martedì 12 maggio 2020

TASSA SULLA CONCESSIONE DEI DIRITTI D’EMISSIONE MONETARIA


DISEGNO DI LEGGE D'INIZIATIVA DEI SENATORI BLUNDO, BOTTICI, AIROLA

Presentata 9 luglio 2018:  da assegnare  




Art. 1 (Istituzione della tassa sulla concessione dei diritti d'emissione monetaria)

  1. È soggetta a tassazione la concessione dei diritti d'emissione monetaria attribuiti alle banche centrali nazionali e alla Banca Centrale Europea ai sensi dell’articolo 128 capo 2 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
  1. Salvo quanto conferito in adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea e quanto necessario a garantire l'indipendenza finanziaria e istituzionale della Banca d'Italia, la tassa si applica con una percentuale sul totale delle attività del bilancio della Banca d'Italia, al netto delle voci rettificative del passivo, redatto secondo i criteri statistici armonizzati adottati dalle banche nazionali dell'Eurosistema.
  1. Per l’anno 2018 la percentuale di cui al comma 2 è pari all’1%.
  1. L’applicazione della tassa di cui al comma 2, non incide direttamente sul reddito d’esercizio, ma determina un aumento dei debiti verso la Tesoreria dello Stato e riduce le passività connesse all’esercizio della funzione monetaria attraverso dei conti rettificativi.
  1. Con la legge di bilancio, previo parere non vincolante rilasciato alle competenti commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica dalla Banca d'Italia, la percentuale di cui al comma 3 può essere modificata, applicandola sull'intero importo delle attività risultanti dai bilanci successivi, salvaguardando le necessità funzionali di politica monetaria della Banca d’Italia.

Onorevoli Senatori! – Con la ratifica dei trattati UE gli Stati aderenti dell’area euro hanno concesso alla Banca Centrale Europea e al Sistema Europeo delle Banche Centrali il diritto di gestire la politica monetaria attraverso diverse operazioni, tra le quali quella di emettere banconote in euro.
Tale concessione deriva dagli art. 127 e 128 capo 2 del trattato per il Funzionamento dell’Unione Europea. Infatti, all’art. 127 del TFUE si afferma che: “L’obiettivo principale del Sistema Europeo di Banche Centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi”. L’Art. 128 afferma: "La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione delle banconote in euro all’interno dell’Unione. La BCE e le banche centrale nazionali possono emettere banconote”. Nell’esercizio concreto della concessione del diritto d'emissione, la creazione di valori monetari avviene non solo materialmente con la stampa di banconote, ma anche virtualmente attraverso scritture contabili. L’esercizio della funzione monetaria consente alle Banche Centrali di aumentare la dimensione dei loro bilanci. La dimensione di bilancio corrisponde al totale delle attività dei bilanci e nelle relazioni annuali pubblicate dalla Banca d’Italia si fornisce un grafico comparativo delle dimensioni di bilancio delle maggiori banche centrali del mondo e di quella media delle banche centrali dell’Eurosistema.
In questo modo anche i dati del 2016 rispetto al 2015 fanno emergere un attivo della BI in crescita; il paradosso monetario tenderà a crescerà anche nel 2017 e forse oltre, almeno finché la BCE manterrà le misure del QE.
Naturalmente, l’aumento della dimensione dei bilanci dell’istituto d’emissione non è un fenomeno solo italiano; nel periodo 2007-2015 le banche centrali dell’Eurosistema hanno avuto incrementi degli attivi passando dal 15% al 27%, la Federal Reserve è passata dal 5% del Pil al 25%, la Banca del Regno Unito dal 5,1% al 22,5% e la Banca del Giappone dal 20,3% addirittura al 77% del Pil.
I dati della Federal Reserve, della Banca del Regno Unito e delle banche dell’Euro Sistema prima della crisi indicano che è possibile gestire la politica monetaria con attivi delle banche centrali tra il 5 e il 15% del Pil.
Quindi, se in Europa la politica monetaria è materia riservata in via esclusiva alla Bce e al Sistema Europeo delle Banche centrali, e analogamente vero che la politica fiscale compete in modo altrettanto esclusivo agli Stati, per cui è pienamente legittimo legiferare in materia fiscale.
È possibile, pertanto, senza violare i trattati UE, istituire una tassa sulla concessione dei diritti d'emissione monetaria sul totale delle attività della Banca d'Italia.
L’aliquota dell’1% indicata nel Ddl può produrre nel 2017 un’entrata superiore a 8 miliardi di euro e negli anni successivi l’aliquota può essere aumentata sia per ridurre il debito pubblico sia per avviare una politica economica espansiva. 

Ci si può chiedere perché istituire una tassa sul totale degli attivi della BI e non aumentare, ad esempio, l’aliquota sul reddito d’esercizio oppure perché non tener conto anche delle passività per definire la base imponibile. In relazione alla prima ipotesi occorre tener presente che un aumento dell’aliquota sul reddito non potrebbe essere circoscritta alla sola Banca d’Italia, ma riguarderebbe tutte le imprese, mentre la tassa sui diritti di emissione monetaria può essere applicata in modo specifico solo alla BI per la funzione esclusiva che essa ha nell’emissione di banconote. Quanto alla seconda, quella di tener conto delle passività, applicando quindi la tassa sulla differenza tra attività e passività, o meglio sul capitale e le riserve poiché sull’utile vi è già l’imposta sul reddito, la risposta è ancora una volta sulla particolare specificità degli istituti d’emissione.
Infine, un’aliquota applicata direttamente sul totale delle attività, è un modo semplice e trasparente di tassazione che consente di regolare una grandezza che le relazioni annuali della stessa BI pongono in relazione diretta con la funzione monetaria.

Le norme del Ddl salvaguardano la funzione monetaria riconosciuta dai trattati UE sia nel comma 2 dell’art. 1 sia nei commi 1 e a 2 dell’art. 2, anche per aliquote elevate. Infatti, ad esempio, se in un anno successivo al 2017 si applicasse un’aliquota del 20% (immaginiamo che il totale degli attivi sia quello del 2016), si produrrebbe un’entrata per lo Stato prossima a 150 mld di euro e gli attivi si dovrebbero ridurre a circa 620 mld, importo che rappresentano circa il 37% del Pil.
È una percentuale più che doppia di quel 15% indicato come percentuale limite che consente pienamente l’esercizio della funzione monetaria
Inoltre, per il pagamento della tassa, la BI ha piena autonomia nella scelta degli attivi da ridurre.
Occorre poi tener presente che gli attivi costituiscono un fondo soggetto a variazione, anche se tendenzialmente crescente in relazione all’esigenza di adeguare la massa monetaria alle esigenze dell’economia reale, per cui le entrate della tassa non possono essere utilizzate per azioni che vanno ad alimentare la spesa corrente. Infine, l’istituzione della tassa è un modo semplice di reperire risorse senza gravare i cittadini di nuovi tributi, senza intaccare la funzione monetaria riservata in via esclusiva alle banche centrali dai trattati UE e senza aumentare il debito pubblico anzi riducendolo.
È un modo per attivare politiche di sviluppo consistenti, ecosostenibili e socialmente eque negli effetti sul reddito dei cittadini e sui fenomeni diffusi della povertà.

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