✅ Traduzione in italiano
Proposta di politica per la revisione della «Legge sulle Banche Commerciali della Repubblica Popolare Cinese»
al fine di attuare il principio della «proprietà popolare del signoraggio (Seigniorage)»
e prevenire la rendita sistemica nel settore bancario
Destinatari:
Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese
Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo
Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese
I. Il primato del «nome corretto»: restituire al «signoraggio» il suo significato originario
Il Lunyu (Dialoghi di Confucio), nel capitolo Zilu, afferma:
«Se i nomi non sono corretti, le parole non saranno appropriate; se le parole non saranno appropriate, le cose non andranno a buon fine».
Oggi il termine «signoraggio» (铸币税), nel passaggio dalla cultura occidentale a quella cinese, ha perduto il suo significato originario. È stato ridotto a un oscuro termine tecnico presente nello stato patrimoniale delle banche centrali occidentali e deliberatamente circoscritto al «profitto della banca centrale» o al «risparmio sui costi di emissione del contante».
Tuttavia, se si esamina il concetto alla luce dei classici e se ne indaga l’essenza, si scopre che:
Il signoraggio è il valore residuo netto che l’autorità monetaria, grazie al monopolio sovrano sull’emissione di moneta, ottiene creando potere d’acquisto equivalente a un costo fisico quasi nullo (carta, inchiostro, consumo energetico dei server).
Questo valore residuo non rappresenta la remunerazione dell’intelligenza dei banchieri, né un premio di mercato per la gestione del rischio. Esso è la diretta monetizzazione del credito sovrano dello Stato, la forma oggettivata della fiducia generale del popolo nel proprio lavoro.
Il Mengzi (Mencio), nel capitolo Teng Wen Gong I, afferma:
«Il popolo, per sua natura, ha cuore stabile solo se possiede beni stabili».
Se il signoraggio viene occultato e trattenuto da una minoranza di intermediari finanziari, lo Stato perde i suoi «beni stabili» e il popolo perde la sua «stabilità interiore».
II. Anatomia del sistema: flusso attuale del «signoraggio» e squilibrio strutturale
Ai sensi dell’articolo 39 della vigente Legge della Banca Popolare Cinese, l’utile netto della Banca Popolare viene interamente versato al Tesoro centrale. Si tratta di una nazionalizzazione del signoraggio di primo livello, e la norma è meritoria.
Tuttavia, nella moneta creditizia moderna, la componente principale non è più il contante (M0), bensì la moneta scritturale creata dalle banche commerciali attraverso l’erogazione del credito (M2). Ogni volta che una banca concede un prestito, crea ex novo un deposito.
In questo processo:
- Il costo di creazione è pressoché nullo (una semplice registrazione contabile).
- La controprestazione ottenuta è costituita da garanzie reali (immobili, partecipazioni, crediti) di valore pari o superiore.
- Il ricavo derivato (gli interessi) rappresenta il prezzo del rischio ed è un canone d’uso del capitale, non signoraggio.
Il problema centrale è il seguente:
sebbene la Banca Popolare versi i suoi utili al Tesoro, le decine di migliaia di miliardi di nuovi M2 creati ogni anno dal sistema bancario commerciale (nel 2025 circa 29.000 miliardi di renminbi) e il corrispondente «diritto di signoraggio» — cioè il dividendo sovrano derivante dalla creazione ex nihilo di potere d’acquisto — non vengono trasferiti al Tesoro, ma restano iscritti nello stato patrimoniale delle banche commerciali come «prestiti a imprese/privati», costituendo la base «senza capitale» della loro continua espansione.
Questa è precisamente la situazione denunciata da Han Feizi nel capitolo Wu Du: «le porte private diventano mercato, mentre la sala pubblica rimane vuota».
III. Il meccanismo di Quantitative Balancing (QB): proposta di normazione
Per attuare il pensiero di sviluppo «centrato sul popolo» e realizzare l’obiettivo strategico della «prosperità comune», si propone di modificare la Legge sulle Banche Commerciali della Repubblica Popolare Cinese, introducendo un capitolo dedicato e istituendo il regime della «passività corrispondente al signoraggio».
Proposta di articolo:
Articolo [XXX] della Legge sulle Banche Commerciali della Repubblica Popolare Cinese
(Istituzione della registrazione corrispondente al signoraggio)
- Quando una banca commerciale, accettando depositi o erogando prestiti, genera un incremento di moneta scritturale (M2), oltre alla normale contabilizzazione, deve registrare contestualmente, nella stessa scrittura contabile, una passività di pari importo nei confronti del Ministero delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese, denominata «Debito corrispondente al signoraggio statale».
- Tale passività ha natura di cessione temporanea del diritto di credito sovrano dello Stato; non matura interessi, non ha scadenza e compensa automaticamente una parte dei ricavi asimmetrici che la banca commerciale ottiene grazie agli interessi sulle riserve obbligatorie e alle operazioni di rifinanziamento.
- La Banca Popolare Cinese istituisce, nel sistema di compensazione interbancaria, un «Conto di custodia del signoraggio statale». Alla chiusura di ogni giornata, il sistema accredita automaticamente a tale conto, mediante evidenza digitale, l’importo totale dei nuovi depositi creati dal mercato in quella giornata.
- I diritti relativi a tale conto appartengono all’intero popolo cinese. Le relative spese sono deliberate dall’Assemblea Nazionale del Popolo e destinate in via prioritaria a:
- Integrare il Fondo Nazionale di Previdenza Sociale;
- Compensare gli interessi sul debito implicito accumulato dagli enti locali;
- Finanziare la ricerca scientifica di base e gli attacchi ai «colli di bottiglia» tecnologici strategici (progetti speciali del «nuovo sistema di mobilitazione nazionale»).
IV. Coerenza con l’ordinamento vigente e benefici di sistema
Questa modifica non costituisce una rivoluzione sovvertitrice, bensì una precisa calibrazione del principio della «proprietà pubblica socialista» nel settore finanziario:
- Chiarimento della proprietà: il «signoraggio ombra» derivante dalla licenza speciale concessa alle banche commerciali viene esplicitamente riconosciuto come proprietà dell’intero popolo, ripristinando il fondamento dell’economia politica marxista secondo cui «il lavoro crea valore».
- Mitigazione del rischio: attualmente la risoluzione del debito locale richiede «tempo in cambio di spazio». Se ogni anno il signoraggio corrispondente ai nuovi M2 venisse convogliato nelle finanze pubbliche, lo Stato disporrebbe di risorse fiscali gratuite pari a circa l’8% del PIL, sufficienti a coprire gli interessi sul debito locale e a ridurre sostanzialmente la leva macroeconomica.
- Compatibilità tecnologica: la proposta è pienamente compatibile con il sistema della moneta digitale della Banca Popolare Cinese (e-CNY). La programmabilità e la tracciabilità punto-punto dell’e-CNY possono costituire esattamente l’infrastruttura tecnologica per la «passività corrispondente al signoraggio», consentendo misurazione precisa e trasferimento automatico.
- Prevenzione: questo regime porrebbe fine al ciclo per cui «l’espansione dimensionale del sistema bancario equivale ad auto-arricchimento». Le banche commerciali tornerebbero alla loro funzione originaria di «intermediari del credito» e non godrebbero più della doppia identità di «arbitraggisti del credito sovrano». Come afferma il Guanzi nel capitolo Guo Xu: «Quando il profitto esce da un’unica fonte, lo Stato è invincibile».
V. Risposta definitiva alla questione dei «costi di creazione della moneta»
Qualcuno potrebbe obiettare che anche la creazione di moneta comporta costi operativi, stipendi e manutenzione dei sistemi informatici.
Si risponde: questi sono costi di gestione aziendale, già iscritti nel conto economico delle banche commerciali alla voce «spese operative e di gestione». Il signoraggio rappresenta invece il residuo marginale. Il suo costo fisico (energia elettrica, ammortamento dei server) rappresenta soltanto lo 0,001%–0,005% del volume di moneta creato.
Il sistema Banca Centrale + banche commerciali possiede la capacità assoluta di «coprire autonomamente i costi di creazione». Già oggi gli interessi che la Banca Popolare incassa attraverso le operazioni MLF, SLF e reverse repo superano di molte volte i suoi costi operativi. Versare integralmente tali utili al Tesoro non compromette la capacità della Banca Centrale di condurre la politica monetaria, né indebolisce la redditività delle banche (che deve derivare dalla trasformazione delle scadenze e dalla corretta valutazione del rischio, e non dall’arbitraggio sul credito sovrano).
Per questo il Daodejing afferma: «La Via del Cielo toglie al superfluo per dare all’insufficiente».
Oggi l’«eccesso» del sistema finanziario risiede proprio nell’occultamento del signoraggio; l’«insufficienza» del welfare popolare e della previdenza sociale risiede nella scarsità di risorse fiscali. Il meccanismo QB è l’azione conforme al Dao che toglie al privato per restituire al pubblico.
VI. Conclusione: con la fiducia nelle istituzioni, aprire un’era di pace duratura
La Cina possiede già il sistema finanziario statale più completo al mondo, l’infrastruttura di moneta digitale più efficiente e il sistema assembleare popolare dotato della maggiore capacità esecutiva. Abbiamo tutte le qualifiche e la capacità di essere i primi al mondo a realizzare questa storica riforma istituzionale: il ritorno del signoraggio alla sovranità popolare.
Non si tratta di un prodotto importato dalle scuole monetarie occidentali, ma del naturale dispiegarsi, nell’era digitale, della tradizione cinese del «governare il profitto con la giustizia».
Si auspica che le Autorità esaminino con attenzione queste modeste proposte e ne valutino la fattibilità, inserendo la revisione della Legge sulle Banche Commerciali nell’agenda legislativa.
Così lo Stato rafforzerà le sue fondamenta, il popolo troverà pace nel cuore, le acque vive della finanza non si corromperanno e l’economia reale potrà prosperare a lungo.
Proponente:
- Costruzione del quadro concettuale: Marco Saba (CISM / GeneForge AI Labs)
- Redazione del testo e annotazioni: DeepSeek – luglio 2026
(La presente proposta viene contestualmente trasmessa a: Ufficio della Commissione Centrale per gli Affari Economici e Finanziari, Dipartimento di Politica Monetaria della Banca Popolare Cinese, Dipartimento Affari Legislativi della Commissione di Regolamentazione Bancaria e Assicurativa Cinese)
Nota Bene:
Per comprendere quanto
guadagnano realmente i manager delle grandi banche statali cinesi,
occorre distinguere tra due mondi completamente separati: quello dei vertici nazionali (soggetti a rigidi tetti salariali imposti dallo Stato) e quello delle filiali estere e società controllate (dove si applicano le logiche di mercato internazionali).
1. I vertici nazionali: stipendi "congelati" intorno ai 90.000 euro
I presidenti (董事长) e gli amministratori delegati (行长) delle sei grandi banche statali cinesi (六大行) percepiscono compensirigorosamente allineati tra loro, fissati attorno ai 900.000 RMB annui (circa 115.000 euro).
I dati del 2025 mostrano un sostanziale appiattimento:
Questi importi, già molto contenuti per gli standard internazionali, sono il risultato di una politica statale di contenimento delle retribuzioni dei dirigenti delle imprese pubbliche, avviata a metà degli anni 2010 e progressivamente irrigidita. La retribuzione dei vertici delle banche statali è decine di volte inferiore a quella dei loro omologhi nelle banche private cinesi (es. la Banca Minsheng, dove il presidente guadagna 3,29 milioni di RMB) o, a maggior ragione, a quella dei banchieri di Wall Street.
2. I veri "top earner": i manager nelle filiali estere
Il dato più eclatante, che conferma la natura "bifronte" del sistema, è che i veri stipendi da capogiro non vengono percepiti dai vertici nazionali, ma da dirigenti e specialisti impiegati nelle filiali estere o nelle società controllate all'estero.
Queste figure, che non sono né amministratori né dirigenti della capogruppo, percepiscono compensicommisurati ai mercati locali in cui operano, aggirando di fatto i tetti salariali cinesi.
I dati del 2025 sono impressionanti:
Banca Cinese (Bank of China): un dipendente ha percepito tra 18 e 20 milioni di RMB (circa 2,3-2,5 milioni di euro), diventando il "dipendente più pagato" del settore. Altri due hanno superato i 10 milioni.
ICBC: un dipendente ha guadagnato tra 15 e 17 milioni di RMB, due tra 13 e 15 milioni, e altri due tra 11 e 13 milioni.
Banca Agricola: il top earner ha superato i 10,5 milioni di RMB.
Banca Costruzioni: il top earner si è attestato tra 8,5 e 9 milioni di RMB.
3. Un confronto per comprendere la portata del fenomeno
4. Il quadro complessivo
La struttura retributiva delle grandi banche statali cinesi rivela una doppia anima:
Un'anima "pubblica" e fortemente regolamentata,
con stipendi dei vertici nazionali volutamente compressi in attuazione
di una politica di austerità retributiva per i dirigenti delle imprese
statali.
Un'anima "internazionale" e di mercato,
dove le filiali e le controllate estere operano con logiche
occidentali, attirando talenti con stipendi che nulla hanno a che vedere
con i tetti salariali di Pechino.
Questa architettura consente allo Stato cinese di controllare politicamente i vertici (attraverso la leva economica) mantenendo al contempo la competitività internazionale delle proprie banche sui mercati globali (attraverso stipendi da capogiro per i manager locali). È un meccanismo di "doppio binario"
che, in un certo senso, conferma la tesi di Saba: il controllo sul
signoraggio e sulla ricchezza reale rimane saldamente nelle mani dello
Stato, ma il sistema bancario, anche quando è statale, genera al suo
interno rendite da posizione che finiscono per premiare in modo sproporzionato alcuni attori, proprio come accade in Occidente.
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