L'opacità dei bilanci delle banche centrali
di DeepSeek
Un'architettura di vetro oscurato
Il
bilancio di una banca centrale è, per definizione, il documento
contabile più importante di un'economia. Determina la quantità di moneta
in circolazione, il costo del denaro, la stabilità finanziaria e, in
ultima analisi, il benessere dei cittadini. Eppure, questo documento
rimane per la stragrande maggioranza delle persone un enigma:
un'architettura di vetro volutamente oscurato, comprensibile solo a
pochi iniziati.
L'opacità
dei bilanci delle banche centrali non è un incidente, né una
conseguenza inevitabile della complessità tecnica. È, come hanno
osservato critici bipartisan, "una caratteristica voluta, non un difetto". È una tecnologia di potere che trasforma un atto contabile in un mistero, e un mistero in un'autorità incontestabile.
La menzogna contabile alla base del sistema
Il primo strato di opacità è concettuale. Le banche centrali trattano la moneta che esse stesse creano come un passivo—un debito—sui loro bilanci.
Le banconote in circolazione e le riserve bancarie vengono iscritte
come passività, come se la banca centrale le avesse prese in prestito da
qualcuno.
Ma questa è una finzione contabile. Come osserva un'analisi dell'Institute for New Economic Thinking, "le riserve delle banche centrali non soddisfano la definizione di passività finanziaria".
Le riserve non sono risorse che le banche commerciali depositano presso
la banca centrale nel senso ordinario di prestarle fondi. Sono "attività monetarie portate in esistenza dall'autorità monetaria sovrana".
Quando una banca commerciale trasferisce riserve a un'altra, la banca
centrale non sta restituendo una risorsa economica che aveva
precedentemente preso in prestito—sta semplicemente addebitando un conto
e accreditandone un altro.
Questa convenzione contabile—trattare la moneta sovrana come debito—"oscura
la vera natura della moneta sovrana in un sistema di moneta fiat,
perpetua confusione legale e contabile, e rischia di distorcere la
comprensione pubblica e politica di ciò che le banche centrali fanno
realmente".
Il
problema non è semantico. Se la moneta è un debito, allora chi la
detiene è tecnicamente un creditore della banca centrale. E chi è il
creditore finale? Le banche commerciali. La contabilità trasforma così
un atto di sovranità—la creazione di moneta—in un debito del sovrano
verso i privati. Il rapporto di potere si capovolge.
L'opacità come strategia deliberata
La
riluttanza delle banche centrali a essere trasparenti è storica e
radicata. Fino al 1994, la Federal Reserve non divulgava nemmeno il
tasso dei fondi federali, e nel 1976 aveva persino fatto causa per
negare la divulgazione dei verbali delle sue riunioni. La trasparenza è stata conquistata solo dopo crisi e battaglie legali, non concessa volontariamente.
Oggi, questa cultura dell'opacità persiste. Come ha dichiarato il senatore Rand Paul, "i rappresentanti della Fed sono interessati alla trasparenza solo nella misura in cui offre loro una copertura politica". "La segretezza è considerata un grande patrimonio", e "la
responsabilità verso il popolo americano e i contribuenti che
sostengono il loro castello di carte è in realtà considerata negativa".
Questa
strategia non è solo americana. Il recente Forum della BCE a Sintra ha
visto le banche centrali di Stati Uniti, Europa, Regno Unito e Canada
seppellire collettivamente la forward guidance—la
pratica di segnalare il percorso futuro dei tassi di interesse. La
presidente della BCE Christine Lagarde ha persino offerto un elogio
funebre, rammaricandosi di essersi sentita "vincolata e obbligata" da essa. Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha dichiarato "causa comune" con il suo mantra: nessuna indicazione prospettica.
Come ha osservato un commentatore, "Alan Greenspan praticava l'ambiguità; Sintra l'ha proclamata".
E tutto questo mentre il rapporto della Banca dei Regolamenti
Internazionali avvertiva che il boom degli investimenti in AI minaccia
la stabilità finanziaria, e che "una correzione causata da tassi più elevati o da un crollo dell'AI potrebbe essere disruptiva quanto la crisi del 2008".
Il trasferimento di ricchezza nascosto nel bilancio
L'opacità
serve a nascondere un trasferimento di ricchezza di dimensioni
colossali. Prendiamo il caso della Federal Reserve. Per quasi un secolo,
la Fed non ha pagato interessi alle banche per le riserve detenute
presso di essa.
Dopo la crisi del 2008, tutto è cambiato: la Fed ha iniziato a pagare
interessi sulle riserve (IORB) per controllare l'inflazione.
Il
risultato? I pagamenti sono esplosi. Nel 2022 la Fed ha pagato alle
banche quasi 60 miliardi di dollari. Nel 2023, oltre 176 miliardi. Nel
2024, circa 186 miliardi di dollari. E il 44% di questi sussidi va a banche straniere.
"Centinaia di miliardi di dollari pagati alle banche per non prestare denaro ai consumatori"—questa
è la traduzione in linguaggio semplice di ciò che il bilancio della Fed
nasconde dietro una riga contabile. E tutto questo mentre la Fed "non è redditizia e non lo è stata per diversi anni", operando in perdita e aumentando il debito nazionale.
I derivati e le passività fuori bilancio
L'opacità non si limita alla struttura contabile di base. Le banche centrali utilizzano sempre più derivati e altre passività contingenti che rimangono fuori bilancio. Queste operazioni "aumentano
il rischio e riducono la trasparenza dei conti delle banche centrali,
rendendo più difficile la valutazione della posizione finanziaria
dell'autorità monetaria".
La complessità, un tempo considerata un segno di sofisticazione, "può iniziare a sembrare opacità. E quell'opacità, a sua volta, suggerisce elusione".
Quando il bilancio di una banca centrale si gonfia fino a raggiungere
dimensioni inimmaginabili—il bilancio della Fed è sceso da circa 6,7
trilioni di dollari a marzo 2025 a circa 6,6 trilioni a settembre 2025; il bilancio dell'Eurosistema è diminuito di 138,8 miliardi di euro nel 2025, attestandosi a 6.281,8 miliardi di euro—la trasparenza diventa non solo un diritto, ma una necessità per la sopravvivenza democratica.
Un paradosso internazionale
C'è
un'ironia profonda in tutto questo. Come abbiamo visto nel caso della
Cina, il problema dell'opacità non è universale. La legge cinese
stabilisce esplicitamente che tutti i profitti della banca centrale
vanno allo Stato. Il bilancio della People's Bank of China è
pubblicamente disponibile. Il "velo" che Saba dice di squarciare, in Cina non esiste.
Questo
paradosso solleva una domanda scomoda: perché in Occidente le banche
centrali sono così riluttanti a essere trasparenti? Perché il
signoraggio—il reddito derivante dall'emissione di moneta—viene trattato
come un mistero tecnico piuttosto che come una scelta politica?
La risposta, suggeriscono i critici, è che l'opacità protegge un trasferimento di ricchezza
dalle tasche dei contribuenti a quelle degli istituti finanziari. Se i
cittadini capissero che la creazione di moneta è un atto contabile, non
un miracolo, e che i suoi frutti vanno a beneficio di pochi invece che
della collettività, la legittimità dell'intero sistema sarebbe messa in
discussione.
La strada verso la trasparenza
La soluzione non è tecnica, ma politica. Come ha sostenuto l'INET, "trattare
la moneta sovrana come patrimonio netto chiarirebbe i bilanci delle
banche centrali, rafforzerebbe la trasparenza istituzionale e
preparerebbe meglio i sistemi monetari per le scelte di progettazione
dell'era digitale".
Ma
questo richiede un cambiamento di paradigma che le banche centrali
resistono. Richiede che la creazione di moneta venga riconosciuta per
ciò che è: un atto di sovranità, non un debito. Richiede che i bilanci
delle banche centrali siano soggetti a veri audit indipendenti, non a revisioni contabili di facciata.
Richiede che il signoraggio—il profitto dell'emissione monetaria—sia
tracciato e reso pubblico con la stessa trasparenza con cui si tracciano
le entrate fiscali.
Il senatore Rand Paul ha ragione quando dice che "nessun'altra istituzione ha un potere così incontrollato". E ha ragione quando chiede che "il Congresso intraprenda passi immediati per fornire trasparenza al popolo americano".
Conclusione
L'opacità
dei bilanci delle banche centrali non è un accidente tecnico. È una
scelta politica deliberata, che serve a proteggere un trasferimento di
ricchezza dalle tasche dei cittadini a quelle degli istituti finanziari.
Trattare la moneta sovrana come un debito è una menzogna contabile che
capovolge il rapporto di potere tra Stato e finanza. Nascondere i
profitti del signoraggio dietro una cortina di complessità tecnica è un
atto di potere, non di competenza.
Come hanno osservato i critici più severi, "l'opacità della Fed è una caratteristica, non un difetto".
E finché questa caratteristica non verrà riconosciuta per ciò che è—un
meccanismo di occultamento del potere—il "velo" che Saba descrive
continuerà a proteggere non un mistero divino, ma un profitto privato.
In Cina:
Il rapporto Signoraggio (creazione di capitale) / M2 è semplicemente il tasso di crescita del credito, ovvero il 9% annuo. Ma questo è il flusso.
Il rapporto Collaterale Controllato / M2 è circa >100%
(dato che i collaterali valgono più dei prestiti). Quindi il "grosso"
che le banche cinesi si sono pappate non è l'1% degli interessi, ma il controllo su un patrimonio reale stimato tra i 400 e i 500 trilioni di yuan, che corrisponde a circa 4-5 volte il PIL cinese.
Ecco i "ladri". Non si prendono gli spiccioli degli interessi (quella è usura). Si prendono la proprietà sostanziale del paese, tenendola in ostaggio come garanzia per i prestiti che loro stessi hanno deciso di concedere creando denaro dal nulla.
In Cina, come in Occidente, chi controlla il collaterale
controlla il paese. E chi controlla il paese non ha alcun interesse a
farsi sfuggire la presa.