giovedì 31 maggio 2018

Spunti sul potere politico e fiscale del sistema bancario

Spunti sul potere politico e fiscale del sistema bancario
Gli incappucciati della moneta
di Marco Saba, 31 maggio 2018

«Le potenze del capitalismo finanziario avevano anche un obiettivo di lungo termine, niente meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private capace di dominare il sistema politico di ogni nazione e l’economia del mondo come un tutt’uno. Questo sistema doveva essere controllato con modalità feudale delle banche centrali del mondo agendo di concerto, attraverso accordi segreti sanciti in incontri frequenti e conferenze. L’apice di questo sistema era la Banca per i regolamenti internazionali a Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, le quali sono esse stesse istituzioni private. Ogni banca centrale punta a dominare il suo governo attraverso la capacità di controllare i prestiti sui titoli di Stato, di manipolare le valute estere, di influenzare il livello di attività economica del Paese e di condizionare politici cooperativi e compiacenti attraverso ricompense economiche nel mondo del business»
- Carrol Quigley, Tragedy and Hope, 1966 – pagina 324
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Nell'articolo di ieri ho affrontato il problema delle passività-zombie delle banche e vi ho trasmesso la risposta della Banca d'Inghilterra sul trattamento contabile della CBDC (Central Bank Digital Currency), la brutta copia della criptovaluta che vogliono fare le banche centrali per monopolizzare l'emissione di moneta digitale.
http://centralerischibanche.blogspot.com/2018/05/le-passivita-zombie-del-sistema-bancario.html

Oggi affrontiamo le conseguenze dell'attuale gestione della creazione monetaria sul lato politico e fiscale.

Il potere politico dei creatori di denaro

Il potere politico deriva dalla possibilità di assegnare a scelta, arbitrariamente e senza supervisione democratica, la nuova moneta creata ad un imprenditore o privato piuttosto che ad un altro. Questa discrezionalità la si era già vista nel dopoguerra con l'assegnazione dei fondi del piano Marshall gestiti attraverso la rete anticomunista per orientare e manipolare le scelte politiche del paese. Se eri di sinsitra, il parroco certamente non avrebbe intercesso per facilitarti l'accesso al credito - la nuova moneta creata dalla banca per effettuare gli impieghi, attraverso la "creazione dei depositi". Oggi è evidente che se il sistema bancario ad esempio presta a società del gruppo De Benedetti piuttosto che a società del gruppo Berlusconi, sta in qualche modo orientando la politica.
Ma ovviamente questo potere bancario locale non si limita a scegliere a suo gusto i destinatari  del nuovo denaro, ma anche ad offrire prebende sotto forma di assunzioni di familiari ed affini, per esempio, di magistrati ed altri notabili al fine di orientarne il comportamento. L'argomento è vasto e dovrebbe essere oggetto di una ricerca approfondita e capillare. SI veda, uno per tutti: Liguria, da Carige al carbone. Le indagini dimenticate e i magistrati nei guai - Ferruccio Sansa, Il Fatto Quotidiano, 18 marzo 2015
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/18/carige/1517489/

Ovviamente non ci limitiamo a considerare il potere d'influenza politica delle singole banche sul territorio, ma ancor piu' quello delle banche centrali che, riunite nella loggia di Basilea BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali), sono indaffarate a mantenere in piedi questo sistema feudale costruendo palinsesti inverosimili di regolamentazioni perlopiu' indecifrabili, secondo la logica comune, poiché elaborate per confondere e non per fare chiarezza sull'opacità della governance dell'intero sistema che intende solo mantenere l'arbitrio. E' noto che prima delle elezioni in un determinato paese, la Federal Reserve è stata beccata varie volte a fare bonifici sospetti per finanziare quello o quell'altro esito elettorale. Senza considerare la sfacciata porta girevole con cui i politici dell'obbedienza bancaria, ed anche i magistrati, vengono riciclati ai vertici delle grandi banche, e viceversa. Il potere politico diretto si evidenza anche nell'apparato burocratico dove le banche gestiscono la tesoreria degli enti pubblici, dei Comuni, fino ad arrivare alla Tesoreria di Stato affidata senza gara alla privatizzata Banca d'Italia.  Un articolo precedente entrava meglio nello specifico: Come il cartello "Banca d'Italia" governa l'Italia
http://seigneuriage.blogspot.com/2017/10/come-il-cartello-banca-ditalia-governa.html

 Ormai addirittura il sistema bancario che trova il suo apice in Europa nella BCE, serva non si sa di chi, influenza e dirige direttamente senza vergogna le politiche dei governi "democratici" dei paesi europei e le forze armate non battano ciglio. Non si è capito, o non lo si vuol capire, chi è il vero nemico costante della democrazia. I servizi segreti, d'altra parte, ubbidiscono al primo ministro - nella migliore delle ipotesi - che a sua volta dal 2011, in Italia, non è eletto da nessuno.

Il potere fiscale dei creatori di moneta

Mario Draghi ama spesso ripetere, bontà sua, che la BCE non puo' adottare misure fiscali dirette che sarebbero di cometenza dei singoli stati membri dell'euro sistema. La fallacia di quest'argomento è ancora piu' semplice ed evidente da dimostrare: se il guadagno costante da creazione di moneta contante, effettuata dalle banche commerciali attraverso la creazione di depositi e dalle banche centrali con moneta digitale e cartacea,  non viene evidenziato nel bilancio attraverso una corretta contabilizzazione, come specificato nell'articolo sulle passività-zombie, è evidente che tutta la società è tassata - senza essere rappresentata - in maniera invisibile. Nel senso che la tassa del signoraggio viene presa dalle banche senza ritrasferimento, quanto a quota capitale, alle Tesorerie degli stati. Le banche commerciali e centrali aumentano il patrimonio pareggiando fittiziamente le attività reali con ulteriori passività-zombie mai regolate.

La natura della passività dei "debiti verso clientela" e della "valuta in circolazione", ridenominabile in "signoraggio dovuto all'erario", viene denaturata attraverso la complicità dei boiardi del MEF che non appostano la voce corrispettiva di "Entrate da signoraggio" nel bilancio dello Stato. Si riducono surrettiziamente i profitti del sistema bancario, che cosi non vengono tassati, costringendo lo Stato a mungere i cittadini perché non incassa il signoraggio. Il fatto che questo sistema venga replicato in tutti i paesi occidentali coltivati nell'ignoranza, non è una esimiente, è un'aggravante. In pratica, cosi' come il cittadino che evade le tasse aumenta la tassazione altrui, allo stesso modo il cartello bancario "preleva" risorse indispensabili per le finanze dello Stato. E siccome sono bravi a simulare la bancarotta economica delle aziende, manifestando cosi' la loro bancarotta intellettuale, quella si vera, ecco che poi piangono il morto e tornano a richiedere alla Cosa pubblica quanto gli avevano già prima rubato. Infatti, quando la banca chiude un esercizio in perdita, è lo Stato che anticipa fiscalmente denaro alla banca. Siamo tutti noi che paghiamo la tassa del denaro al sistema bancario, una o piu' volte. Piu' interessi.

Come se ne esce ?

E' evidente che la concentrazione del potere di creazione monetaria in capo ad una ristretta cerchia di persone "indipendenti" dalla democrazia e dalla logica comune tende ad essere abusata. Occorre quindi distribuire il potere il piu' possibile anziché concentrarlo. La creazione monetaria dovrebbe essere indirizzata agli scopi comuni individuati dalla scelta democratica diretta dei cittadini e, in questo senso, con alcune criptovalute si sta cercando di dare l'esempio. Con l'utilizzo del blockchain, infatti, sarebbe impossibile far apparire depositi dal nulla senza prima contabilizzare la creazione della moneta. Da qui lo sforzo delle istituzioni di regolamentazione, oppressiva della concorrenza, per cercare di definire il contante elettronico non-bancario come "non-denaro", "non-contante", ma bensi' come "strumento finanziario". Per evitare che i criteri di tassazione vengano estesi dalle criptovalute all'intero sistema bancario ! Ma anche per evitare che, ad un sistema completamente marcio, se ne possa sostituire uno - anche solo un poco - migliore. Gli incappucciati della moneta se ne avrebbero a male...
Quando vi parlano di "politica monetaria", rileggete attentamente questo articolo, mi raccomando. Magari, chissà, un giorno qualcuno vi interrogherà.

mercoledì 30 maggio 2018

Le “passività zombie” del sistema bancario

Le “passività zombie” del sistema bancario: come terminarle

di Marco Saba, 30 maggio 2018



"I banchieri hanno sviluppato la capacità di dare in prestito del denaro che non posseggono né loro, né altri – denaro creato dal nulla e accreditato con un tratto di penna sul conto dell’imprenditore che l’ha richiesto." 


- Yanis Varoufakis, E’ l’economia che cambia il mondo, Rizzoli, 2015, p.106

Opera di Andrea Nassi, esposta al Porto Turistico di Roma, n.852


Premessa – campo d’azione

Non volendo entrare in una critica piu’ ampia che riguarda, ad esempio, i modelli econometrici DSGE – dove la funzione di creazione di moneta da parte delle banche non viene neppure considerata, o il sistema di revisione dei bilanci da parte delle “big four”, le quattro società internazionali di revisione contabile che sono sotto il fuoco incrociato  della critica per l’evidente conflitto d’interesse (sono pagate dalle stesse società che certificano) e per l’ingegnerizzazione dell’evasione fiscale nei cosiddetti paradisi fiscali, oppure le critiche rivolte generalmente al mondo dell’accademia economica che pretende che sia la realtà ad adeguarsi ai suoi fantasiosi assiomi, piuttosto che verificare direttamente ed empiricamente sul campo le sue teorie, oppure ancora gli attacchi frequenti verso le cosiddette autorità di controllo che assomigliano sempre piu’ a degli uffici politici indaffarati ad eliminare avversari scomodi ai poteri economici già santificati dallo status quo, anziché a verificare imparzialmente la correttezza della condotta dei contendenti commerciali senza preoccuparsi di salvaguardare ossessivamente il bidone vuoto del capitalismo terminale, oppure ancora di quei politici che negli ultimi governi non-eletti (dal 2011) fanno a gara per regalare ai banchieri delle leggi e normative improbabili, sempre piü sregolate e scollegate dai reali fattori che causano la crisi, mi concentrerö invece su una questione contabile ristretta che perö produce effetti cumulativi progressivamente devastanti per il sistema economico. Una questione che non potrà mai essere scoperta dagli attuali ispettori della Banca d’Italia che non hanno istruzioni in merito (vedere GUIDA PER L’ATTIVITÀ DI VIGILANZA )
https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/archivio-norme/circolari/c269/Circolare_269_totale_8_aggiornamento.pdf

La pistola fumante: il caso del referendum svizzero

Il 10 giugno prossimo si svolgerà in Svizzera un referendum per togliere alle banche commerciali la possibilità di creare franchi accentrando tale attività esclusivamente alla Banca Nazionale Svizzera. http://www.iniziativa-moneta-intera.ch/
In Italia questo non sarebbe possibile poiché la legge referendaria italiana è stata pensata apposta per impedire la piena sovranità popolare su specifici argomenti e alcune materie sono sottratte dal secondo comma dello stesso art. 75 della Costituzione dall'azione dell'istituto del referendum: "le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali".
La questione in Svizzera è semplice, la costituzione prevede che la sovranità monetaria sia in capo alla confederazione che la gestisce possedendo il controllo della Banca Nazionale Svizzera che già aveva centralizzato nel secolo scorso la creazione delle banconote in franchi. Una cosa simile era accaduta con le banche di emissione anche da noi. Tuttavia, e questo è il punto, le banche commerciali “creano depositi” quando effettuano dei prestiti, i cosiddetti depositi a vista che, assieme a banconote e monete, costituiscono la base monetaria M1, ovvero il contante, sia in Svizzera che in Italia.

Informazioni preliminari



I presupposti di quanto scrivo sono che il lettore sia a conoscenza almeno dei seguenti fatti:

1 - non esiste una legge che regola o permetta la creazione DE NOVO di depositi bancari senza sottostante;

2 - il deposito non si puo’ registrare se prima non s’è creato e/o acquisito l’oggetto da depositare, ovvero la moneta scritturale, altrimenti si tratta di scrittura che narra un fatto falso – ovvero il deposito di cosa inesistente;

3 - la moneta scritturale creata dalla banca prima di effettuare gli impieghi dovrebbe essere registrata nella contabilità dei flussi di cassa come ENTRATA;

4 – la moneta scritturale quando impiegata deve risultare cone USCITA dai flussi di cassa;

5 – la moneta scritturale creata dovrebbe poi risultare nel rendiconto finanziario, nel conto economico e nello stato patrimoniale, mentre oggi viene creata fuori bilancio per poi riapparire magicamente come sola USCITA all’atto dell’impiego;

6 – le banche centrali NON pubblicano il rendiconto finanziario violando cosi’ i principi contabili (i bilanci non sono a norma);

7 – i notai non controllano la provenienza e regolarità contabile (“accatastamento”) della moneta scritturale usata dalle banche nei vari contratti;

8 – non sono mai esistiti studi di settore sull’attività bancaria in Italia;

9 – il rendiconto finanziario di qualsiasi banca non potrebbe essere utilizzato per accedere al credito se fosse di qualsiasi altra ditta poiché spesso negativo o carente;

10 – le banche usano un unico conto accentrato dove si effettuano tutti i movimenti senza segregare i conti dei clienti che risultano cosi’ a rischio;

11 – poiché il denaro creato non viene registrato alla creazione, è impossibile distinguere a vista nei depositi gli euro scritturali creati da UniCredit piuttosto che da MPS o altre;

12 – le banche commerciali registrano una passività-zombie denominata “debiti verso clientela” come se la corresponsione del denaro scritturale (“deposito a vista”) non fosse finale e sufficiente come pagamento, come già facevano con le banconote due secoli fa. Le banche centrali usano un trucco simile registrando passività-zombie da “banconote in circolazione”. Le passività-zombie sono passività false, ovvero uscite non realmente effettuate che abbattono i profitti. La magistratura in passato aveva già evidenziato la possibilità che le false passività potessero servire per creare fondi neri destinati alla corruzione, vedi ad esempio: MANI PULITE: AL VIA IL PROCESSO CONTRO COTTARELLI
http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1995/06/12/Cronaca/MANI-PULITE-AL-VIA-IL-PROCESSO-CONTRO-COTTARELLI_171500.php

13 – la creazione di denaro ed il suo impiego da parte di un soggetto comporta un debito implicito da parte del resto della societä che si impegna ad offrire beni e servizi in concambio.

Inquadramento della soluzione


I punti di cui sopra, 3 e 5, non sono soddisfatti. Il punto 13 evidenzia una passività occulta a carico della società a cui non corrisponde un attivo corrispondente.
A questo punto, a mio avviso, ci sono due possibilità logiche:
A – si obbligano gli istituti ad eliminare dal bilancio le passività non risolte;
B – si riscuotono dagli istituti le passività dichiarate, inverandole.

La soluzione A richiederebbe la revisione di tutti i bilanci delle banche anche per gli anni precedenti e non sarebbe facilmente praticabile. La soluzione B (come Banche pulite), invece, è semplice e comporta di RIDENOMINARE le passività bancarie, sia delle banche commerciali che della banca centrale, in: “debito da signoraggio verso l’erario”. Allo stesso tempo verrà accesa una voce d’ingresso attiva nel bilancio dello Stato del tipo: “signoraggio da creazione di moneta bancaria” che corrisponde alle passività delle banche finalmente resuscitate. Questa soluzione permette di far rientrare nelle casse dello Stato una cifra di circa 1.800 miliardi di euro attualmente svanita nei meandri delle passività-zombie e, secondo l’autore, in un girone infernale di corruzione i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Gli effetti di ripresa economica sono impliciti e qualsiasi economista (non a libro paga) riuscirebbe a comprenderli.

Opera di Andrea Nassi, esposta al Porto Turistico di Roma, n.852


La Commissione Europea e la Banca Mondiale

Ho usato sopra la parola magica SIGNORAGGIO che ho anche trovato anche nell’ultimo bilancio della UE (2021-2027) dove la Commissione Europea, a cui in passato ho relazionato in merito, ne chiede ben 55 miliardi alla BCE.
http://www.lettera43.it/it/articoli/economia/2018/02/14/bilancio-ue-signoraggio-bce/217939/

Prima ancora a gennaio di quest'anno Biagio Bossone, della Banca Mondiale, aveva rilevato il problema delle false passivitä bancarie:
http://www.economiaepolitica.it/banche-e-finanza/moneta-banca-finanza/la-moneta-e-capitale-o-debito-di-chi-la-emette/

Il tema è maturo per essere affrontato responsabilmente e fa parte anche del programma economico del Movimento Liberazione Italia:
https://www.movimentoliberazioneitalia.it



ADDENDUM: La Banca d'Inghilterra contabilizzerà la nuova moneta digitale della banca centrale come "passività zombie", come le banconote in circolazione !!!

La prova:

Creato alle:30 maggio 2018 17:42 (consegnato dopo 17 secondi)
Da:"Dyson, Ben" <Ben.Dyson@bankofengland.co.uk>
A:marco saba


Dear Marco,

Sorry for the late reply. Banknotes are recorded as a liability on the central bank’s balance sheet. This is a standard accounting practice. So in the same way, CBDC would be recorded as a liability on the central bank’s balance sheet.

Ben Dyson
Manager | Digital Currencies Team | Notes Directorate
Bank of England | Threadneedle Street | London EC2R 8AH |

Causa CARIGE 25 miliardi: comparsa della banca

Comparsa di risposta per Banca Carige S.p.A.


Allegati
 

Il Non Mutuo Bancario - presentazione (bozza non corretta)

sabato 31 marzo 2018

Causa CARIGE da 25 miliardi; annotata nel bilancio 2017

Bilancio CARIGE 2017 presentato all'assemblea azionisti 2018 (pag.133-134):
http://www.gruppocarige.it/wpsgrp/wcm/connect/istituzionale/2919be8b-f683-442e-8c3e-5d6c546bd29a/Rel+dic+2017+CONS+CONSOB.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE.Z18_11GCHGS0LODV80AETI9IQ6AHT2-2919be8b-f683-442e-8c3e-5d6c546bd29a-m5XiJsO

-  Atto di citazione promosso da Saba Marco innanzi il Tribunale di Genova  per assegnazione di denaro ritrovato o compenso per ritrovamento di denaro su somma di Euro 25.476 milioni asseritamente rinvenuta e non contabilizzata fra gli attivi di bilancio notificato il 12 febbraio 2018.

La  presente  vertenza è riconducibile ad un  ricorso per Accertamento Tecnico Preventivo notificato a Banca Carige in data 2 agosto 2016 con il  quale i ricorrenti, Saba Marco e Mana Bond Ltd chiedevano al Tribunale di  Genova  di  accertare la sussistenza di  attivi  monetari  extra  bilancio  per  Euro 25.476 milioni derivanti da un valore “generato” dalla Banca, non registrato contabilmente nei flussi di cassa, quindi non riportato in bilancio.
La Banca si costituiva contestando sotto ogni profilo le istanze avversarie. Il Tribunale di Genova con decisione  del  9  febbraio  2017,  confermata  in  sede  di  reclamo  il  15  marzo  2017,  dichiarava  inammissibile e comunque respinta la domanda degli attori condannandoli alle spese.
Con l’atto di citazione del 12 febbraio 2018, il Saba chiede che il Giudice condanni la Banca a pagargli la somma ritrovata, pari ad Euro 25.476 milioni, in forza dell’art. 929 Codice Civile, secondo il quale se il proprietario della cosa ritrovata non si presenta, la cosa appartiene al ritrovatore: nel caso concreto, non avendo la Banca rivendicato il denaro “ritrovato” dal Saba, esso sarebbe, a suo dire, divenuto di sua proprietà. In subordine, l’attore chiede che gli venga corrisposto 1/20 dell’ammontare del denaro ritrovato, quale premio ex art. 930 Codice Civile.
La Banca ha conferito incarico per la propria assistenza a legale esterno  di  fiducia e provvederà a costituirsi nei termini. Allo stato, la Banca, tenuto anche conto dell’esito del procedimento cautelare a suo tempo introdotto dal medesimo attore e relativo alla stessa vicenda, conclusosi con provvedimento di rigetto da parte del Tribunale di Genova confermato in sede di reclamo, ritiene infondata la pretesa e remoto il relativo rischio di soccombenza, con riserva di aggiornamento non appena in possesso di elementi idonei a consentire un giudizio prognostico più definito

martedì 20 marzo 2018

Usura: la Cassazione ribadisce la centralità sistematica dell’art. 644 c.p.

Banca e Finanza - Usura
19/03/2018

Usura: la Cassazione ribadisce la centralità sistematica dell’art. 644 c.p.

 http://www.dirittobancario.it/giurisprudenza/banca-e-finanza/usura/usura-la-cassazione-ribadisce-la-centralita-sistematica-art-644-cp

Cassazione civile, Sez. III, 6 marzo 2018, n. 5160 – Pres. Vivaldi, Rel. Pellecchia
segnalato da: Avv. Matteo Acciari


Con la sentenza in oggetto, la Cassazione ha ribadito la “centralità sistematica”, in materia di usura, della disciplina prevista dall’art. 644 comma 3 c.p., secondo cui, per la determinazione del tasso di interesse usurario, si deve tener conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.
Ne consegue la rilevanza di tale norma rispetto all’intero arco normativo di disciplina del fenomeno dell’usura, comprensivo, quindi, anche delle disposizioni regolamentari ed esecutive e delle istruzioni emanate dalla Banca d’Italia.
A fronte di tale principio, la Cassazione ha accertato l’inapplicabilità selettiva delle istruzioni della Banca d’Italia antecedenti a quelle del luglio 2009, e le disposizioni transitorie di queste ultime, nonché dei D.M. recanti i tassi soglia conformemente determinati, nella parte in cui escludevano le spese per assicurazioni e garanzie dal conteggio del TEG contrattuale ai fini della rilevazione del TEGM. Per l’effetto, confermando il ricalcolo effettuato dalla Corte d’Appello.

mercoledì 14 febbraio 2018

Carige chiamata in giudizio per 25 miliardi di euro



Comunicato stampa
Carige citata in tribunale per 25 miliardi di euro


Genova, 14 febbraio 2018 - La più grande causa civile della Storia d'Italia e forse del mondo è iniziata e avrà la prima udienza il 7 giugno a Genova contro Carige. L'ha promossa  l'economista Marco Saba con un avvocato, Marco Della Luna, autore di Euroschiavi e altri libri su banca e moneta. Nell'assemblea di Carige del 2014 Marco Saba aveva dichiarato di aver trovato un valore di 25 miliardi e mezzo nascosto, quindi perduto, nei conti di Carige e consistente nella moneta bancaria creata dalla banca genovese nel 2013. Saba aveva richiesto il compenso del 5% per il ritrovamento ma il management della banca aveva disconosciuto i fatti. Quindi ora l'economista , in base all'articolo 930 del codice civile, richiede la corresponsione dell'intero importo di 25 miliardi e mezzo. In effetti Banca d'Italia ufficialmente dichiara che ogni anno, mediamente, le banche italiane creano mille miliardi di moneta scritturale. L'avvocato  Della Luna ha dichiarato: " Non mi sarei mai aspettato, in questo periodo di crisi, che la banca avrebbe fatto di tutto per rifiutare un ritrovamento di 25 miliardi".


lunedì 29 gennaio 2018

La moneta è capitale o debito di chi la emette?


La moneta è capitale o debito di chi la emette?




Come la Banca d’Italia documenta nelle sue informazioni statistiche sul debito pubblico, le monete metalliche, che pure hanno corso legale, sono considerate passività dello Stato che le emette e sono conteggiate ai fini del debito. Analogamente, le banconote emesse dalla banca centrale e, per estensione, le riserve dalla stessa create – che peraltro rappresentano la gran parte della base monetaria di ogni economia contemporanea – costituiscono passività della banca centrale che le emette e sono contabilizzate come debito di quest’ultima nei confronti dei possessori.

Tuttavia, alla luce di una corretta applicazione dei principi di contabilità generale, la configurazione formale della moneta legale come “debito”, ancorché fondata su un indubbio “principio di legalità” (in prima battuta la moneta emessa è debito “perché così dice la legge”), lascia non poco perplessi. Il debito comporta un rapporto obbligatorio tra le parti e, sebbene il nostro codice civile non definisca espressamente l’obbligazione giuridica, l’intera giurisprudenza mondiale considera ancora valida la definizione insuperata del corpus juris giustinianeo:

«Obligatio est juris vinculum, quo necessitate adstringimur alicujus solvendae rei secundum nostrae civitatis jura»[1]

Ci chiediamo, pertanto, a quale adempimento possa costringere lo Stato il possessore di monete metalliche, a quale adempimento possa costringere la banca centrale il possessore di banconote, ovvero ancora a quale adempimento possa costringere la banca centrale una istituzione finanziaria che detiene riserve presso la stessa. Ci riferiamo a queste tre “specie” monetarie, classificate come “debiti” nelle” rispettive contabilità, perché sono quelle oggi considerate a tutti gli effetti vera e propria “moneta legale”, moneta cioè cui l’ordinamento giuridico riconosce il potere di estinguere le obbligazioni in denaro, e che quindi, in virtù di tale potere, non reca per l’ente che la emette alcun obbligo di conversione in forme di valore di cui esso non sia direttamente produttore.[2].

Analogo quesito, sia pure con importanti distinguo, ci poniamo rispetto alla “moneta bancaria” creata dalle banche commerciali sotto forma di depositi a vista, giacché essa svolge una funzione assimilabile a quella della moneta legale nella quasi totalità dei rapporti obbligatori delle banche nei confronti della clientela e  non, invece, con riferimento ai rapporti interbancari laddove sussiste l’obbligo di regolare i pagamenti interbancari con moneta emessa dalla banca centrale.[3] Per questo tipo di moneta facciamo un rinvio alla chiusura di quest’articolo, mentre di seguito ci concentriamo sulla moneta legale emessa dallo Stato o dalla banca centrale.

La moneta legale: è ancora “debito”?

Un tempo lo Stato garantiva una certa quantità di metallo pregiato nelle proprie monete e i detentori di moneta divisionale potevano, raccogliendone quantitativi sufficienti, pretenderne l’equivalente in oro o argento. [4]  Sempre un tempo, le banconote conferivano al portatore il diritto a ottenerne la conversione in monete d’argento e d’oro e, per corrispondere a quest’obbligo, gli istituti di emissione detenevano opportuni ammontari di “riserva metallica”. Il medesimo obbligo impegnava le banche centrali rispetto alle riserve che le banche commerciali detenevano presso di sé. Dunque, le tre specie monetarie davano luogo a veri e propri obblighi di debito cui l’ente emittente era legalmente vincolato, attivabili su richiesta dei portatori.

Ma che senso ha, oggi, parlare di “debito” in regimi monetari che non comportano per le banche centrali né obblighi di conversione della moneta emessa in altre forme di valore (che non siano sempre passività delle medesime) né impegni di restituzione a favore dei possessori?

La convertibilità è scomparsa per gradi e in modo diverso nelle tre specie di monete legali sopra richiamate.  Le monete metalliche hanno  visto diminuire il titolo teoricamente presente in esse già molti secoli or sono, poi sono state in gran parte sostituite da monete divisionali, e infine rese irrilevanti dal diffondersi della moneta legale sotto forma cartacea, la “carta-moneta”. Le banconote hanno visto dapprima sospendere la loro convertibilità con provvedimento straordinario (il cosiddetto “corso forzoso”), poi diventato definitivo (il cosiddetto “corso legale”). L’abbandono del gold-exchange standard, ormai quasi mezzo secolo fa, ha determinato il definitivo tramonto di queste banconote a debito, anche su scala globale. E anche i depositi detenuti dalle banche commerciali o dallo Stato presso la banca centrale sotto forma di riserve sono oggi svincolati da qualsiasi obbligo della banca centrale di convertirli in metalli o passività di altre entità (a meno che la banca centrale non operi in regime internazionale di cambi fissi, dollarizzazione o currency board).

Insomma, la moneta legale “era” debito in epoche passate, ma non lo “è” più oggi, mentre pare che l’allocazione storica non sia stata più messa in discussione. Infatti, semplicemente in ragione della sua origine storica e per inerzia contabile, la moneta legale resta ancor oggi contabilmente allocata tra i debiti della banca centrale (e, per identica ragione, come ci ricorda la Banca d’Italia, le monete metalliche in quella dello Stato).

Tuttavia, tale moneta, ancorché costituisca una “passività” della banca centrale che la emette (nel senso puramente tecnico di “fonte” di finanziamento, allocata nella sezione “Avere” del suo stato patrimoniale, in contrapposizione agli “impieghi” posti nella sezione “Dare”), non è affatto da considerarsi debito (e cioè un’obbligazione cui fanno riscontro diritti di credito), bensì una forma di vero e proprio “capitale netto” (e cioè una passività cui fanno riscontro diritti di proprietà).

L’ “Approccio Contabile” alla moneta legale

In  questo caso, i diritti di proprietà sulla moneta sono i medesimi di quelli relativi ai beni che conseguono gli acquirenti a fronte dei ricavi di vendita dell’azienda che li colloca sul mercato. Da un punto di visto economico, collocare sul mercato un bene fisico cui corrispondono determinati benefici per l’acquirente, o collocare uno strumento che dà un beneficio sui generis all’acquirente – quello di poter legalmente adempiere ad ogni sorta di obbligazioni – non sono fenomeni poi così diversi l’uno dall’altro.

Quindi, dire che la moneta legale non è un debito della banca centrale, ma una parte del suo capitale netto, non deve essere inteso nel senso che chi riceve moneta legale diventa proprietario della banca centrale (come colui che riceve le azioni  di una società), ma nel senso che l’emissione di moneta legale equivale alla vendita di un bene che conferisce al possessore il diritto “assoluto” (non “relativo”, o di obbligazione) di proprietà su una quota corrispondente della ricchezza nazionale.

Se questo beneficio acquisito si potesse far valere solo presso l’emittente, si tratterebbe certamente di un debito, e quindi – da un punto di vista giuridico – di un diritto relativo con le sue due consuete polarità (un creditore da una parte e un debitore dall’altra). Se, invece, il beneficio acquisito si può far valere erga omnes, cioè nei confronti di tutti i consociati, da un punto di vista giuridico si tratta di un diritto assoluto, di cui l’emittente non risponde più di quanto non facciano tutti gli altri consociati che sottostanno al medesimo ordinamento giuridico.

Nel caso dell’emissione di nuova moneta legale da parte di un ente pubblico, la variazione economica positiva che ne consegue va a beneficio dei proprietari dell’ente emittente medesimo: i cittadini. Nel caso l’emissione avvenga ad opera di una banca centrale il cui capitale fosse di proprietà di soggetti privati, è a questi ultimi, e non ai cittadini, che va ascritto il beneficio economico dell’avere emesso moneta, a nulla rilevando se questo sia erogato loro sotto forma di dividendi o resti perennemente investito sotto le “mentite spoglie” di passività. In ogni caso, la moneta legale è “capitale” per chi la emette e non debito. E, più precisamente, poiché il capitale si compone di capitale proprio e di utili non distribuiti, la moneta legale è assimilabile ai secondi e non al primo, che invece corrisponde all’emissione di azioni.

È ben noto al “falsario” che la stampa di una banconota rappresenti un “ricavo” per la sua impresa, il cui patrimonio netto ne risulta immediatamente accresciuto senza che maturi alcun debito. Parimenti, per chi falsario non è, e  stampa banconote o conia monete legittimamente – tipicamente lo Stato e la banca centrale –  l’emissione rappresenta un ricavo che contribuisce all’utile aziendale. Se non distribuito ai titolari, tale utile viene accumulato a riserva di patrimonio netto, convertendosi in capitale. Ciò che accade oggi è che questo “ricavo” non passa dal conto economico, ma è automaticamente accantonato a riserva sotto forma impropria di “passività”.

Poco o nulla rilevano per confutare tale lettura osservazioni “moralistiche” del tipo: la banca centrale, emettendo moneta, è responsabile della diminuzione del potere d’acquisto della moneta. E poco o nulla rilevano altresì osservazioni “macroeconomiche” quali: l’emissione di moneta non crea vera ricchezza a livello nazionale, ma solo un minor valore per tutti i detentori di moneta in quel momento. Si tratta infatti di nient’altro che artifici retorici che nascondono la natura strettamente “aziendale” e non “sociale” della qualifica di debito: un debito è debito solo se qualcosa è dovuta a qualcuno, non se esso causa un costo o un disagio per qualcuno. Inoltre, qualunque considerazione di natura macroeconomica in ordine alle conseguenze dell’emissione di moneta legale è irrilevante rispetto alla natura eminentemente contabile della moneta stessa.

Il punto centrale sta infatti nel qualificare la moneta legale come diritto assoluto e non relativo per chi la possiede. Il soggetto che la detiene in portafoglio, in luogo di possedere un bene che gli arreca un’ utilità specifica (la caffettiera che gli fa il caffè, l’auto che lo porta al lavoro, la casa che gli dà un tetto), ne possiede uno che incorpora un tipo speciale di utilità: il diritto di saldare qualsiasi tipo di obbligazione pecuniaria. Per chi la possiede, dunque, la moneta è un bene come gli altri, ma, a differenza degli altri, è direttamente e immediatamente  scambiabile con tutti i beni (e altre forme di valore) e a costo di transazione pari a zero.

Chi vede questo bene come “credito”, lo vede per ciò che la moneta  è stata in passato ma che non è più dal momento che è diventata “legale”.  Chi riceve questo bene acquisisce potere di acquisto aggiuntivo, definitivo e senza contropartite rispetto alla ricchezza nazionale. E chi lo vende ottiene in cambio un “reddito lordo” pari esattamente al suo valore nominale. Non è un caso che la forbice tra il ricavo lordo da vendita della moneta legale (pari al suo valore nominale) e il costo di produzione della moneta stessa sia un reddito netto, universalmente noto come “signoraggio”, che è appunto la rendita di cui solo lo Stato o altri soggetti da esso all’uopo autorizzati possono appropriarsi, aumentando il proprio potere d’acquisto.[5]

Implicazioni

Da quanto precede seguono tre implicazioni assai rilevanti. La prima è che la moneta legale non può essere neanche definita come uno strumento finanziario. “Strumento finanziario”, per l’IAS 32, è quello strumento che è “attività per una parte e passività per un’altra parte”.[6] Mancando questa reciprocità, la moneta legale non è strumento finanziario per chi la possiede, ma proprietà vera e propria. E siccome gli strumenti di credito e debito sono un sottoinsieme degli strumenti finanziari, la moneta legale, non essendo strumento finanziario, non è a fortiori “credito” per chi lo detiene e “debito” per chi lo emette.

La seconda implicazione è che il reddito da signoraggio viene sistematicamente occultato nel momento in cui il ricavo viene letteralmente dirottato dal conto economico (suo luogo “naturale”) alle passività dello stato patrimoniale, creando un clamoroso falso in bilancio. Questo signoraggio è altresì detto “primario”, per distinguerlo da quello “secondario” che consegue dagli interessi attivi ottenuti dai prestiti del denaro emesso e dato in prestito. La moneta metallica lo Stato non la dà in prestito, quindi non ottiene alcun signoraggio secondario (e quello primario, soprattutto sui centesimi, è prossimo allo zero, giacché i costi di produzione equiparano sostanzialmente i “ricavi” della loro collocazione, sia pure spacciati per “debito”). La banca centrale, invece, contabilizza, e retrocede allo Stato, il signoraggio secondario sulle banconote, ma non conteggia il signoraggio primario, che resta accumulato a riserva delle stesse, sia pure sotto le mentite spoglie di “passività”. La stessa banca centrale, infine, non contabilizza in alcun modo né il signoraggio primario, né quello secondario sulle riserve emesse.

La terza implicazione è che il processo storico che ha portato la moneta metallica, cartacea e le riserve di banca centrale a diventare  moneta legale è tutt’oggi in atto con la moneta bancaria (i depositi a vista) che usiamo tutti i giorni. In questo caso, seppure sussiste l’obbligo di convertibilità in banconote (su richiesta dei depositanti) e in riserve di banca centrale (per le transazioni interbancarie), cresce l’assimilazione della moneta bancaria a quella legale dal momento che i moderni sistemi di pagamento tendono a ridurre drasticamente l’uso del contante e a economizzare l’utilizzo delle riserve di banca centrale.[7] Una conseguenza importante (di cui nessuno parla) è che i “debiti verso la clientela” rappresentati nei bilanci bancari come c/c generano ricavi così come le banconote, le monete metalliche e le riserve di banca centrale per gli enti che le emettono. [8] Pertanto, con la riduzione del contante e le economia di scala nell’uso delle riserve, si è finito per appaltare quote sempre maggiori di signoraggio a privatissime società per azioni.

Conclusioni

Quanto precede è soltanto l’abbozzo di una nuova visione secondo il proposto “Approccio Contabile” alla moneta legale, che applica a questa forma di moneta una corretta lettura dei principi di contabilità generale. Tale nuovo approccio andrà approfondito e tutte le implicazioni che ne derivano dovranno essere adeguatamente considerate. Tuttavia, già a una primissima analisi, emerge tra le implicazioni più rilevanti la sottovalutazione del potere di signoraggio appannaggio di chi emette moneta.  Occorrerà identificare e stimare quantitativamente l’ammontare di tale signoraggio, quanto di esso venga o meno restituito ai “legittimi proprietari” della moneta (i cittadini), e i suoi effetti sull’attività economica, sulla struttura degli incentivi e sulla distribuzione della ricchezza nella società.

Con particolare riferimento alla finanza pubblica, è auspicabile che il nuovo approccio induca a depurare i bilanci degli Stati e delle banche centrali dalle “incrostazioni storiche” ormai del tutto prive di senso e che oggi costituiscono un vero e proprio falso in bilancio, qualificando come “debito” quella che in realtà è soltanto emissione sovrana di moneta da parte degli Stati. Se, infatti, l’emissione sovrana di moneta, anziché essere computata come riserva di capitale netto dell’ente emittente, è computata come debito, introduce nell’economia elementi inevitabilmente deflattivi.

Considerare la moneta come debito anche quando non lo è, e immetterla come tale nel sistema, eleva artificialmente il costo di funzionamento dell’economia, e il servizio del debito che ne consegue drena liquidità dal sistema, sottrae risorse reali dall’economia e richiede l’emissione periodica di nuovo debito affinché l’economia possa funzionare. La capacità di crescita economica viene erosa da tale meccanismo, allorché l’accumulazione di debito impone obblighi di contenimento e aggiustamento. Finora questa contraddizione non sembra avere incontrato soluzioni serie: non lo sono certo l’aggressione fiscale dei patrimoni e dei redditi delle economie più deboli, o lo smantellamento dell’intera spesa pubblica, sempre a danno di settori e delle aree più vulnerabili, non solo per gli effetti sociali devastanti che essi provocano, ma anche perché dimostrano di non funzionare affatto.

La natura contabile della moneta non è questione di esclusiva pertinenza degli accademici aziendalisti, ma dovrebbe rivestire interesse generale per le rilevantissime ripercussioni che una sua non corretta applicazione ha per l’intero sistema economico.

Riferimenti Bibliografici
Bossone, B. (2000), What Makes Banks Special? A Study of Banking, Finance, and Economic Development, Policy Research Working Paper No. 2408, World Bank, Washington, DC.
Bossone, B. (2001), Circuit theory of banking and finance, Journal of Banking and Finance, Vol. 25, Issue 5, vol. 25, Issue 5, 857-890.
Bossone, B. (2017), Commercial bank seigniorage: A Primer, in via di pubblicazione su Finance Series, World Bank (disponibile in forma di manoscritto su richiesta all’autore).
Costa, M. (2009), Sulla natura contabile delle “passività monetarie” nei bilanci bancari, Quaderni Monografici Rirea, n. 85.
McLeay, M., Radia, A. and Thomas, R. (2014), “Money Creation in the Modern Economy”, Bank of England Quarterly Bulletin, 54(1), 14-27.

Note:

[1]  Traduzione: «L’obbligazione è un vincolo giuridico, in forza del quale si può costringere qualcuno all’adempimento di una prestazione secondo le leggi del nostro ordinamento».

[2] Non rispondono a tale criterio le monete che pongono obblighi di conversione (su richiesta o a scadenza) in riserve materiali di valore (es., metalli preziosi) o in passività emesse da soggetti terzi (es., valute di riserva internazionali). D’altra parte, la conversione di riserve in banconote non costituisce obbligo di debito per la banca centrale, ma soltanto una sostituzione fra passività (irredimibili in altra forma di valore) emesse dalla stessa banca centrale.

[3]  E anche in questi casi la moneta bancaria opera da strumento di regolamento (e quindi quale moneta legale a tutti gli effetti) per tutti i pagamenti interbancari che avvengono tra conti detenuti da più banche presso il medesimo istituto bancario (pagamenti “on us”).

[4] Cfr. M. Costa (2009).

[5] Il signoraggio percepito dalle banche commerciali è possibile in ragione del regime autorizzativo, previsto da leggi e norme di Stato, che ne limita l’accesso al mercato di soggetti privati con potere di accettare depositi a vista ed estendere credito.

[6] Cfr. al paragrafo 11, le seguenti definizioni: “Uno strumento finanziario è qualsiasi contratto che dà luogo a un’attività finanziaria di un’azienda che è una passività finanziaria o uno strumento di netto per un’altra azienda…
…Una passività finanziaria è una passività che è (A) una obbligazione contrattuale a (1) dare cassa o altra attività finanziaria ad altra azienda; (2) scambiare attività o passività finanziarie a condizioni potenzialmente sfavorevoli; (B) un contratto da regolare con l’emissione di strumenti azionari dell’azienda (…omissis)
… Uno strumento di netto è qualsiasi contratto che evidenzi un interesse residuale nell’attività dell’azienda dopo aver detratto tutte le passività [cioè il diritto ad una corrispondente quota del patrimonio di liquidazione]”
La moneta legale, per l’ente emittente,  non va incontro a nessuna delle definizioni sopra riportate. Quindi essa non è né debito, né “strumento di partecipazione al netto”, come le azioni e simili.

[7] Gli stessi sistemi di regolamento lordo in tempo reale (RTGS), che tipicamente richiedono la mobilizzazione di ingenti riserve di banca centrale, oggi dispongono di tecnologie informatiche che permettono l’uso di continue compensazioni fra flussi (bilaterali e/o multilaterali) di pagamenti interbancari, che riducono drasticamente il volume di riserve necessarie per il regolamento delle transazioni.

[8] Che le banche commerciali creino danaro (attraverso l’attività di prestito alla clientela)  è stato riconosciuto anche dalla teoria economica mainstream, come il contributo ospitato dalla bollettino trimestrale della Banca d’Inghilterra indica (si veda McLeay et al., 2014). Il signoraggio secondario netto che esse traggono dalla creazione di moneta deriva dalla forbice fra il ricavo lordo dai prestiti e il costo per ottenere le riserve di banca centrale necessarie per il regolamento dei pagamenti (Bossone 2000, 2001 e 2017). Rileva a tal fine notare che per potere prestare danaro le banche non hanno necessità d’indebitarsi (accettando depositi); esse devono semmai procurarsi le riserve necessarie per regolare i pagamenti jnterbancari relativi all’uso delle risorse prestate, allorché queste siano movimentate: quanto più elevato è il grado d’intermediazione di ciascuna banca relativamente all’attività dei pagamenti interbancari e quanto più efficiente è la tecnologia di gestione delle riserve per il regolamento dei pagamenti, tanto maggiore risulta (a parità di costo delle stesse) il signoraggio derivante dalla creazione di moneta bancaria. Il signoraggio ovviamente aumenta laddove la banca centrale remunera le riserve che le banche detengono presso di sé.