Il privilegio bancario invisibile
Chi crea i soldi dal nulla, chi decide dove vanno e perché la democrazia resta fuori dalla porta
In una democrazia moderna il popolo sovrano delega al Parlamento e al Governo il potere di gestire le risorse collettive. Eppure esiste un privilegio enorme, quasi mai spiegato al pubblico, che sfugge completamente a questo meccanismo: la creazione di moneta.
Non parliamo di banconote stampate dalla Banca centrale. Parliamo del 97 % circa della moneta in circolazione (i depositi sui nostri conti correnti), che nasce dal nulla quando una banca commerciale concede un mutuo, un finanziamento o un credito.
Il meccanismo che nessuno voleva dirci per decenni
Fino al 2014 la narrazione ufficiale era chiara e rassicurante: le banche intermediano i risparmi dei cittadini e li prestano a chi ne ha bisogno. Poi la Bank of England ha pubblicato il famoso articolo Money Creation in the Modern Economy (Quarterly Bulletin, marzo 2014):
«Nella moderna economia la maggior parte della moneta è creata dalle banche commerciali quando concedono prestiti. […] Le banche non agiscono come intermediari di fondi pre-esistenti.»
Banca d’Italia e BCE hanno seguito a ruota con documenti educativi. Prima di allora? Silenzio o vere e proprie favole sul “moltiplicatore monetario”.
Eppure, se guardiamo la legge italiana, non esiste nessuna norma esplicita che autorizzi questo privilegio.
L’articolo 10 del Testo Unico Bancario (D.Lgs. 385/1993) parla solo di:
- «raccolta del risparmio tra il pubblico»
- «esercizio del credito»
Cioè intermediazione. Non una riga che dica: «le banche possono creare depositi ex nihilo attraverso scritture contabili». È un vuoto normativo che dura da oltre un secolo, tollerato perché comodo.
Il secondo privilegio: decidere dove va il denaro appena creato
Creare soldi dal nulla non è solo un atto tecnico. È una scelta politica.
Quando una banca concede un credito, decide chi avrà accesso a quella nuova moneta e per cosa verrà usata. È potere puro:
- Può finanziare Jeffrey Epstein e la sua rete di potere (come emerso dai file).
- Può negare un mutuo a un’onesta start-up italiana che vuole innovare.
- Può riversare miliardi su progetti di armamenti, nucleare, speculazione immobiliare o attività antisociali.
- Può invece rifiutare investimenti in transizione ecologica, sanità pubblica o ricerca di base.
Nessun elettore ha mai votato per questo. Nessun Parlamento lo controlla. Nessuna commissione di inchiesta può convocare i consigli di amministrazione delle banche e chiedere: «Perché avete creato 500 milioni per quel fondo speculativo e zero per le PMI del Mezzogiorno?»
È politica senza democrazia.
La contraddizione con i principi costituzionali
La Costituzione italiana (art. 1) dice che la sovranità appartiene al popolo. La sovranità monetaria – cioè il potere di creare e allocare la moneta – è la forma più pura di sovranità economica. Eppure è stata appaltata a soggetti privati senza trasparenza, senza responsabilità diretta verso i cittadini e senza scrutinio democratico.
Questo crea un paradosso letale:
- Il popolo elegge chi governa le tasse e la spesa pubblica.
- Ma non elegge chi crea la moneta stessa e decide a chi darle.
È come se avessimo delegato al privato il potere di stampare banconote e poi ci lamentassimo che la politica non riesce a controllare l’economia.
Perché è stato tenuto nascosto così a lungo?
Perché ammettere la verità avrebbe significato aprire tre fronti pericolosissimi:
- Profitti privati colossali (interessi su denaro creato dal nulla).
- Pressione per riforme radicali (moneta sovrana, riserva al 100 %, creazione monetaria diretta dello Stato).
- Perdita di fiducia nel sistema: se la gente capisse che il suo mutuo crea e distrugge moneta, il mito della “banca che presta i soldi dei risparmiatori” crollerebbe.
È stata una scelta di comodità per banche e governi. Le banche guadagnano. I governi si indebitano senza dover stampare moneta direttamente (operazione politicamente tossica). Il cittadino paga l’inflazione come tassa occulta.
È ancora una democrazia se la moneta è privatizzata?
La domanda è semplice e scomoda: Può esistere una vera democrazia quando la risorsa più strategica – la moneta – è creata e allocata da soggetti privati senza alcun obbligo di trasparenza democratica?
Il privilegio bancario non è solo tecnico. È costituzionale. Finché non verrà riportato sotto controllo pubblico – con regole chiare, responsabilità diretta e scrutinio parlamentare – la parola “democrazia” resterà una mezza verità.
Il denaro non è neutrale. Chi lo crea decide chi vince e chi perde nella società. E oggi quel “chi” non siamo noi.
È ora di pretenderlo.
Fonti principali:
- Bank of England, Money Creation in the Modern Economy (2014)
- Testo Unico Bancario, art. 10
- Documenti educativi Banca d’Italia e BCE sulla moneta bancaria
Passa questo articolo. Parliamone. La trasparenza non è un optional della democrazia: è il suo fondamento.
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