sabato 31 ottobre 2026

Polonia: c'è una guerra civile per la presa della banca centrale?

Polonia: la guerra per la presa della banca centrale

In Polonia, nell’autunno del 2026, lo scontro tra il governo Tusk e il Governatore della Banca Nazionale di Polonia, Adam Glapiński, ha smesso di essere una disputa procedurale. È diventato un conflitto aperto sul controllo dell’istituzione che detiene le chiavi della moneta e dei pagamenti. Il caso mostra, in forma acuta, cosa accade quando l’indipendenza della banca centrale viene usata non per proteggere la stabilità dei prezzi, ma per mettere al riparo una linea politica dalle conseguenze di un cambio elettorale.

I fatti

Il 9 ottobre 2026 la Commissione per la Responsabilità Costituzionale del Sejm ha approvato una relazione che convalida otto capi d’accusa contro Glapiński. Tra questi: finanziamento indiretto del deficit di bilancio attraverso acquisti di asset nel 2020-21, operazioni condotte senza adeguata autorizzazione del Consiglio di Politica Monetaria, e violazione del dovere di apoliticità. La Commissione ha raccomandato all’aula di votare il rinvio del Governatore al Tribunale di Stato. Il voto è stato fissato per la seconda metà di novembre.

Secondo la legge ordinaria sul Tribunale di Stato basterebbe la maggioranza assoluta con la presenza di almeno metà dei deputati. Una sentenza del Tribunale Costituzionale del gennaio 2024 (K 23/23), emanata da un organo considerato catturato dalla precedente maggioranza, ha invece stabilito che servirebbe una maggioranza più alta e che la sospensione automatica del Governatore non sarebbe automatica. Glapiński e l’NBP si trincerano dietro questa pronuncia e dietro il principio di indipendenza della banca centrale, dichiarando che la procedura parlamentare è invalida e che non vi parteciperanno.

In parallelo l’NBP ha sottolineato che il Governatore ha il potere esclusivo di convocare le riunioni del Consiglio di Politica Monetaria e che l’istituto non può operare normalmente senza di lui. Con la scadenza del mandato del vice-governatore Adam Lipiński (4 novembre) e il rifiuto di Tusk di controfirmare le nomine proposte da Glapiński, il consiglio di amministrazione rischia di scendere sotto la soglia legale minima. I mercati hanno già reagito: lo złoty ha subito pressione e l’incertezza politica è diventata un fattore di rischio macroeconomico.

Il Presidente della Repubblica Karol Nawrocki sostiene apertamente la resistenza di Glapiński. Anche se il Sejm votasse a favore del rinvio, resterebbero ostacoli istituzionali ulteriori.

Il meccanismo in azione

Questo non è un semplice conflitto tra due schieramenti politici. È l’esercizio concreto del potere strutturale di cui dispone una banca centrale indipendente.

L’indipendenza, presentata come garanzia contro l’inflazione e contro le pressioni di breve periodo, viene qui usata come scudo contro un controllo parlamentare democraticamente eletto. Il Governatore non ha bisogno di dichiarare guerra al governo: gli basta rendere più costosa, più rischiosa o giuridicamente contestata l’applicazione delle regole ordinarie di responsabilità. Minacciare difficoltà operative sulla politica monetaria, appoggiarsi a una sentenza di un tribunale catturato e contare sul sostegno del Presidente della Repubblica produce lo stesso effetto: lo Stato eletto si scopre nudo di fronte a un’istituzione che controlla le condizioni materiali del sistema monetario.

Il governo Tusk ha la maggioranza parlamentare e la legittimazione elettorale. Non controlla però le chiavi operative della banca che regola i pagamenti, gestisce le riserve e decide le condizioni di accesso alla liquidità. Quando quelle chiavi vengono usate per alzare il costo politico di un’azione del Parlamento, il voto popolare incontra un limite che non ha scelto.

Il parallelo con l’architettura generale

Il caso polacco replica, in forma acuta e nazionale, le stesse leve che operano in altri Paesi, Italia compresa:

  • Il monopolio della moneta di regolamento e la capacità di rendere più difficile il funzionamento del sistema dei pagamenti.
  • Il controllo delle condizioni tecniche (qui espresse attraverso la governance interna e la convocazione degli organi).
  • L’uso dell’indipendenza formale come barriera asimmetrica: protegge la banca dallo Stato, non protegge lo Stato dalla banca.
  • La possibilità di generare incertezza di mercato sufficiente a disciplinare un governo.

Non serve un complotto quotidiano. Basta un’architettura in cui l’istituzione non eletta detiene l’asset finale con cui si chiudono i pagamenti e può alzare il prezzo, politico e finanziario, di qualsiasi tentativo di sottoporla a responsabilità democratica.

Conclusione

La guerra per la Banca Nazionale di Polonia non è una disputa tecnica sulla maggioranza richiesta in un voto. È un test sul fatto se un governo eletto dal popolo possa o meno esercitare il controllo su chi detiene le chiavi della moneta. Finché l’indipendenza della banca centrale viene trattata come un valore assoluto e non come uno strumento subordinato all’interesse del popolo sovrano, lo Stato resta esposto a questo tipo di ricatto istituzionale.

Il voto di novembre dirà quanto a lungo questo scudo può resistere. Ma il meccanismo è già visibile: le regole create per proteggere la moneta dalla politica vengono usate per proteggere una politica dalla democrazia. L’interesse supremo dello Stato — essere servitore fedele del popolo sovrano — si scontra qui con un’architettura che pone un’istituzione non eletta al di sopra di quel popolo.

BONUS

Smontare l'architettura del ricatto monetario e restituire la sovranità democratica alla nazione polacca.
Per fortuna dei polacchi (e a differenza degli italiani), la Polonia possiede un vantaggio strategico immenso: non è nell'Eurozona. Ha la propria moneta (lo Złoty, PLN), la propria banca centrale (NBP), e il suo debito pubblico è denominato quasi interamente in valuta locale. Questo significa che la Polonia non è tecnicamente costretta a subire il "ricatto" dei mercati o di Francoforte. Ha, sulla carta, gli strumenti per esercitare una sovranità monetaria piena.
Il problema, come abbiamo visto, non è la mancanza di strumenti tecnici, ma il fatto che questi strumenti sono stati "blindati" costituzionalmente e politicamente per sfuggire al controllo democratico.
Ecco un piano strategico in quattro mosse su come la Polonia potrebbe, in teoria, liberarsi dal potere bancario (interno ed esterno) per servire la propria democrazia, anziché esserne ostaggio.

1. Il "Grande Vantaggio" Polacco: Perché la fuga è possibile

Prima di agire, bisogna capire perché la Polonia ha un margine di manovra che l'Italia o la Grecia non hanno mai avuto.
  • Nessun "Rischio Cambio" sul Debito Pubblico: Il debito sovrano polacco è in Złoty. Se la banca centrale polacca decidesse di coordinarsi con il Tesoro per finanziare investimenti strategici (infrastrutture, transizione energetica, difesa), non si creerebbe il panico da svalutazione del debito estero che ha distrutto l'Argentina o la Grecia. Il debito verrebbe semplicemente rifinanziato in valuta nazionale.
  • Lo Scudo Geopolitico (L'Arma NATO): La Polonia è oggi il pilastro militare della NATO in Europa, la frontiera calda contro la Russia. Gli Stati Uniti non permetteranno mai un collasso finanziario polacco, né permetterebbero all'UE di affamare Varsavia tramite sanzioni economiche, perché distruggerebbero la sicurezza del fianco orientale. Questo dà alla Polonia un potere negoziale verso i mercati e verso Bruxelles che nessun altro Paese ha.

2. Mossa Uno: Smantellare la Fortezza del PiS (La Restaurazione Legale)

Prima di poter riformare la banca centrale, la democrazia polacca deve riprendere il controllo delle proprie istituzioni di garanzia. Il problema di Tusk oggi è che non può toccare Glapiński perché il Tribunale Costituzionale (TK) "catturato" dal PiS lo protegge con sentenze come la K 23/23.
La via d'uscita non è appellarsi alla BCE, ma usare la Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) come un bisturi chirurgico, non come un padrone. La CGUE ha già stabilito in passato che il Tribunale Costituzionale polacco, nella sua attuale composizione, non è un tribunale indipendente. La strategia democratica consiste nel far dichiarare giuridicamente inesistenti le sentenze del TK (inclusa la K 23/23). Se le sentenze del TK sono nulle, cade l'ostacolo della "maggioranza qualificata" inventata dai giudici del PiS. A quel punto, il Parlamento polacco, usando le sue normali prerogative democratiche (maggioranza assoluta), può processare Glapiński davanti al vero Tribunale di Stato per "colpa grave" (la fattispecie prevista anche dai Trattati europei per rimuovere un governatore).
Questa non è una "cattura esterna": è l'uso del diritto sovranazionale per bonificare il terreno democratico interno dai sabotatori.

3. Mossa Due: La Riforma Costituzionale della NBP (La Banca Centrale Democratica)

Una volta rimosso Glapiński e ripulito il TK, il Parlamento polacco deve affrontare il nodo strutturale: l'attuale Costituzione polacca (art. 227) blinda l'indipendenza della NBP in modo assoluto, dando al Governatore e al Consiglio di Politica Monetaria (MPC) un potere quasi feudale.
Per "liberare" la Polonia dal potere bancario, serve una Riforma Costituzionale (che richiede i 2/3 dei voti, un obiettivo politico di lungo periodo) che ridefinisca il ruolo della moneta nella democrazia. Il modello da adottare non è la sottomissione politica stile sudamericano, ma la Banca Centrale a Doppio Mandato e Controllata:
  • Fine del Monomandato Inflazionistico: L'obiettivo primario della NBP non deve essere più solo la "stabilità dei prezzi" (che spesso si traduce nel soffocare la crescita per compiacere i creditori), ma un doppio mandato: stabilità dei prezzi e piena occupazione/sviluppo produttivo, sul modello della Federal Reserve americana.
  • Democratizzazione dell'MPC: Oggi i membri del Consiglio di Politica Monetaria sono nominati in modo da sfuggire al ciclo elettorale. Una riforma democratica dovrebbe prevedere che una parte dei membri dell'MPC sia nominata dal Parlamento con audizioni pubbliche trasparenti, e che il Parlamento possa esprimere voti consultivi vincolanti sulle linee guida macroeconomiche generali (non sui singoli tassi di interesse).
  • Divieto di "Paralisi Istituzionale": Deve essere introdotto per legge il reato di sabotaggio istituzionale per un governatore che rifiuti di collaborare con le commissioni d'inchiesta parlamentari o che minacci di bloccare la politica monetaria per ragioni personali.

4. Mossa Tre: Creare un Circuito del Credito Pubblico (L'Alternativa alle Banche)

Il potere di ricatto della banca centrale e delle banche private si basa sul fatto che lo Stato e le imprese non hanno alternative per finanziarsi. Se la Polonia vuole essere libera, deve creare un sistema circolatorio finanziario alternativo.
  • Potenziamento della BGK (Bank Gospodarstwa Krajowego): La banca statale polacca per lo sviluppo deve diventare un colosso. Invece di implorare le banche private di erogare mutui o prestiti alle imprese (soggette alle regole di Basilea e ai capricci della liquidità della NBP), lo Stato polacco può finanziare la transizione energetica, l'edilizia popolare e le infrastrutture emettendo bond acquistati direttamente dalla BGK, sostenuta da garanzie statali.
  • Moneta Fiscale (Titoli di Credito Fiscale): Lo Stato potrebbe emettere strumenti utilizzabili per pagare le tasse future. Questi strumenti, pur non essendo moneta legale (per non violare i trattati), circolerebbero nell'economia reale polacca come liquidità parallela, permettendo al governo di stimolare la domanda interna e pagare i fornitori dello Stato senza passare per il mercato obbligazionario internazionale o per il "permesso" della NBP.

5. Mossa Quattro: L'Arma del "Ricatto Geopolitico"

Se i mercati internazionali o le istituzioni europee reagissero a questa democratizzazione della Polonia con attacchi speculativi contro lo Złoty o minacciando di tagliare i fondi strutturali, la Polonia ha in mano la carta vincente: la Sicurezza Europea.
Varsavia potrebbe rispondere con la dottrina del "Sovranismo di Sicurezza": "Se Bruxelles e Francoforte ci negano lo spazio democratico per gestire la nostra moneta e la nostra banca centrale al servizio del nostro popolo, la Polonia rivedrà il suo contributo logistico, militare e di intelligence al fianco orientale della NATO. Non possiamo difendere l'Europa se l'Europa ci affama finanziariamente".
Nessun cancelliere tedesco, nessun presidente francese e nessun presidente americano oserebbe mai innescare una crisi valutaria polacca di fronte a una minaccia del genere. Il potere militare polacco si trasformerebbe istantaneamente in scudo per la sovranità monetaria.

Uscire dall'Infanzia Istituzionale

La versione che va "verso una cattura maggiore" (affidarsi alla BCE, accettare le regole di un'Europa tecnocratica) è la versione dell'Europa infantile: Stati-Nazione che, non fidandosi di se stessi, chiedono a un genitore severo a Francoforte di legarli all'albero maestro per non fare danni.
La versione della liberazione democratica è la versione dell'Europa adulta. Significa che il popolo polacco, attraverso il suo Parlamento, si riappropria della leva monetaria. Non per stampare moneta per corrompere gli elettori (come faceva il PiS di nascosto tramite le banche statali), ma per indirizzare strategicamente il credito verso la produzione, il lavoro e la sicurezza nazionale.
Liberare la Polonia dal potere bancario non significa abolire la banca centrale, ma rovesciare la gerarchia costituzionale: la politica monetaria deve essere uno strumento della democrazia, non il suo padrone. Se la Polonia riuscirà a dimostrare che uno Stato può riprendere il controllo della propria moneta senza scivolare nell'iperinflazione o nell'autoritarismo, avrà fornito all'intera Europa (inclusa l'Italia) il modello pratico per smantellare l'architettura del ricatto tecnocratico che oggi soffoca le democrazie occidentali.

venerdì 30 ottobre 2026

Lo Stato satellite della Banca d'Italia, il governo invisibile

Il potere strutturale della banca centrale: un governo di fatto sopra lo Stato

La banca centrale non vota in Parlamento, non nomina ministri, non risponde al popolo. Eppure dispone di strumenti operativi che possono rendere impraticabile qualsiasi scelta di governo che contrasti con i suoi vincoli. Questi strumenti non agiscono con proclami politici, ma attraverso l’infrastruttura stessa della moneta: il regolamento dei pagamenti, l’accesso alle riserve, i collaterali ammessi, il mercato dei titoli di Stato, la tesoreria pubblica e i saldi interbancari.


Di fatto è un governo occulto. Non nel senso di riunioni segrete quotidiane, ma nel senso preciso che un’istituzione non eletta controlla le condizioni materiali senza le quali lo Stato eletto non può agire. L’interesse supremo dello Stato è essere servitore fedele dell’interesse del popolo sovrano. Quando un’architettura istituzionale impedisce allo Stato di assolvere a questo compito, quella architettura va smontata o subordinata.

1. Il monopolio della moneta di regolamento

Tutti i pagamenti interbancari si chiudono in riserve, passività della banca centrale. Se una banca non ha riserve o non può procurarsele alle condizioni fissate dalla banca centrale, i pagamenti dei suoi clienti si bloccano o diventano proibitivi. La banca centrale è l’unica che può creare queste riserve senza limite tecnico. Questo le dà il potere di ultima istanza sul funzionamento quotidiano del sistema dei pagamenti.

La moneta che usiamo ogni giorno esiste solo perché può essere regolata in moneta di banca centrale. Il sistema bancario vive in dipendenza permanente da un’istituzione non eletta. Irrigidire l’offerta di riserve non colpisce “il governo” in astratto: colpisce il credito, la stabilità dei pagamenti e la capacità dello Stato di perseguire l’interesse del popolo.

2. Il framework dei collaterali

Per ottenere riserve le banche devono offrire collaterale idoneo secondo regole fissate dalla banca centrale: titoli di Stato, covered bond, prestiti, obbligazioni societarie. La banca centrale decide cosa è accettabile, con quale haircut e a quali condizioni. Modificare questi parametri cambia immediatamente la capacità delle banche di finanziarsi e, di riflesso, il costo del debito pubblico e del credito all’economia.

Non serve una dichiarazione di ostilità. Basta una “revisione tecnica” dei criteri di rischio. Nel caso italiano, trattare i titoli di Stato come collaterale meno sicuro basta a mettere sotto pressione le banche e a costringere il governo a piegarsi. È una leva politica travestita da prudenza.

3. Il mercato dei titoli di Stato e i primary dealer

La banca centrale non compra di norma direttamente dal Tesoro. Compra sul secondario attraverso i primary dealer. Quando compra in modo ampio e prevedibile, sostiene i prezzi e abbassa i rendimenti. Quando si ritira o vende, i rendimenti salgono e lo spazio fiscale dello Stato si restringe in tempi rapidissimi.

I primary dealer non sono neutrali: intermediario e mascherano quello che economicamente è un assorbimento di debito pubblico da parte della banca centrale. La presenza o l’assenza di questo acquirente di ultima istanza decide se una politica del governo eletto è finanziariamente sostenibile o no. Lo Stato resta esposto a una disciplina che non ha scelto e che non può revocare.

4. Il “divorzio” e la Tesoreria di Stato sempre in mano alla Banca

Nel 1981 il “divorzio” pose fine all’obbligo formale della Banca d’Italia di comprare i titoli invenduti. Fu presentato come indipendenza e disciplina. Nella pratica la banca centrale è rimasta la banca dello Stato: il conto di tesoreria è presso di essa, i flussi di cassa pubblici transitano dai SUOI conti, la liquidità del settore pubblico è sotto il SUO controllo operativo.

Il divorzio ha eliminato l’obbligo di finanziamento automatico e ha lasciato intatta la dipendenza strutturale. Lo Stato non può più ordinare alla banca di comprare i propri titoli, ma dipende da essa per far funzionare la propria cassa e i propri pagamenti. L’indipendenza protegge la banca; lo Stato resta nudo.

5. TARGET2 e i saldi dell’Eurosistema

I pagamenti transfrontalieri generano saldi TARGET2. L’Italia ha una posizione debitoria ampia verso l’Eurosistema. Questi saldi sono passività della Banca d’Italia. Finché si resta nell’euro restano contabilità interna. In caso di tensione o di uscita diventano un terreno di conflitto immediato: continuità dei pagamenti, redenominazione, fuga di capitali, trattamento dei saldi.

TARGET2 è una catena tecnica che tiene il Paese dentro l’architettura. Il solo rischio di doverla affrontare senza accordo basta a disciplinare un governo. È un vincolo materiale che riduce lo spazio politico di chi mette in discussione l’appartenenza all’euro.

6. L’indipendenza come scudo asimmetrico

L’indipendenza formale protegge la banca centrale dallo Stato. Non protegge lo Stato dalla banca centrale. Un governo eletto dal popolo sovrano non controlla la moneta di regolamento, le condizioni di accesso alle riserve, il conto di tesoreria, le regole sui collaterali né le chiavi del sistema dei pagamenti.

La sovranità popolare si esprime con elezioni e leggi di bilancio. La condizione materiale perché quelle leggi siano eseguibili dipende da un’istituzione non eletta, vincolata a trattati e collocata oltre il perimetro dello Stato nazionale. Quando questa istituzione usa le sue leve tecniche per rendere impraticabile una scelta del governo, sta esercitando un potere di veto di fatto sull’interesse del popolo sovrano.

7. Smontare il sistema nell’interesse del popolo sovrano

L’interesse supremo dello Stato è servire il popolo sovrano, non preservare l’indipendenza di un’istituzione che può vanificare le scelte di quel popolo. Qualsiasi riforma o uscita deve essere giudicata su questo criterio.

Restare nell’euro e riformare richiede una coalizione europea capace di cambiare trattati, mandato della BCE e divieto di finanziamento monetario. Finché questo non avviene, le leve restano in mano a un’istituzione non eletta. Ridurre la vulnerabilità nazionale (debito più interno, scadenze più lunghe, banche pubbliche più forti, piani di contingenza) può alzare il costo politico di usare quelle leve, ma non le elimina.

Uscire dall’euro e ricostruire una sovranità monetaria piena è tecnicamente possibile solo con preparazione, legittimazione democratica esplicita, legge di conversione ordinata, controlli temporanei sui capitali e una banca centrale nazionale il cui mandato sia definito dal Parlamento e subordinato all’interesse del popolo, non a un’indipendenza che la pone al di sopra di esso. Senza capacità produttiva e senza patto sociale, la sovranità monetaria si traduce in inflazione. Con preparazione e legittimazione, è l’unico modo per togliere allo Stato la condizione di nudo di fronte a un potere non eletto.

La moneta fiscale o strumenti simili possono essere un cuscinetto temporaneo, ma non sostituiscono il controllo della moneta di regolamento.

Conclusione

Il potere della banca centrale è un potere di infrastruttura che decide, in silenzio, quali politiche del governo eletto sono possibili e quali no. L’indipendenza la protegge dallo Stato; lo Stato, di fronte a essa, è nudo. Questo assetto contraddice l’interesse supremo dello Stato: essere servitore fedele del popolo sovrano.

Non è invincibile. È un’architettura storica. Può essere modificata o smontata. Ma solo se lo Stato riafferma, con atti concreti e non con retorica, che la moneta e il sistema dei pagamenti devono servire l’interesse del popolo, non subordinare il popolo alle condizioni tecniche di un’istituzione non eletta.

giovedì 29 ottobre 2026

Quantitative Balancing: Come l’Accounting View of Money di Bossone e Costa rafforza il caso

La moneta non è debito. E allora di chi è il signoraggio?


Come l’Accounting View of Money di Bossone e Costa rafforza il caso del Quantitative Balancing

Biagio Bossone e Massimo Costa hanno pubblicato sull’Institute for New Economic Thinking un articolo dal titolo chiaro: Sovereign Money is not Debt: Why Central Bank Accounting Must Change. La tesi è semplice e, una volta compresa, difficile da ignorare.

Oggi le banche centrali registrano le riserve, le banconote e un’eventuale moneta digitale come se fossero un debito verso chi le detiene. Bossone e Costa osservano che questa convenzione è un residuo dell’epoca in cui la moneta era convertibile in oro. In un sistema fiat, in cui non esiste più un’attività superiore in cui “rimborsare” la moneta, quella classificazione non ha più senso. La moneta sovrana non è un prestito che la banca centrale ha contratto con i cittadini o con le banche. È un’emissione che crea valore per autorità pubblica. Per l’emittente andrebbe quindi rappresentata come equity (patrimonio netto sovrano), e per chi la detiene come un attivo in custodia, non come un credito verso la banca centrale.

L’articolo non propone di cambiare il modo in cui le banche centrali operano. Propone di smettere di raccontare una storia contabile che non corrisponde più alla realtà. Il punto è di trasparenza: se continuiamo a chiamare “debito” ciò che debito non è, rendiamo opaca la natura della moneta e nascondiamo chi, in ultima analisi, beneficia della sua creazione.

Qui entra il Quantitative Balancing.

Se già la moneta della banca centrale non è “debito” nel senso convenzionale, a maggior ragione non lo è — o non lo è interamente — la moneta creata dalle banche commerciali quando concedono un prestito. Quando una banca eroga un mutuo o un finanziamento a un’impresa, non presta risorse che ha già: crea un deposito. Quel deposito è moneta nuova. Il potere di crearla non è formalizzato come funzione sovrana delegata, e il reddito che ne deriva (il signoraggio) resta in gran parte privatizzato, catturato attraverso spread, interessi su titoli di Stato e commissioni.

Il Quantitative Balancing propone di rendere esplicita questa realtà. La quota di moneta bancaria creata via credito viene riclassificata, nel reporting, come passività di signoraggio verso il Tesoro. Le banche restano custodi dei fondi dei clienti (i diritti dei depositanti non cambiano), ma non restano proprietarie del reddito da sovranità monetaria. Secondo la regola del framework, il 97 % di quel flusso torna al Tesoro man mano che i prestiti vengono rimborsati (riflusso), mentre il 3 % resta alle banche come monetaggio per la creazione e la gestione del circuito di trasmissione.

Non si tratta di un prelievo sui depositi esistenti, né di un’entrata di cassa immediata. Si tratta di rendere visibile e contabilizzato un flusso che oggi esiste già, ma resta opaco. L’articolo di Bossone e Costa fornisce il fondamento contabile e concettuale per questa operazione: se la moneta sovrana della banca centrale non è debito, anche la moneta bancaria creata ex nihilo non può continuare a essere trattata come se le banche stessero semplicemente intermediando risorse già esistenti.

Il Quantitative Balancing non sostituisce l’Accounting View of Money: la completa. L’AVM chiarisce la natura della moneta della banca centrale. Il QB estende la stessa esigenza di trasparenza alla moneta creata dalle banche commerciali e propone un meccanismo operativo (il 97/3, il coefficiente α di allocazione produttiva, il dual reporting) per far sì che il reddito da sovranità monetaria torni, in quota, alla collettività.

In un momento in cui molti Paesi — compresi quelli emergenti sotto programma del Fondo Monetario — cercano strumenti per rafforzare la trasparenza fiscale e monetaria senza aumentare tasse distorsive, questa convergenza è rilevante. Non perché prometta entrate automatiche, ma perché toglie di mezzo una delle principali obiezioni concettuali: l’idea che la creazione di moneta sia necessariamente “debito” e che quindi il relativo reddito non debba essere reso esplicito.

La moneta non è debito. Una volta accettato questo, la domanda successiva diventa inevitabile: di chi è, allora, il signoraggio?


Centro Italiano Studi Monetari – Ottobre 2026
Riferimento: Bossone, B. e Costa, M. (2026), “Sovereign Money is not Debt: Why Central Bank Accounting Must Change”, Institute for New Economic Thinking.

lunedì 26 ottobre 2026

Banche: la Cassazione descrive l’occultamento e sanziona chi lo denuncia

 Il re è nudo

Quando la Cassazione descrive l’occultamento e sanziona chi lo denuncia

L’episodio descritto da Collodi (capitolo XIX): Pinocchio denuncia il furto del Gatto e della Volpe e il giudice lo manda in prigione.

Il 24 ottobre 2026 la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha depositato l’ordinanza n. 27715. Il ricorrente aveva chiesto il premio di ritrovamento previsto dagli artt. 927-930 c.c. su moneta scritturale non contabilizzata, quantificando il premio in circa 1,27 miliardi di euro su una somma di 25,476 miliardi che, secondo la tesi, la banca aveva generato senza iscriverla. La domanda è stata respinta in tutti i gradi.

Nell’ordinanza la Corte affronta la questione dello smarrimento. Dopo aver dichiarato assorbita la qualificazione della moneta scritturale come cosa mobile, scrive:

«anche a voler configurare la condotta denunciata dal ricorrente come “occultamento” […] frutto di una precisa decisione adottata dall’odierna controricorrente […] in conformità ad una prassi del sistema bancario […] mai aveva perso contezza – in capo ai suoi organi rappresentativi – della “collocazione” […] della moneta scritturale» (ord. n. 27715/2026, pp. 14-15).

La formula è ipotetica («anche a voler configurare»). La Corte non accerta autonomamente l’occultamento; assume come vera, ai fini del ragionamento, la ricostruzione del ricorrente e la usa per negare lo smarrimento. Nello stesso provvedimento non rinvia gli atti ad alcun organo di vigilanza, non segnala irregolarità contabili, non apre alcun procedimento. Usa la descrizione per respingere la domanda.

Contemporaneamente lascia definitiva la condanna per lite temeraria. I 12.500 euro ex art. 96 c.p.c. erano stati liquidati dal Tribunale di Genova (sent. n. 460/2019) e confermati dalla Corte d’Appello. La Cassazione respinge il motivo di ricorso sul punto con un’osservazione formale e non riforma la statuizione. Liquida inoltre le spese del giudizio di legittimità in 40.200 euro, calcolandole non sul valore dichiarato del ricorso (25 milioni) ma sul valore effettivo della controversia (25,476 miliardi). Nega che quella somma costituisca oggetto giuridico ai fini degli artt. 927-930 e, nello stesso provvedimento, la usa come base di calcolo di quanto deve pagare chi l’aveva indicata.

Il risultato è questo. La Suprema Corte descrive la condotta come occultamento volontario e sistematico, conforme a una prassi del sistema bancario. Lo fa assumendo come vera la tesi del ricorrente. Poi usa quella descrizione per respingere la domanda, lascia ferma la condanna per lite temeraria e calcola le spese sull’intera somma contestata. Non ne trae alcuna conseguenza sul piano della responsabilità della banca o degli amministratori.

Questa sequenza evidenzia un’asimmetria. L’art. 96 c.p.c. consente di sanzionare la parte che agisce in modo temerario. Non esiste un meccanismo simmetrico che sanzioni il giudice quando, dopo aver descritto una condotta come occultamento volontario e prassi di sistema, non ne tragga conseguenze e carichi i costi sul contestatore. La responsabilità civile del magistrato (L. 117/1988) richiede dolo o colpa grave e, nella pratica, è quasi inaccessibile di fronte a un’interpretazione discutibile ma non palesemente illegittima. Il controllo ordinario si esaurisce nei gradi di giudizio. Una volta formato il giudicato, la descrizione della prassi resta nel provvedimento e la sanzione resta a carico di chi l’ha sollevata.

Il caso non richiede teorie del complotto. Basta leggere l’ordinanza. La Corte ha descritto l’occultamento, l’ha usato contro il ricorrente e ha calcolato le spese sulla somma che aveva appena escluso come oggetto giuridico. Ha lasciato la prassi intatta e ha colpito chi l’aveva indicata. In un sistema che si definisce di diritto, questa sequenza costituisce di per sé uno squilibrio. Non perché sia stata violata una norma scritta, ma perché le norme esistenti sono state applicate in modo da proteggere la prassi descritta e punire la denuncia.

Il re è nudo. Non perché qualcuno lo abbia spogliato con un argomento nuovo, ma perché l’ordinanza stessa ha descritto la nudità e ha poi quantificato il costo di averla indicata.


Box – Precedenti
Casi come quello di Giacinto Auriti (signoraggio) e le numerose cause promosse dall’avv. Alfonso Luigi Marra e dall'Avv. Marco della Luna presentano esiti diversi e impianti processuali non sovrapponibili. Vengono richiamati solo come esempi di domande che hanno sollevato questioni di creazione monetaria e che sono state respinte senza esame di merito sulla tesi contabile. Non costituiscono precedenti vincolanti né un filone unitario.


Nota metodologica
Tutte le citazioni testuali sono tratte dall’ordinanza Cass. civ., Sez. I, n. 27715/2026, depositata il 24 ottobre 2026, pagine 14-15. Gli importi delle spese sono desunti dai provvedimenti di primo grado, di appello e di legittimità. Il valore di 25,476 miliardi è quello risultante dagli atti e utilizzato dalla Cassazione per la liquidazione delle spese di legittimità. L’articolo non nomina i magistrati estensori.


Riferimenti

  • Cass. civ., Sez. I, ord. 24 ottobre 2026, n. 27715
  • Trib. Genova, sent. n. 460/2019
  • App. Genova, sent. n. 535/2022
  • Artt. 927-930 c.c.; art. 96 c.p.c.; L. 117/1988

domenica 25 ottobre 2026

U.S::2026 National Public Banking Institute Conference

 

2026 National Public Banking Institute Conference - Day 1


2026 National Public Banking Institute Conference - Day 2



2026 National Public Banking Institute Conference - Day 3




sabato 24 ottobre 2026

Rilancio del dollaro 2.0: stablecoin, titoli del Tesoro e il ruolo delle banche pubbliche

 


La fuga di dollari digitali, immagine di ScheerPost

La strategia di Washington sulle stablecoin potrebbe rafforzare il dollaro, rendendo i titoli del Tesoro statunitensi la garanzia per una nuova valuta digitale. Ma chi riceverà gli interessi e chi erogherà i prestiti?

Da diversi anni, "la morte del dollaro" è un titolo ricorrente, supportato da dati inconfutabili. La quota del dollaro nelle riserve valutarie globali è scesa da oltre il 70% nel 1999 a circa il 57% di oggi . La scorsa primavera, l'oro ha superato i titoli del Tesoro statunitensi come principale asset nelle riserve delle banche centrali estere per la prima volta dalla metà degli anni '90. I paesi BRICS stanno regolando una parte maggiore dei loro scambi commerciali nelle proprie valute e gli Stati Uniti hanno utilizzato il dollaro come arma sanzionatoria così spesso che sia le nazioni amiche che quelle rivali stanno cercando una via d'uscita. Un argomento un tempo confinato agli speculatori aurei e alle newsletter catastrofiste è ormai diventato di dominio pubblico .

Al simposio della Federal Reserve a Jackson Hole, tenutosi ad agosto, tuttavia, un documento di Eswar Prasad e colleghi ha evidenziato una serie di dati diversa. È vero che la quota del dollaro nelle riserve delle banche centrali è diminuita e che le riserve di titoli del Tesoro detenute dalle banche centrali estere sono rimaste stabili intorno ai 4 trilioni di dollari. Ma le riserve private estere sono aumentate da 1 trilione di dollari nel 2010 a oltre 5 trilioni di dollari oggi. Il mondo non sta tanto abbandonando il dollaro quanto cambiando chi lo detiene. E gli autori prevedono che le stablecoin accelereranno questo cambiamento, alimentando la domanda globale di dollari nei titoli del Tesoro statunitensi necessari per sostenerle. Il dollaro potrebbe non essere tanto in fase di declino quanto in fase di riprogettazione.

Secondo lo stratega finanziario Matt Dines, che ha partecipato al recente vertice del G20 tra ministri delle finanze e governatori delle banche centrali ad Asheville, è in corso un "reset del dollaro". La sua tesi è che Washington non stia cercando tanto di sostenere il vecchio dollaro quanto di costruirne uno nuovo su fondamenta diverse: fondamenta costituite proprio dal debito che preoccupa tanto tutti. Ad agosto il debito nazionale ha superato i 40 trilioni di dollari, con interessi annui superiori a 1 trilione di dollari. 

L'idea che il debito pubblico possa essere un bene non è nuova. Un titolo del Tesoro è un debito del governo, ma rappresenta un bene per chi lo possiede. L'idea risale ad Alexander Hamilton, il primo Segretario del Tesoro degli Stati Uniti. Di fronte all'enorme debito contratto durante la Guerra d'Indipendenza, lo trasformò in un bene accettandolo come tre quarti del pagamento per le azioni della Prima Banca degli Stati Uniti. Il debito divenne così il capitale di una banca nazionale che generava credito per il Paese.

Il nuovo sistema di rivalutazione del dollaro produrrebbe un effetto simile su scala globale: i titoli del Tesoro, una parte del debito pubblico, diventerebbero le attività a garanzia della valuta digitale utilizzata per gli scambi commerciali mondiali.

La vista da Asheville

Il vertice del G20 di fine agosto è stato ospitato dal Segretario del Tesoro Scott Bessent e vi ha partecipato il nuovo Presidente della Federal Reserve Kevin Warsh. L'agenda ufficiale verteva su crescita, deregolamentazione, sicurezza energetica e debito sovrano. Ma Dines ne ha tratto un insegnamento più importante, che ha illustrato in un video intitolato " Quantitative Credit Guidance: G20 Says Growth Is the Only Way Out" (Linee guida quantitative sul credito: il G20 afferma che la crescita è l'unica via d'uscita ).

Secondo la sua interpretazione, i funzionari che attualmente gestiscono la politica monetaria statunitense sono giunti alla conclusione che il debito non può essere semplicemente eliminato con un altro ciclo di quantitative easing, come accadde dopo la crisi finanziaria del 2008, quando la Fed creò trilioni di dollari che finirono per gonfiare principalmente i prezzi di azioni e obbligazioni a Wall Street. Come riassume la tesi di Dines in un articolo di ZeroHedge , "Il periodo del QE è finito". La via d'uscita è "fornire credito a chi ha capacità (l'economia reale)", indirizzando il credito verso fabbriche, infrastrutture e investimenti produttivi piuttosto che verso la speculazione finanziaria.

Dines si rifà all'economista Richard Werner, il cui libro "Princes of the Yen" ha mostrato come la banca centrale giapponese abbia utilizzato la "guida a finestra" per indirizzare il credito bancario verso l'industria produttiva. Ciò che conta, sostiene Werner, non è solo la quantità di denaro creato, ma anche la sua destinazione: il credito per l'acquisto di beni esistenti gonfia i prezzi, mentre il credito per la produzione di nuovi beni e servizi crea crescita senza inflazione.

Bessent ha affermato: " L'unico modo per uscirne è crescere economicamente ". Se questo tipo di crescita sia realizzabile è oggetto di dibattito. Ma sostenere la crescita economica rappresenta solo metà del piano per il nuovo dollaro. L'altra metà riguarda il funzionamento stesso del dollaro, ovvero ciò che lo sostiene negli scambi commerciali. 

I tuoi dollari sono le promesse di pagamento della tua banca.

La maggior parte del denaro che usiamo oggi non è denaro contante emesso dal governo. Si tratta di depositi bancari, e un deposito rappresenta una passività per la banca, la sua promessa di pagare dollari a richiesta. Quando una banca concede un prestito, non presta i risparmi di qualcun altro. Accredita sul conto del mutuatario un nuovo deposito. Il prestito è un'attività della banca; il deposito è una sua passività. È così che si espande l'offerta di moneta . 

Storicamente, quando un depositante richiedeva il proprio denaro, la banca lo pagava in oro o argento. Oggi si utilizzano le riserve della Federal Reserve: saldi digitali detenuti dalle banche presso la Fed, oppure le banconote cartacee in cui le riserve possono essere convertite. I depositi rappresentano solo una promessa di consegna di quel denaro "reale", e nessuna banca ne detiene a sufficienza per pagare tutti contemporaneamente. Il sistema funziona perché non tutti i depositanti richiedono il proprio denaro nello stesso momento e perché la garanzia dei depositi e la Fed lo sostengono.

Quando però la fiducia viene meno, una banca può fallire anche se i suoi attivi sembrano sicuri. La Silicon Valley Bank deteneva titoli del Tesoro a lungo termine e titoli garantiti da mutui ipotecari, considerati tra gli attivi più sicuri in assoluto. Ma quando i tassi di interesse sono aumentati, queste obbligazioni hanno perso valore di mercato. Nel marzo 2023, i depositanti hanno cercato di ritirare 42 miliardi di dollari in un solo giorno e la SVB non è riuscita a vendere le sue obbligazioni abbastanza velocemente e a un prezzo sufficiente a soddisfare la domanda. La banca è fallita nel giro di 48 ore. Il crollo finanziario del 2008 è stato peggiore, perché gli attivi erano mutui subprime, praticamente invendibili.

Dines osserva che il dollaro scambiato a livello globale è da tempo "basato sulle passività". Il vasto mercato offshore degli "eurodollari" si basa su titoli di debito in dollari emessi da banche di Londra e di altre città, banche che non dispongono di conti di riserva presso la banca centrale statunitense e sono al di fuori della portata delle autorità di regolamentazione statunitensi. Quando tale mercato si è bloccato nel 2008, la Fed ha dovuto aprire linee di swap di emergenza verso le banche centrali estere per impedirne il collasso. Secondo Dines, è proprio questo sistema "basato sulle passività" che sta venendo abbandonato.

Cambiare la base su cui si regge il dollaro

Il GENIUS Act, firmato nel luglio 2025, ha creato un'alternativa al dollaro basato sulle passività e garantito da titoli di debito bancari. Le stablecoin in dollari regolamentate sono garantite in rapporto 1:1 da contanti e buoni del Tesoro a breve termine. In un podcast di giugno , Dines ha affermato che la legge spinge il dollaro verso "una definizione basata sugli asset", un dollaro che "è ancorato e riservato in rapporto 1:1 al debito del Tesoro statunitense". Il vecchio dollaro offshore " viene abbandonato a se stesso ".

Quando il GENIUS Act fu firmato, il Segretario del Tesoro Bessent dichiarò che "il dollaro ora dispone di un sistema di pagamento nativo di Internet, veloce, senza attriti e senza intermediari". (Un sistema di pagamento è la rete che trasporta denaro da un conto all'altro). Previde inoltre un "aumento della domanda di titoli del Tesoro statunitensi, che garantiscono le stablecoin". Nel novembre 2025, proiettò che il mercato delle stablecoin, allora pari a circa 300 miliardi di dollari, "avrebbe potuto decuplicare entro la fine del decennio".

La maggior parte delle stablecoin è detenuta all'estero, spesso da privati ​​e aziende alla ricerca di una valuta più stabile della propria. Un'azienda in Argentina o in Nigeria che desidera dollari acquista stablecoin denominate in dollari. L'emittente della stablecoin utilizza poi quel denaro per acquistare titoli del Tesoro statunitensi. La domanda globale di dollari si trasforma così in domanda di debito pubblico statunitense. Nel nuovo modello delle stablecoin, la Federal Reserve non avrebbe più bisogno di acquistare titoli del Tesoro con le riserve create tramite il quantitative easing, perché una rete globale di dollari digitali li acquisterebbe al loro posto.

Un dollaro garantito da attività finanziarie? Non proprio, ma quasi.

Tecnicamente, anche una stablecoin è una passività: è la promessa dell'emittente di riscattare il tuo token in cambio di un dollaro. Quando consegni a Circle, l'emittente delle stablecoin USDC, 100 dollari per 100 token USDC, Circle possiede i titoli del Tesoro che acquista con il tuo denaro. Tu, invece, possiedi semplicemente un diritto su Circle per quella somma. Il passaggio, quindi, non è tanto da una passività a un'attività, quanto piuttosto da una passività garantita da prestiti privati ​​a una passività garantita dal debito pubblico.

Ma questa è comunque una differenza significativa. In base al GENIUS Act, le stablecoin devono essere garantite in rapporto 1:1 da contanti, depositi bancari, pronti contro termine overnight o titoli del Tesoro con scadenza entro 93 giorni. L'emittente non può prestare il denaro o acquistare obbligazioni decennali che perdono valore quando i tassi aumentano. Non c'è alcun "disallineamento di scadenza" né alcun problema di "riserva frazionaria". Se tutti riscattano contemporaneamente, il denaro è disponibile. Un crollo in stile SVB dovuto alla perdita di valore di obbligazioni a lunga scadenza non dovrebbe essere possibile.

Ma la salvaguardia non è perfetta. In effetti, il più grande spavento nel mondo delle stablecoin regolamentate è arrivato dalla stessa SVB. Anche le stablecoin hanno bisogno di banche per custodire i loro fondi e, nel marzo 2023, Circle aveva 3,3 miliardi di dollari di riserve di USDC depositate in SVB. USDC ha rotto il suo ancoraggio al dollaro , crollando a circa 87 centesimi , finché le autorità di regolamentazione non hanno garantito i depositi. Ma con le riserve detenute principalmente in titoli del Tesoro a breve termine, la struttura della stablecoin è comunque più solida del denaro bancario che andrebbe a sostituire.

Ci sono, tuttavia, altri problemi con il nuovo piano.

Chi riceve l'interesse?

Bessent aveva promesso un sistema di pagamento "senza intermediari", ma in realtà non è così. L' intermediario è l'emittente della stablecoin, che viene lautamente remunerato.

Quando consegni un dollaro all'emittente, quest'ultimo ti dà un gettone del valore di un dollaro e investe il tuo dollaro in titoli del Tesoro che rendono dal 3% al 4%. Ma tu non ricevi alcun interesse. Infatti, il GENIUS Act vieta agli emittenti di pagare interessi ai detentori. In pratica, l'emittente ha preso in prestito da te a tasso zero e ha prestato al governo al tasso di mercato.

I risultati sono spettacolari, almeno per l'emittente. Tether, il maggiore emittente, ha registrato un utile netto di oltre 10 miliardi di dollari nel 2025, con un organico di poco più di 100 persone nel 2024. Detiene oltre 120 miliardi di dollari in titoli del Tesoro statunitensi, il che lo rende uno dei maggiori detentori di debito pubblico statunitense al mondo. Circle, l'emittente di USDC, ha registrato un fatturato di 2,7 miliardi di dollari nel 2025, di cui circa il 95% derivante dagli interessi sulle riserve.

Estendendo questo calcolo al mercato da 3 trilioni di dollari di Bessent, le riserve frutterebbero oltre 100 miliardi di dollari all'anno con un tasso di interesse del 3,5%. E gli interessi sono pagati dai contribuenti statunitensi, attraverso gli interessi sul debito federale. Il pubblico paga gli interessi a società private, affinché queste possano emettere la propria valuta e trattenere il margine di profitto.

Questo è il privilegio noto come signoraggio, ovvero il profitto derivante dall'emissione di moneta, che verrebbe concesso a poche imprese private. Il sistema americano di Hamilton utilizzava il credito pubblico per costruire l'economia produttiva. Il modello delle stablecoin private assomiglia maggiormente al sistema britannico di speculazione e riscossione di rendite da cui Hamilton cercava di fuggire.

Le stablecoin trasferiscono denaro, ma abbiamo bisogno delle banche per creare credito.

C'è un secondo problema con il piano delle stablecoin, che è in contrasto con la parte della proposta di rivalutazione del dollaro relativa alla "crescita attraverso il credito". I dollari trasferiti in stablecoin provengono in genere dai depositi bancari, di cui le banche hanno bisogno per garantire i loro prestiti. L'emittente della stablecoin non può prestare nuovamente quei dollari. Per legge, può solo investirli in attività sicure a breve termine, principalmente titoli del Tesoro. Il denaro che sosteneva i prestiti alle imprese locali finisce invece per finanziare il governo federale.

Un'economia in crescita ha bisogno di una massa monetaria che possa crescere con essa, e nel nostro sistema questa espansione avviene quando le banche concedono prestiti per finanziare nuove produzioni. Le stablecoin possono trasferire denaro esistente in tutto il mondo alla velocità della luce, ma non possono finanziare fabbriche, aziende agricole, sistemi idrici o piccole imprese. 

Il Comitato consultivo per i prestiti del Tesoro ha segnalato migliaia di miliardi di dollari di depositi bancari come potenzialmente a rischio di essere convertiti in stablecoin. Le banche locali sarebbero le più colpite, poiché dipendono dai depositi ordinari. Secondo la FDIC , le banche locali detengono il 36% dei prestiti alle piccole imprese e il 70% dei prestiti agricoli, pur detenendo solo il 15% di tutti i prestiti bancari.

Finora, la maggior parte di questo rischio si è concentrata all'estero. Tether, che rappresenta i due terzi del mercato delle stablecoin, non viene generalmente venduto agli americani e l'amministratore delegato di Circle ha stimato che il 70% dell'utilizzo di USDC avviene al di fuori degli Stati Uniti. I comuni risparmiatori americani hanno avuto ben pochi motivi per scambiare un conto bancario assicurato con un token che non paga interessi. Ma una scappatoia potrebbe cambiare le cose. Il GENIUS Act vieta agli emittenti di pagare interessi, ma non impedisce agli exchange di criptovalute di pagare "ricompense". L'exchange Coinbase paga ai clienti un tasso su USDC vicino a quello dei titoli del Tesoro, finanziato dalla quota di reddito da riserva che Circle gli versa. Un conto corrente che non rende quasi nulla non può competere. Le banche stanno esercitando forti pressioni sul Congresso per chiudere questa scappatoia, e a ragione: è il canale attraverso il quale i depositi locali potrebbero essere prosciugati.

Una stablecoin a riserva totale può solo riciclare i dollari esistenti in debito pubblico. Quindi le due metà del reset del dollaro si contrappongono: una vuole che il credito sia indirizzato verso le piccole imprese locali, mentre l'altra prosciuga i depositi di cui le banche locali hanno bisogno per concedere prestiti. Werner sostiene da tempo che il credito più produttivo proviene dalle piccole banche locali che prestano alle imprese locali, il modello alla base delle Sparkassen tedesche e del loro solido Mittelstand , il mercato delle medie imprese.

Esiste un modo per ottenere i vantaggi del dollaro digitale senza perdere gli interessi per gli emittenti privati ​​o i depositi sul mercato del Tesoro? Due stati stanno già sperimentando una soluzione.

L'opzione pubblica: Wyoming e Dakota del Nord

Nell'agosto del 2025, il Wyoming ha lanciato il Frontier Stable Token (FRNT), il primo stablecoin emesso da uno stato degli Stati Uniti. Come USDC e Tether, è garantito da liquidità e titoli del Tesoro a breve termine, in questo caso il 102% dei token in circolazione. La differenza sta nella destinazione degli interessi. Invece di essere destinati a emittenti privati ​​di stablecoin, i proventi delle riserve di FRNT vengono utilizzati per finanziare il programma di sostegno alle scuole del Wyoming.

Anche dal punto di vista bancario pubblico, il North Dakota sta facendo qualcosa di interessante. La Bank of North Dakota, l'unica banca statale degli Stati Uniti, ha lanciato la sua moneta commemorativa, la Roughrider Coin . La moneta non è destinata ai clienti privati ​​e non può essere acquistata dal pubblico. È stata progettata per le banche e le cooperative di credito dello stato, per consentire pagamenti rapidi tra banche.

Secondo Startup Fortune , il sistema è progettato per servire oltre 90 banche e cooperative di credito del Nord Dakota. Le transazioni vengono registrate sulla blockchain di Solana e le banche accedono alla criptovaluta tramite Fiserv , la società di tecnologia finanziaria il cui software è già utilizzato da molte banche locali per la gestione di conti e pagamenti.

Il punto di forza di questa criptovaluta è la velocità. Il vecchio sistema ACH (Automated Clearing House) elabora i pagamenti in lotti che vengono liquidati durante la notte. Solana è stata scelta, si legge nell'articolo, per la "finalità in meno di un secondo che i sistemi ACH notturni semplicemente non possono offrire". Le banche possono quindi regolarsi tra loro quasi istantaneamente, invece di attendere la liquidazione del lotto. Critici come Catherine Austin Fitts avvertono che registrare i depositi su un registro programmabile potrebbe rendere più facile il blocco automatico dei conti. Per questo motivo, le banche pubbliche e locali, soggette alla supervisione locale, sono in una posizione migliore rispetto a Wall Street per integrare un controllo umano.

Ostruzione dello scarico dei depositi

La velocità delle transazioni è buona, ma il rischio per i depositi rimane. Quando la criptovaluta è stata annunciata , il presidente della North Dakota Bankers Association, Rick Clayburgh, ha avvertito che una stablecoin "potrebbe potenzialmente prosciugare i depositi di un istituto", sottolineando che i depositi "sono ciò che viene utilizzato per concedere prestiti". Il punto di forza di Roughrider Coin è chi la sponsorizza: una banca pubblica la cui missione, da oltre un secolo, è quella di supportare gli istituti di credito locali, non di competere con loro. Secondo Startup Fortune, le banche locali che "hanno trascorso un decennio a perdere quote di depositi e talenti a favore di rivali più grandi" ora hanno "un prodotto stablecoin per il quale non hanno dovuto scrivere una sola riga di codice". Una banca in grado di offrire pagamenti in dollari digitali attraverso i propri canali offre ai clienti meno motivi per portare i propri soldi altrove. 

Per mantenere i depositi all'interno del sistema creditizio locale, tuttavia, è necessario uno strumento diverso – e questo esiste: il "deposito tokenizzato", un normale deposito bancario registrato su una blockchain. Si muove con la stessa rapidità di una stablecoin, ma rimane un deposito che la banca può utilizzare come garanzia per concedere prestiti ed è assicurato dalla FDIC fino al limite usuale. JPMorgan ne ha lanciato uno per i suoi clienti istituzionali e cinque banche regionali hanno formato una rete per lo scambio di depositi tokenizzati che "non escono dal perimetro bancario assicurato". Al simposio di Jackson Hole, dove è stato presentato il documento di Prasad, Pablo Hernández de Cos, direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali, ha affermato che i depositi tokenizzati "preservano lo stretto legame tra la raccolta di depositi e l'erogazione di credito". Ha però avvertito che le banche più piccole "potrebbero avere difficoltà con gli elevati costi iniziali di implementazione" per la creazione dei depositi tokenizzati, con "effetti a catena per le piccole imprese e i prestiti locali".

Si tratta di una lacuna che una banca pubblica per le banche potrebbe colmare. BND fornisce già alle banche e alle cooperative di credito del Nord Dakota servizi di corrispondenza , tra cui bonifici bancari, pagamenti ACH e regolamento presso la Federal Reserve. Con Roughrider, ha reso accessibile una piattaforma digitale condivisa a oltre 90 istituzioni finanziarie. Potrebbe inoltre fornire loro un'infrastruttura di tokenizzazione condivisa: dollari digitali che rimangono depositi locali, disponibili per prestiti locali.

Facendo eco ad Hamilton

Unendo le soluzioni adottate dal Wyoming e dal North Dakota, gli stati potrebbero emettere stablecoin per effettuare pagamenti e reinvestire gli interessi in scopi pubblici. Inoltre, le banche pubbliche e locali potrebbero fare ciò che le stablecoin non possono: concedere prestiti, creando nuova moneta per le imprese locali, le aziende agricole e il settore immobiliare.

Hamilton avrebbe approvato. La sua Prima Banca degli Stati Uniti non era solo un luogo dove depositare il debito nazionale. Concedeva credito al commercio e costruiva la base produttiva che rendeva possibile il rimborso del debito. Questo era il cuore di quello che venne chiamato il Sistema Americano, in contrapposizione al Sistema Finanziario Britannico, che era al servizio della finanza. 

Se l'attuale amministrazione sta ricostruendo il dollaro basandosi sul debito del Tesoro, come suggerisce Dines, il risultato potrebbe essere una moneta più solida rispetto alle obbligazioni in eurodollari che sostituisce. Ma la crescita richiede un motore creditizio, e questo significa banche locali con depositi da concedere in prestito.

Se pochi emittenti privati ​​si accollano gli interessi e li condividono con le piattaforme di scambio come "premi" per i clienti, il reset avrà generato una nuova generazione di principi del dollaro. Ma se un numero maggiore di stati si unisse alle fila degli emittenti, operando attraverso banche pubbliche in collaborazione con le banche commerciali, il reset potrebbe ricalcare le riforme di Hamilton. Una quota crescente del debito nazionale verrebbe assorbita come garanzia per i dollari digitali globali, mentre le banche pubbliche e locali fornirebbero il credito necessario per uscire dal debito attraverso la crescita economica.

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Questo articolo è stato  originariamente pubblicato su ScheerPost.com . Ellen Brown è un'avvocata, fondatrice del  Public Banking Institute e autrice di tredici libri, tra cui  Web of Debt ,  The Public Bank Solution e  Banking on the People: Democratizing Money in the Digital Age . I suoi oltre 500 articoli sono pubblicati sul sito  EllenBrown.com .