L’euro e il velo tecnocratico: quando il potere di emissione monetaria salì al di sopra degli Stati
Nel 1999, con l’introduzione dell’euro come moneta scritturale e poi nel 2002 con le banconote e le monete fisiche, si è consumato uno dei più importanti trasferimenti di potere monetario della storia europea contemporanea. Non si è trattato semplicemente di sostituire una moneta con un’altra. Si è trattato di spostare il centro di emissione della moneta al di sopra del livello degli Stati nazionali, rendendo molto più difficile per i cittadini di ciascun Paese contestare o modificare le regole fondamentali della creazione di valore.
Per analizzare questo passaggio in profondità, il Centro Italiano di Studi Monetari utilizza l' Historical Veil Filter, uno strumento analitico basato sulla tesi del “Velo di Contabilità” (Veil of Accounting). Questo framework permette di decodificare i meccanismi di potere economico andando oltre le narrazioni ufficiali per arrivare alla struttura contabile reale: chi emette la receipt del valore e chi ne trae beneficio.
La receipt al centro dell’analisi
Ogni sistema monetario si fonda su un atto bilaterale: l’emissione e la ricezione di una receipt (ricevuta) che certifica valore. Nell’euro questo meccanismo è chiaro:
- La Banca Centrale Europea emette la base monetaria (banconote e riserve).
- Le banche commerciali creano la grande maggioranza della moneta in circolazione attraverso il credito.
- La receipt assume la forma di banconote con corso legale e, soprattutto, di registrazioni contabili digitali.
Ciò che rende questa receipt quasi incontestabile non è più un’autorità regale o divina, ma un insieme di trattati europei, norme tecniche e un’istituzione (la BCE) progettata per essere “indipendente” dal controllo politico democratico.
Il velo dominante: tecnocratico
A differenza di epoche passate, in cui il velo sulla moneta era spesso di natura mistica o religiosa, con l’euro il velo è prevalentemente tecnocratico.
Si presenta attraverso concetti come:
- “Banca centrale indipendente”
- “Stabilità dei prezzi” come obiettivo tecnico
- Modelli econometrici complessi
- Regole fiscali (Patto di Stabilità e Crescita) apparentemente neutre
Questo velo ha la funzione di trasformare una scelta politica strutturale — la rinuncia alla sovranità monetaria da parte degli Stati membri — in una questione di “competenza tecnica” che i cittadini comuni non sarebbero in grado di comprendere o contestare.
Accanto al velo tecnocratico opera anche un velo burocratico, fatto di criteri di convergenza, procedure complesse e vincoli che legano le mani alle politiche fiscali nazionali.
La mappatura dei flussi di seigniorage
Applicando la struttura del modello contabile (ispirato anche alla corrispondenza con i nodi della tradizione cabbalistica), emerge con chiarezza che:
- Il centro di emissione primaria (Keter) viene parzialmente trasferito dalla Banca Centrale Nazionale alla BCE.
- Le banche commerciali mantengono tuttavia il potere di moltiplicare la moneta attraverso il prestito (Hod).
- Gli Stati membri perdono la capacità di creare moneta direttamente per finanziare la propria spesa, diventando più dipendenti dai mercati finanziari e dalle decisioni della BCE.
Il risultato è un’asimmetria di potere: gli Stati hanno ceduto uno strumento fondamentale di politica economica senza ottenere in cambio un equivalente controllo democratico a livello europeo.
Il meccanismo del deficit permanente
Come già accadeva nei sistemi antichi (si pensi al si-i-tum sumero, il deficit che non veniva mai cancellato), anche con l’euro si rafforza un meccanismo di deficit chaining. Gli Stati con elevato debito pubblico si trovano in una posizione di debolezza strutturale: non possono più monetizzare il deficit attraverso la propria banca centrale e diventano vulnerabili alle pressioni dei mercati e alle condizioni poste dalla BCE e dalle istituzioni europee.
Il surplus di alcuni Paesi non compensa simmetricamente il deficit di altri. Il sistema tende a perpetuare squilibri piuttosto che a risolverli.
Cosa rivelerebbe il Quantitative Balancing
Se si applicasse il principio del Quantitative Balancing (la proposta di allocazione fissa del signoraggio: 97% al Tesoro collettivo e 3% alle banche come puro costo tecnico di gestione), la struttura dell’euro apparirebbe molto diversa.
Diventerebbe evidente che:
- La creazione di moneta dovrebbe essere ricondotta in larga parte sotto controllo pubblico.
- Le banche commerciali perderebbero il privilegio di creare moneta ex nihilo a proprio vantaggio.
- Gli Stati membri riacquisterebbero margini significativi di sovranità monetaria, pur in un quadro coordinato europeo.
La resistenza a questa prospettiva sarebbe immediata e verrebbe espressa proprio attraverso il velo tecnocratico: “causerebbe inflazione”, “minerebbe l’indipendenza della BCE”, “è tecnicamente irrealizzabile”.
Conclusione
La nascita dell’euro non è stata un semplice atto di integrazione economica. È stata una fase avanzata di centralizzazione del monopolio sulla receipt del valore, che ha portato il potere di emissione monetaria a un livello sovranazionale progettato per essere il più possibile isolato dal controllo democratico.
Il Historical Veil Filter permette di vedere oltre la narrazione ufficiale della “stabilità” e della “fine delle svalutazioni competitive”. Rivela invece un trasferimento strutturale di potere: dal livello nazionale — dove, almeno in teoria, i cittadini possono ancora esercitare un’influenza — a un livello sovranazionale dove i meccanismi di accountability sono molto più deboli.
Finché questo velo tecnocratico non verrà sollevato, il dibattito sull’euro continuerà a rimanere confinato tra “difensori della moneta unica” e “sovranisti” senza mai arrivare al cuore della questione: chi controlla davvero la creazione della moneta e a beneficio di chi.

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