sabato 31 ottobre 2026

Polonia: c'è una guerra civile per la presa della banca centrale?

Polonia: la guerra per la presa della banca centrale

In Polonia, nell’autunno del 2026, lo scontro tra il governo Tusk e il Governatore della Banca Nazionale di Polonia, Adam Glapiński, ha smesso di essere una disputa procedurale. È diventato un conflitto aperto sul controllo dell’istituzione che detiene le chiavi della moneta e dei pagamenti. Il caso mostra, in forma acuta, cosa accade quando l’indipendenza della banca centrale viene usata non per proteggere la stabilità dei prezzi, ma per mettere al riparo una linea politica dalle conseguenze di un cambio elettorale.

I fatti

Il 9 ottobre 2026 la Commissione per la Responsabilità Costituzionale del Sejm ha approvato una relazione che convalida otto capi d’accusa contro Glapiński. Tra questi: finanziamento indiretto del deficit di bilancio attraverso acquisti di asset nel 2020-21, operazioni condotte senza adeguata autorizzazione del Consiglio di Politica Monetaria, e violazione del dovere di apoliticità. La Commissione ha raccomandato all’aula di votare il rinvio del Governatore al Tribunale di Stato. Il voto è stato fissato per la seconda metà di novembre.

Secondo la legge ordinaria sul Tribunale di Stato basterebbe la maggioranza assoluta con la presenza di almeno metà dei deputati. Una sentenza del Tribunale Costituzionale del gennaio 2024 (K 23/23), emanata da un organo considerato catturato dalla precedente maggioranza, ha invece stabilito che servirebbe una maggioranza più alta e che la sospensione automatica del Governatore non sarebbe automatica. Glapiński e l’NBP si trincerano dietro questa pronuncia e dietro il principio di indipendenza della banca centrale, dichiarando che la procedura parlamentare è invalida e che non vi parteciperanno.

In parallelo l’NBP ha sottolineato che il Governatore ha il potere esclusivo di convocare le riunioni del Consiglio di Politica Monetaria e che l’istituto non può operare normalmente senza di lui. Con la scadenza del mandato del vice-governatore Adam Lipiński (4 novembre) e il rifiuto di Tusk di controfirmare le nomine proposte da Glapiński, il consiglio di amministrazione rischia di scendere sotto la soglia legale minima. I mercati hanno già reagito: lo złoty ha subito pressione e l’incertezza politica è diventata un fattore di rischio macroeconomico.

Il Presidente della Repubblica Karol Nawrocki sostiene apertamente la resistenza di Glapiński. Anche se il Sejm votasse a favore del rinvio, resterebbero ostacoli istituzionali ulteriori.

Il meccanismo in azione

Questo non è un semplice conflitto tra due schieramenti politici. È l’esercizio concreto del potere strutturale di cui dispone una banca centrale indipendente.

L’indipendenza, presentata come garanzia contro l’inflazione e contro le pressioni di breve periodo, viene qui usata come scudo contro un controllo parlamentare democraticamente eletto. Il Governatore non ha bisogno di dichiarare guerra al governo: gli basta rendere più costosa, più rischiosa o giuridicamente contestata l’applicazione delle regole ordinarie di responsabilità. Minacciare difficoltà operative sulla politica monetaria, appoggiarsi a una sentenza di un tribunale catturato e contare sul sostegno del Presidente della Repubblica produce lo stesso effetto: lo Stato eletto si scopre nudo di fronte a un’istituzione che controlla le condizioni materiali del sistema monetario.

Il governo Tusk ha la maggioranza parlamentare e la legittimazione elettorale. Non controlla però le chiavi operative della banca che regola i pagamenti, gestisce le riserve e decide le condizioni di accesso alla liquidità. Quando quelle chiavi vengono usate per alzare il costo politico di un’azione del Parlamento, il voto popolare incontra un limite che non ha scelto.

Il parallelo con l’architettura generale

Il caso polacco replica, in forma acuta e nazionale, le stesse leve che operano in altri Paesi, Italia compresa:

  • Il monopolio della moneta di regolamento e la capacità di rendere più difficile il funzionamento del sistema dei pagamenti.
  • Il controllo delle condizioni tecniche (qui espresse attraverso la governance interna e la convocazione degli organi).
  • L’uso dell’indipendenza formale come barriera asimmetrica: protegge la banca dallo Stato, non protegge lo Stato dalla banca.
  • La possibilità di generare incertezza di mercato sufficiente a disciplinare un governo.

Non serve un complotto quotidiano. Basta un’architettura in cui l’istituzione non eletta detiene l’asset finale con cui si chiudono i pagamenti e può alzare il prezzo, politico e finanziario, di qualsiasi tentativo di sottoporla a responsabilità democratica.

Conclusione

La guerra per la Banca Nazionale di Polonia non è una disputa tecnica sulla maggioranza richiesta in un voto. È un test sul fatto se un governo eletto dal popolo possa o meno esercitare il controllo su chi detiene le chiavi della moneta. Finché l’indipendenza della banca centrale viene trattata come un valore assoluto e non come uno strumento subordinato all’interesse del popolo sovrano, lo Stato resta esposto a questo tipo di ricatto istituzionale.

Il voto di novembre dirà quanto a lungo questo scudo può resistere. Ma il meccanismo è già visibile: le regole create per proteggere la moneta dalla politica vengono usate per proteggere una politica dalla democrazia. L’interesse supremo dello Stato — essere servitore fedele del popolo sovrano — si scontra qui con un’architettura che pone un’istituzione non eletta al di sopra di quel popolo.

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