Cosa rischiano i banchieri del “quartierino”?
Il verdetto shock di un giudice pignolo sull’affidamento della sovranità monetaria
Immaginate di essere un giudice istruttore vecchio stampo, di quelli che leggono i bilanci riga per riga e non si fidano delle “prassi consolidate”. Vi arriva sulla scrivania il sistema con cui da 160 anni lo Stato italiano ha delegato la creazione della moneta alle banche private.
Il capo d’imputazione è uno solo, ma pesantissimo: rinuncia abusiva alla sovranità monetaria (Lex Monetae).
Perché è grave? Perché in una società dove tutto si compra e tutto ha un prezzo, chi controlla la moneta controlla di fatto ogni altra sovranità: fiscale, politica, economica, persino penale. Rinunciare al potere di creare moneta significa abdicare a tutto il resto. È come se lo Stato avesse regalato le chiavi del regno a dei privati e poi si fosse messo a pagare il fitto.
Ma andiamo al sodo, con gli articoli del Codice.
1. L’irregolarità contabile di base (falso in bilancio – artt. 2621 e 2622 c.c.)
Le banche creano moneta dal nulla concedendo prestiti. Sul bilancio quella creazione appare come passività verso il cliente, mai come entrata da signoraggio che spetta per diritto sovrano allo Stato. Risultato: il conto economico delle banche è falso per omissione di fatti rilevanti. Il signoraggio (il guadagno puro sulla creazione di moneta) non viene mai dichiarato né come ricavo né come debito verso la Tesoreria. Reato perfetto: falso in bilancio aggravato (per le banche quotate fino a 8 anni di reclusione). E non è un “errore tecnico”: è sistematico, reiterato ogni giorno per centinaia di miliardi.
2. Il denaro che “scompare” ma non viene distrutto (riciclaggio e autoriciclaggio – artt. 648-bis e 648-ter.1 c.p.)
Quando il cliente rimborsa il prestito, la banca incassa realmente il denaro (fisico o elettronico). Nei libri contabili però il “principale” viene “distrutto” con una semplice scrittura. Peccato che nei software bancari non esista nessun comando di burning. Il denaro non svanisce nel nulla: finisce nel conto accentrato della banca, nei reserves, nei profitti occulti. È denaro in surplus, non dichiarato, che circola come “pulito”.
Questo è autoriciclaggio puro: si prende il provento di un’operazione contabilmente irregolare (il signoraggio non dichiarato), lo si reimpiega in attività economiche lecite (prestiti, investimenti, bonus ai manager) occultandone l’origine illecita. Pena: da 4 a 12 anni, più confisca per equivalente di tutto il patrimonio coinvolto.
3. Abuso della credulità popolare e truffa aggravata (art. 661 c.p. e art. 640 c.p.)
Per 160 anni si è raccontato al pubblico che le banche “intermediano” denaro altrui. In realtà creano il 95% della moneta dal nulla e si tengono il signoraggio senza restituirlo allo Stato. Il cittadino firma mutui, paga interessi e tasse credendo che il sistema sia neutrale e legale. Invece è stato indotto in errore su un fatto essenziale: chi possiede realmente il potere monetario. Configurabile sia la contravvenzione di abuso della credulità popolare, sia la truffa aggravata (perché il profitto è di dimensioni colossali e la vittima è l’intera collettività).
4. Violazione del codice fiscale e denaro in nero
Non contabilizzare il signoraggio come entrata dovuta allo Stato significa evadere sistematicamente l’imposta sul reddito e l’IVA sulle commissioni occulte. Denaro in nero che finisce nei caveau, nei paradisi fiscali, nei bonus miliardari. Reati tributari che diventano presupposto per il riciclaggio.
Il verdetto del giudice pignolo
Se applicassimo la legge alla lettera, senza “ma le banche sono speciali” e senza “è sempre stato così”:
- Amministratori delegati e direttori generali delle maggiori banche: 8-15 anni di reclusione ciascuno, interdizione perpetua dai pubblici uffici, confisca di tutto il patrimonio personale accumulato negli ultimi 20 anni.
- Banca d’Italia (gestore della Tesoreria fino al 2050): responsabilità amministrativa ex D.Lgs. 231/2001 con interdizione dall’esercizio dell’attività e sanzioni da centinaia di milioni.
- Specialisti in Titoli di Stato (quelli che comprano i BTP con moneta creata dal nulla): concorso in tutti i reati sopra.
Il tutto moltiplicato per decenni di operazioni. Parliamo di migliaia di anni di carcere cumulati e di centinaia di miliardi da restituire allo Stato.
La buona notizia (e la via d’uscita)
Tutto questo castello di carte crolla se lo Stato semplicemente riprende ciò che gli spetta di diritto: riconosce la moneta bancaria come legittima e complementare solo se le banche dichiarano il signoraggio come debito verso la Tesoreria gestita direttamente dallo Stato.
Si chiama Quantitative Balancing. Conti segregati per i cittadini (blindati e sicuri), banche più leggere, Stato che incassa ciò che gli spetta. Equilibrio di Nash a somma positiva.
Fino ad allora, signori banchieri del “quartierino”, il verdetto è uno solo:
Colpevoli. Tutti.