica e moneta convenzionale

Delimitazione del campo: moneta legale, moneta scritturale, moneta elettronica e moneta convenzionale. Contiguità e differenze sul piano della oggettivazione giuridica

Tratto da: Rivista di Diritto Bancario -
FASCICOLO II - ANNO 2019 | SEZIONE PRIMA
Moneta legale, moneta virtuale e rilevanza dei conflitti Maddalena Semeraro
https://rivista.dirittobancario.it/sites/default/files/pdf_c/semeraro_0.pdf

 Invero, non sembra che sul piano della oggettivazione giuridica si possa prospettare alcuna distinzione tra le diverse forme che può assumere la disponibilità monetaria avente corso legale.   Segnatamente, le differenti costruzioni in tema di moneta si sono occupate principalmente della precisazione dei caratteri strutturali della disponibilità monetaria e della individuazione del momento estintivo del debito di valuta, atteso che i nodi posti dalla disciplina in materia di obbligazione pecuniaria riguardano anzitutto la scelta del criterio di imputazione della stessa disponibilità al patrimonio e delle condizioni di legittimazione all’esercizio del potere economico d’acquisto da essa rappresentato 19.  

D’altronde, quando l’utilizzo del contante è diventato sempre meno diffuso ed è stato per gran parte soppiantato dalla moneta scritturale, il principale interrogativo al quale si è tentato di dare risposta ha riguardato proprio l’ambito applicativo dell’art. 1277 c.c. e, dunque, la sua estensibilità ai nuovi strumenti di pagamento, diversi dalla consegna di moneta cartacea 20. Ciò, laddove suddetta estensione presuppone necessariamente l’idoneità dei nuovi strumenti a determinare l’imputazione del valore monetario al patrimonio del creditore.  

È noto l’orientamento giurisprudenziale al riguardo. Posta un’interpretazione funzionalmente orientata dell’art. 1277 c.c., i giudici di legittimità riferiscono la menzionata disposizione all’oggetto del pagamento e non allo strumento per mezzo del quale detto oggetto entra nel patrimonio del creditore, sì da ampliare il relativo ambito applicativo sino a ricondurvi non soltanto gli assegni circolari 21, ma anche gli assegni bancari 22

 Gli è, tuttavia, che tale interpretazione obnubila il momento estintivo dell’obbligazione pecuniaria; momento il quale necessariamente coincide con la definitiva imputazione del valore monetario al patrimonio del creditore, comportando l’effetto liberatorio. Momento, al quale, peraltro, è strettamente collegato l’obbligo dello stesso creditore di accettare il pagamento in moneta legale, stante la valenza solutoria normativamente riconosciuta alla stessa.  

Da questo angolo visuale, emerge la rilevanza della essenza convenzionale della moneta, nel senso che è nella convenzione istituzionale che risiedono i tratti caratterizzanti sia la funzione monetaria, intesa quale funzione definitivamente solutoria, sia la disciplina dello spostamento di questo valore, entrambe attinenti al profilo della imputazione e della legittimazione a disporre del potere economico d’acquisto di cui è espressione 23

Di tal che, può ragionevolmente affermarsi che si è dinanzi a una disponibilità monetaria quando il valore monetario, rappresentativo del potere economico d’acquisto istituzionalmente riconosciuto, è definitivamente imputato al patrimonio del creditore.  

Se così è, moneta cartacea, moneta scritturale e moneta elettronica non divergono. Tutte parimenti espressive di un potere economico d’acquisto istituzionalmente riconosciuto, determinano l’estinzione del debito pecuniario soltanto quando sono definitivamente imputate al patrimonio del creditorio. A divergere è esclusivamente il relativo criterio di imputazione, consistente, rispettivamente, nel possesso della banconota, nelle scritturazioni in conto corrente o nelle registrazioni di byte sulla carta magnetica, le volte in cui dette registrazioni non si risolvano in un mero succedaneo delle scritturazioni bancarie 24.  
 Cade per questa via la necessità di attribuire alla disponibilità monetaria forme giuridiche diverse e, dunque, di declinare la relativa titolarità in termini ora di titolarità di un diritto di proprietà, ora di titolarità di un diritto di credito. Il tratto caratterizzante la situazione giuridica del titolare di moneta, sul piano esattamente della oggettivazione giuridica, è infatti lo stesso: l’utilità che conferiscono le diverse tipologie di disponibilità consiste sempre nella legittimazione a disporre di una loro porzione in funzione solutoria e le tutele apprestate in vista del suo conseguimento difficilmente possono assumere natura reale, in quanto a connotare fortemente le relative vicende circolatorie è la costante coincidenza tra criterio di imputazione e condizione di legittimazione a disporre 25

Per le note, vedansi pagg. 14-17 qui: 
https://rivista.dirittobancario.it/sites/default/files/pdf_c/semeraro_0.pdf

Non è reato falsificare assegno circolare perché non trasferibile

Non è reato falsificare assegno circolare perché non trasferibile (Cass. 24165/19)
30 Maggio 2019, Cassazione penale


L'assegno circolare e l'assegno bancario avente clausola di non trasferibilità non rientrano più tra quelle soggette a sanzione penale ed integra un illecito civile, mentre permane la rilevanza penale dei falsi in titoli di credito trasmissibili per girata.

Corte di Cassazione
sez. II Penale, sentenza 5 marzo – 30 maggio 2019, n. 24165
Presidente Verga – Relatore Pardo

Ritenuto in fatto

1.1 La corte di appello di Genova, con sentenza in data 24 gennaio 2018, in parziale riforma della pronuncia del tribunale dello stesso capoluogo del 7 febbraio 2012, riduceva la pena inflitta ad A.B. ad anno 1, mesi 10 di reclusione ed Euro 100 di multa in ordine ai reati di truffa e falso in assegno circolare allo stesso contestati.

1.2 Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato attraverso il proprio avv.to AF lamentando, con un unico motivo, violazione dell’art. 606 c.p.p., lett. e) in ordine alla identificazione dell’imputato quale autore dei reati contestati.

Considerato in diritto

2.1. L’unico motivo di ricorso proposto è manifestamente infondato e deve
pertanto essere dichiarato inammissibile; invero i giudici di merito con valutazione conforme hanno individuato proprio nell’A. uno degli autori delle contestate condotte sulla base di una serie di elementi adeguatamente indicati nelle pronunce di primo e secondo grado e costituiti in primo luogo dal riconoscimento del ricorrente quale autore dei fatti nel corso dell’incidente probatorio da parte della persona offesa.
Pertanto, le censure riproposte con il presente ricorso, vanno ritenute null’altro che un modo surrettizio di introdurre, in questa sede di legittimità, una nuova valutazione di quegli elementi fattuali già ampiamente presi in esame dalla Corte di merito la quale, con motivazione logica, priva di aporie e del tutto coerente con gli indicati elementi probatori, ha puntualmente disatteso la tesi difensiva. E non avendo il ricorrente evidenziato incongruità, carenze o contraddittorietà motivazionali, la censura, essendo incentrata tutta su una nuova ed alternativa rivalutazione di elementi fattuali e, quindi, di mero merito, va dichiarata inammissibile.

2.2 Ritiene però questo collegio doversi fare applicazione del principio ripetutamente stabilito da questa corte e secondo cui l’inammissibilità del ricorso per cassazione, per qualunque causa essa sia ritenuta, non impedisce la possibilità di dichiarare la depenalizzazione del reato nel frattempo intervenuta (Sez. 2, n. 48552 del 10/09/2018, Rv. 274241); ipotesi questa specificamente affermata in altra pronuncia di questa corte proprio in tema di depenalizzazione intervenuta in tema di falso in certificati amministrativi (Sez. 5, n. 8735 del 05/12/2017, Rv. 272511).

Orbene, posto quindi che l’inammissibilità dell’unico motivo di ricorso non impedisce la declaratoria di proscioglimento per intervenuta depenalizzazione, ritiene questa corte dovere pronunciare che il reato d cui al capo b), falso in assegno circolare, non è più previsto dalla legge come reato.

Invero, recentemente intervenute in tema di falso in titoli di credito bancario le Sezioni Unite di questa corte hanno affermato che in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 c.p. e della nuova formulazione dell’art. 491 c.p. ad opera del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, la condotta di falsificazione dell’assegno bancario avente clausola di non trasferibilità non rientra più tra quelle soggette a sanzione penale ed integra un illecito civile, mentre permane la rilevanza penale dei falsi in titoli di credito trasmissibili per girata (Sez. U. n. 40256 del 19/07/2018, Rv. 273936).

In particolare secondo la citata pronuncia delle Sezioni Unite la ratio della tutela dell’art. 491 c.p. è strettamente connessa al maggior pericolo di falsificazione insito nel regime di circolazione dei titoli trasmissibili in proprietà mediante girata, trattandosi di un meccanismo circolatorio particolarmente esposto per le sue caratteristiche a condotte insidiose ed idonee a pregiudicare l’affidamento di una pluralità di soggetti sulla correttezza degli elementi indicati nel titolo.

E poiché per gli assegni circolari la regola di circolazione è proprio quella della non trasferibilità espressamente prevista dal D.Lgs. n. 231 del 2007, art. 49, comma 7 secondo cui "Gli assegni circolari, vaglia postali e cambiari sono emessi con l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità", deve conseguentemente ritenersi che il fatto non è più previsto dalla legge come reato; invero la non trasferibilità immobilizza il titolo nelle mani del beneficiario con la conseguenza che viene meno il requisito della maggiore esposizione a pericolo della falsificazione che giustifica la più rigorosa tutela penale.

Tutte le considerazioni esposte dalle Sezioni Unite nella pronuncia citata in tema di assegno bancario non trasferibile valgono anche per l’assegno circolare non trasferibile che pure, incidentalmente, la sentenza della sezioni unite già richiama; difatti l’assegno circolare è un titolo di credito emesso da una banca, che lo firma, in relazione a una somma di denaro, che già è detenuta in cassa dall’istituto. L’assegno deve essere emesso con la formula di non trasferibilità, e ciò ai sensi della particolare disciplina dettata dal D.Lgs. n. 231 del 2007, artt. 49 e segg. in tema di disciplina contro il riciclaggio di denaro, ossia non può essere girato a terzi beneficiari, a maggiore garanzia della persona che riscuoterà l’importo. Sul titolo deve essere indicato il nome o la ragione sociale del soggetto beneficiario ed a maggiore tutela del creditore, la banca emittente dovrà depositare presso la Banca d’Italia una cauzione a copertura della somma riportata sull’assegno circolare. E posto quindi che l’assegno circolare è essenzialmente non trasferibile, l’applicazione dei principi affermati dalle Sezioni Unite della corte di cassazione nella indicata pronuncia anche a tale mezzo di pagamento deve necessariamente fare concludere per l’intervenuta depenalizzazione delle condotte di falsificazione degli assegni circolari per i quali la non trasferibilità rappresenta la regola.

In conclusione, può affermarsi, che con l’entrata in vigore del D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, la politica di decriminalizzazione ha intrapreso una nuova strada di arretramento del diritto penale che ha comportato la trasformazione di taluni reati (a tutela della fede pubblica, dell’onore e de patrimonio) in illeciti civili a cui applicare sanzioni pecuniarie punitive irrogate dal giudice civile che si aggiungono alla sanzione riparatoria del risarcimento del danno.

Alla luce delle predette considerazioni, pertanto, l’impugnata sentenza
deve essere annullata senza rinvio limitatamente al fatto di cui al capo b)
che non è previsto dalla legge come reato; ne consegue l’eliminazione
dell’aumento per continuazione e la rideterminazione in anni 1, mesi 8 di
reclusione ed Euro 100,00 di multa della pena inflitta all’A. in ordine al
residuo reato di truffa.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato di cui al capo b) (violazione degli artt. 485 e 491 c.p.) non è previsto dalla legge come reato ed elimina la relativa pena di mesi due di reclusione.

Dichiara inammissibile nel resto il ricorso e determina la pena finale in anni uno mesi otto di reclusione ed Euro 100,00 di multa.

CARIGE: il Tribunale chiede il decreto di nomina dei commissari

mercoledì 3 luglio 2019

La finanza clandestina

La Finanza Clandestina
Estratto da: "Athenian Economy and Society - A Banking Perspective" by Edward E. Cohen, Princeton University Press, 1997
https://press.princeton.edu/titles/5125.html

 Il racconto dei violenti sforzi compiuti da Teophemos per dare esecuzione a un giudizio illustra la complessa interazione tra gli oneri fiscali, l'elusione dei creditori, i depositi bancari e l'economia invisibile. Cercando di raccogliere oltre 1.200 dracme, Theophemos ha attaccato la casa di un debitore in giudizio. Ma invece delle ampie proprietà personali che aveva anticipato, era in grado di portare via solo una piccola quantità di mobili. Il debitore spiega che "attraverso liturgie e pagamenti della tassa sul capitale (eisphorai) e la mia liberalità verso lo stato, parte della mia proprietà era stata promessa a garanzia di prestiti, e il resto era stato venduto". 76 (In altre parole, la sua ricchezza era stata trasferita dalla sfera visibile a quella invisibile, per proteggersi da tali attacchi da parte dei creditori). Nella loro frustrazione, i partecipanti dell'incursione avrebbero perfino maltrattato le donne di casa. Ma il debitore, protetto dai suoi banchieri dalla tassazione e dai creditori, fu in grado di difendersi con la critica: "Teophemos avrebbe dovuto seguirmi in banca per recuperare quanto sentenziato, invece di impossessarsi delle proprietà"; "mia moglie ha detto loro che i soldi li stavano aspettando in banca". 77

Ma queste asserzioni sono fatte solo molto più tardi: a quest'ora, le risorse potrebbero essere state ulteriormente trasferite o trasformate. Forse le affermazioni in realtà riflettono alcuni aspetti della verità - dal momento che sono fatte in tribunale in una causa che incolpa gli associati di Theophemos con lo spergiuro! In ogni caso, riflettono una storia pensata per essere credibile ai giurati: un'affermazione secondo cui una persona ritenuta di essere ricca, sopraffatta dalle tasse e assalita dai creditori, manteneva poche proprietà tangibili ma teneva grandi depositi "in banca" (epi tëi trapezei). In pratica, le attività bancarie invisibili non erano accessibili a terzi come suggerisce questa fonte. Persino il prominente Kallippos, proxeno degli Hèrakleotes, che si informava presso una banca in merito a possibili depositi appartenenti a un defunto Hërakleöte, fu dimesso da uno schiavo funzionario con il derisorio: "E che gliene importa a lei ?" 78

Anche i banchieri hanno fatto prestiti in segreto. Un esempio di spicco è la transazione di prestito in cui il banchiere Hërakleidës ha fornito la maggior parte dei soldi ma non appare ufficialmente come creditore (vedi sopra, pp. 155-57). Attraverso il processo di intermediazione bancaria (dia tës trapezës), il banchiere proteggeva l'identità dei depositanti i cui beni "invisibili" finanziavano prestiti marittimi (vedi sopra, pp. 151-60).

In una causa indiretta relativa ai beni bancari, il proprietario della banca Apollodoros allude al ruolo del banchiere ateniese come intermediario nel fornire opportunità di investimento redditizio per i soldi altrimenti nascosti dai loro proprietari (Dem. 45.64-66; vedi sopra, pp. 115- 18). Attraverso un numero di banche, l'onnipresente padre di Demostene fu in grado di investire in prestiti marittimi e di ottenere rendimenti preferenziali senza divulgazione pubblica (vedi sopra, pp. 121-29).



Quando venivano richiesti pagamenti silenti per risolvere controversie politiche o per prevenire azioni giudiziarie, i banchieri spesso fornivano i fondi, in forma anonima. Quando un banchiere si è semplicemente avvicinato a un leader di spicco che stava pianificando un processo politicamente esplosivo, è stato ampiamente ipotizzato - "Eccoci di nuovo!" 79 - che i soldi venivano consegnati per risolvere un reclamo in cui il banchiere stesso non aveva alcun coinvolgimento. Da qui la ridicola posizione forzata su Demostene, che era stato insultato da Meidias durante il festival di Dioniso, e poco dopo venne avvicinato dal banchiere Blepaios. Al fine di disinnescare le aspettative che Meidias stesse acquistando la libertà dall'accusa per la sua grossolana violazione della correttezza e della legge ateniese, Demostene sentì necessario, anche tra una folla di spettatori, di "lasciare cadere il mio mantello in modo da rimanere quasi nudo nella mia tunica" , mostrando così dalla sua mezza nudità che non accettava pagamenti segreti dai banchieri, 80 una testimonianza della generale associazione popolare che si fa tra banchieri e accordi clandestini.

Solo occasionalmente, in circostanze eccezionali, le disposizioni effettive alla base di questa percezione pubblica divennero di dominio pubblico. Nell'esempio più spettacolare, il sacro Opisthodomos, parte del complesso dell'Acropoli, fu in realtà bruciato dai Tesorieri di Athena nel disperato tentativo di evitare la divulgazione dei loro depositi segreti di denaro pubblico che si supponeva giacessero in fiducia non toccati sulla collina sacra. Quando i banchieri non furono in grado di ripagare i depositi, i Tesorieri ricorsero ad un incendio doloso nel vano tentativo di mantenere segrete le loro attività bancarie. L'indagine successiva ha rivelato la loro trasgressione, con conseguente imprigionamento, e ha confermato l'associazione popolare del settore bancario con l'economia invisibile. 81

Atene fu minacciata da seri contrasti diplomatici quando Satyros, il re di Pontos, chiese il ritorno dei fondi che erano stati portati ad Atene dal figlio di un importante socio reale che in seguito cadde in disgrazia (Is. 17.3 sgg.). Poiché le enormi somme erano tutte quelle che erano state salvate dalla ricchezza della famiglia, il figlio era riluttante a cedere i fondi. 82 Ma dal momento che Atene era altamente dipendente dal cibo per le importazioni dal regno pontico, 83 il rifiuto assoluto del figlio di restituire i soldi avrebbe portato gli Ateniesi a riportarlo al Ponto 84, come richiesto dalle usanze tradizionali di xenia e da considerazioni politiche pratiche. 85 


Nel mondo delle attività palesi non era disponibile una soluzione soddisfacente. Ma nell'economia parallela dei beni invisibili, il banchiere del figlio fornì una soluzione salomonica: "Accetta di fare tutto ciò che il re ha ordinato, consegna i denari visibili (fhanera), ma per quanto riguarda i fondi depositati presso la banca, non solo nega la loro esistenza, ma rivela anche (phainesthai) che sei in debito con obbligo di restituzione ala banca e ad altri. " 86 Il figlio affermò di averlo fatto. Dopo una riconciliazione tra suo padre e il re, il pontiano era ora libero di ritirare i suoi depositi dalla banca e restituirli al mondo "visibile". 87 Ma quando cercò di recuperare questi fondi, il banchiere sostenne che le precedenti affermazioni del figlio erano veritiere: non c'erano fondi netti in deposito presso la banca, ma solo prestiti. 88 

Sebbene i fatti reali alla base della disputa delle parti non possano essere determinati - anzi, possiamo solo speculare su chi ha prevalso nel contenzioso 89 - il caso fornisce informazioni uniche su pratiche commerciali e bancarie altrimenti nascoste e una visione della scala e del funzionamento dell'attività bancaria nell'economia invisibile. 

A differenza di situazioni analoghe in cui gli interessi reciproci e le paure delle parti avrebbero potuto mantenere la controversia fuori sede e le operazioni segrete, questo contenzioso poteva essere perseguito in modo sicuro e aperto attraverso un tribunale ateniese, anche se espone l'economia "invisibile" di Atene: infatti il querelante del Bosforo aveva cercato di eludere non le tasse ateniesi, ma quelle del Bosforo, e la riconciliazione della sua famiglia con il sovrano del regno ponticiano lo lasciò libero di chiedere i fondi senza temere le autorità del Bosforo.

Quindi intravediamo attività bancarie che altrimenti sarebbero rimaste invisibili e non divulgate. I depositi del Bosforo erano abbastanza significativi da garantire prestiti di non meno di sette talenti (42.000 dr .; cap.44); il querelante aveva scambiato lingotti d'oro per moneta con un valore di circa quattro talenti (24.000 dr.). 90 Queste somme rappresentavano un enorme potere d'acquisto, molte migliaia di giornate di manodopera qualificata. Tuttavia, nell'argomentazione basata sulle prove di "probabilità" e "plausibilità", come era solito nelle corti ateniesi, non vi è alcun suggerimento che queste enormi quantità di denaro fossero incredibilmente oltre la normale portata delle operazioni bancarie (sebbene questa argomentazione avrebbe aiutato in modo significativo la difesa del banchiere). Al contrario, ci viene detto esplicitamente che i banchieri ateniesi, a causa della loro reputazione di integrità, erano in grado, in segreto, di ottenere e lavorare con grandi quantità di moneta. 93
 


 Questo collegamento ad Atene tra banche e economia sommersa è stato favorito dalle procedure commerciali: la speciale mancanza di testimoni per gli obblighi bancari, 94 e il riconoscimento legale speciale accordato ai dati bancari. 95 Tutte le altre transazioni commerciali ateniesi richiedevano testimoni, anche per obblighi scritti; 96 la semplice ricevuta scritta era sconosciuta. 97

Queste considerazioni evocavano, nelle transazioni non bancarie, una forte dipendenza da testimoni terzi e una corrispondente mancanza di riservatezza. Al contrario, i fondi consegnati a un trapezitë erano noti solo al banchiere, o tutt'al più al gruppo di familiari che contribuivano all'operazione della banca (vedi sopra, pp. 70-82).

In effetti, l'uso diffuso dei banchieri per effettuare e monitorare le transazioni commerciali sembra uno sforzo per ottenere i vantaggi dell'impegno dei banchieri verso la segretezza. 98 Sebbene i banchieri mantenessero normalmente le registrazioni scritte delle loro transazioni, il verbo aphanizein ("cancellare") si riferiva a transazioni bancarie che erano state omesse anche dalle stesse registrazioni interne delle banche. 99


Nel'omettere riferimenti scritti del deposito di fondi, i trapeziti stessi non correvano alcun rischio finanziario. Al contrario, in caso di controversia il banchiere poteva far fare affidamento sui suoi registri - con la loro alta rilevanza probatoria - per stabilire l'assenza di depositi, e quindi per evitare una richiesta di restituzione di fondi. (La difesa del banchiere in Isokrates 17 si basa su questa tesi). Ma i prestiti generarono considerazioni più complesse. Per prevenire successive smentite da parte dei debitori, i creditori necessitavano di testimoni che potessero confermare che i fondi necessari fossero stati effettivamente anticipati ai mutuatari. 100 Questa procedura pubblica rese necessariamente visibili (phaneron) i fondi che erano stati considerati beni "invisibili". 101

Dal momento che i mutuatari avrebbero cercato un simile pubblico riconoscimento del rimborso, la restituzione dei soldi si verificava generalmente davanti a un assemblamento di spettatori: il prestito bancario di 3.000 dr. in Demostene 33, ad esempio, è stato ripagato dinanzi a una grande folla, che ha anche assistito alla distruzione della relativa documentazione del prestito. 102 Questa pubblicità forniva la principale motivazione per la creazione di prestiti marittimi "attraverso la banca". Per le persone che cercano di mantenere i loro beni invisibili, i prestiti diretti non erano fattibili. Ma i banchieri utilizzati come intermediari avrebbero mantenuto le attività "invisibili".


 L'identificazione di un banchiere come "il creditore" non rivelava nulla sulla vera fonte di fondi. A causa della mescolanza tra i fondi bancari e il denaro dei depositanti da parte dei banchieri, persino l'uso limitato dei soldi dei depositanti non poteva essere presunto dagli spettatori che osservavano l'esborso o il rimborso dei prestiti dei banchieri.

Laddove i banchieri conservavano i documenti, il pubblico non avrebbe saputo nulla sull'effettiva fonte dei finanziamenti, soprattutto dal momento che i documenti di prestito erano stati distrutti al momento del rimborso. Laddove le persone facevano prestiti con i propri fondi e nel proprio nome, 103 il riconoscimento pubblico inerente a tali finanziamenti poteva essere seguito dal ritorno dei fondi rimborsati alla sfera invisibile (aphanes) - tramite il deposito presso... un banchiere! 104








 

lunedì 1 luglio 2019

Consapevolezza del rischio di frode da signoraggio

"Non è chiaro di quanto signoraggio si appropriano le banche commerciali".
- Martin Wolf, capo commentatore economico del Financial Times

La narrativa corrente omette completamente il problema del signoraggio clandestino di cui si appropriano sia le banche centrali che le banche commerciali. Una volta che la massa critica del pubblico se ne accorge, non avrà più nessuna fiducia in un sistema che lo ha ingannato per secoli. Una futura moneta baserà il suo valore nella fiducia che il pubblico le accorderà per la gestione onesta del signoraggio. Nessuno ne parla. E' troppo triste per loro.



Vedere: Accounting Meets Economics: Towards an 'Accounting View' of Money https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3270860

Un programma pilota di redistribuzione del signoraggio: Universal Blockchain Income https://universalincome.cash
Ulteriore materiale:
COMMERCIAL BANK MONEY, SEIGNIORAGE, AND THE MACROECONOMY
The “accounting view” of money: money as equity (Part I)
http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/accounting-view-money-money-equity-part-i
The “accounting view” of money: money as equity (Part II)
http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/accounting-view-money-money-equity-part-ii
The “accounting view” of money: money as equity (Part III)
http://blogs.worldbank.org/allaboutfinance/accounting-view-money-money-equity-part-iii