giovedì 16 luglio 2026

Oltre Graziani: il Quantitative Balancing come superamento del circuito monetario

Oltre Graziani: il Bilanciamento Quantitativo come superamento del circuito monetario

 

1. Il punto di partenza: Graziani e il circuito

Il recente lavoro di Lucarelli e Baron (giugno 2026) ha il merito di riportare alla luce un testo del 1974 di Augusto Graziani, pensato per la formazione sindacale, e di mostrare come in esso si annidi già il nucleo della teoria del circuito monetario. Graziani vi descrive con chiarezza il meccanismo fondamentale: le banche forniscono alle imprese la finanza iniziale (pari al monte salari), le imprese pagano i lavoratori, i lavoratori spendono, e il circuito tende a chiudersi. La moneta è endogena, creata per la produzione.

Il paper evidenzia anche la biforcazione del percorso intellettuale di Graziani: da un lato lo sviluppo formale degli schemi di circuito (dagli anni Ottanta in poi), dall’altro l’analisi storica della politica economica italiana, in cui il conflitto di classe e i regimi di cambio giocano un ruolo decisivo. In regime di cambi fissi il “padronato” risponde agli aumenti salariali con inflazione e poi con recessione indotta dalla stretta creditizia; in regime di cambi flessibili può scaricare il costo sui prezzi e compensare con la svalutazione. La politica monetaria e del cambio appaiono così come strumenti di gestione del conflitto distributivo.

Questa ricostruzione è preziosa. Graziani ha fornito uno degli strumenti più potenti per capire come funziona la creazione di moneta bancaria e come essa si intreccia con i rapporti di forza tra capitale e lavoro.

2. Il limite del circuito grazianiano

Il limite di Graziani, tuttavia, è strutturale. Il suo schema resta incentrato sulla produzione e sulla distribuzione tra salari e profitti. La domanda che non viene posta con sufficiente radicalità è la seguente:

Chi si appropria del differenziale di valore generato dalla creazione stessa di moneta?

In altre parole: una volta riconosciuto che le banche creano moneta bancaria (M2) a costo marginale quasi zero, il seigniorage – la differenza tra il valore nominale della moneta creata e il costo di produzione – resta in gran parte nelle mani del sistema bancario commerciale e dei suoi azionisti. Graziani descrive il meccanismo di creazione e di circolazione, ma non mette al centro la questione della cattura del seigniorage.

È qui che il Quantitative Balancing (QB) interviene come superamento.

3. Il Quantitative Balancing come estensione e superamento

Il QB parte dallo stesso riconoscimento di Graziani: la moneta è endogena e le banche la creano. Ma sposta il focus su tre punti che il circuito classico lascia in ombra:

  1. Il seigniorage come variabile centrale - Ogni volta che una banca concede un prestito e crea un deposito, genera un asset (il credito) e una passività (il deposito). Il seigniorage non è solo quello della banca centrale sulla base money: è anche (e soprattutto) quello che si forma sulla moneta bancaria. Il QB propone di rendere esplicito e misurabile questo flusso e di riallinearne la destinazione. 
  2. Dal conflitto zero-sum al riallineamento positive-sum - Graziani mostra come il conflitto distributivo venga gestito attraverso inflazione, recessione o svalutazione. Il QB non nega il conflitto, ma propone un meccanismo istituzionale in cui Stato, banche e cittadini possono trarre vantaggio dalla stessa creazione di moneta. Invece di lasciare che il seigniorage resti privatizzato o venga usato per finanziare l’espansione del debito, lo si può orientare verso:
    • garanzia piena dei depositi;
    • riduzione del debito pubblico;
    • finanziamento di investimenti produttivi.
  3. Architettura legale e potere - Graziani analizza i regimi di cambio e le scelte della Banca d’Italia come strumenti di classe. Il QB aggiunge il livello superiore: l’architettura legale (statuti delle banche centrali, immunità della BIS, contratti di debito sovrano, soft law di Basilea) che rende stabile e difficile da contestare questo assetto. Non basta capire il circuito: bisogna intervenire sulle regole che proteggono chi cattura il signoraggio.

4. I regimi di cambio e il QB

Il paper di Lucarelli e Baron mostra con chiarezza che il regime di cambio modifica i rapporti di forza. In cambi fissi il capitale ricorre alla recessione; in cambi flessibili può proteggere i profitti attraverso la svalutazione. Il QB non elimina questi meccanismi, ma li colloca in un quadro diverso: se lo Stato recupera una quota significativa del seigniorage generato dal sistema bancario, dispone di risorse interne che riducono la dipendenza sia dalla stretta creditizia sia dalla svalutazione competitiva. In questo senso il QB può attenuare la necessità di scaricare il conflitto distributivo sui salari reali o sull’occupazione.

5. Implicazioni per l’Italia

Graziani ha dedicato gran parte della sua opera alla storia della politica economica italiana. Il QB si inserisce in questa tradizione, ma ne rovescia la prospettiva: invece di limitarsi a descrivere come la politica monetaria abbia sistematicamente favorito il capitale, propone uno strumento concreto di riconquista della sovranità monetaria. In un paese ad alto debito pubblico, con una quota rilevante di titoli detenuti all’estero e con un seigniorage della Banca d’Italia in riduzione per effetto del Quantitative Tightening, il QB offre una via per rafforzare la base domestica del debito e per orientare parte delle risorse generate dalla creazione di moneta verso finalità collettive.

6. Conclusione

Graziani ha fornito la mappa del circuito. Ha mostrato come la moneta venga creata per la produzione e come i regimi monetari e valutari influenzino la distribuzione del reddito. Il Quantitative Balancing non rifiuta questa mappa: la completa. Sposta l’attenzione dal semplice funzionamento del circuito alla cattura del valore generato dalla creazione di moneta e propone un riallineamento istituzionale che renda il sistema positive-sum.

In questo senso il QB non è una negazione di Graziani, ma il suo superamento logico: dal riconoscimento che le banche creano moneta al riconoscimento che tale creazione genera un signoraggio che può (e deve) essere orientato verso la collettività.

Nessun commento:

Posta un commento