giovedì 29 ottobre 2026

Quantitative Balancing: Come l’Accounting View of Money di Bossone e Costa rafforza il caso

La moneta non è debito. E allora di chi è il signoraggio?


Come l’Accounting View of Money di Bossone e Costa rafforza il caso del Quantitative Balancing

Biagio Bossone e Massimo Costa hanno pubblicato sull’Institute for New Economic Thinking un articolo dal titolo chiaro: Sovereign Money is not Debt: Why Central Bank Accounting Must Change. La tesi è semplice e, una volta compresa, difficile da ignorare.

Oggi le banche centrali registrano le riserve, le banconote e un’eventuale moneta digitale come se fossero un debito verso chi le detiene. Bossone e Costa osservano che questa convenzione è un residuo dell’epoca in cui la moneta era convertibile in oro. In un sistema fiat, in cui non esiste più un’attività superiore in cui “rimborsare” la moneta, quella classificazione non ha più senso. La moneta sovrana non è un prestito che la banca centrale ha contratto con i cittadini o con le banche. È un’emissione che crea valore per autorità pubblica. Per l’emittente andrebbe quindi rappresentata come equity (patrimonio netto sovrano), e per chi la detiene come un attivo in custodia, non come un credito verso la banca centrale.

L’articolo non propone di cambiare il modo in cui le banche centrali operano. Propone di smettere di raccontare una storia contabile che non corrisponde più alla realtà. Il punto è di trasparenza: se continuiamo a chiamare “debito” ciò che debito non è, rendiamo opaca la natura della moneta e nascondiamo chi, in ultima analisi, beneficia della sua creazione.

Qui entra il Quantitative Balancing.

Se già la moneta della banca centrale non è “debito” nel senso convenzionale, a maggior ragione non lo è — o non lo è interamente — la moneta creata dalle banche commerciali quando concedono un prestito. Quando una banca eroga un mutuo o un finanziamento a un’impresa, non presta risorse che ha già: crea un deposito. Quel deposito è moneta nuova. Il potere di crearla non è formalizzato come funzione sovrana delegata, e il reddito che ne deriva (il signoraggio) resta in gran parte privatizzato, catturato attraverso spread, interessi su titoli di Stato e commissioni.

Il Quantitative Balancing propone di rendere esplicita questa realtà. La quota di moneta bancaria creata via credito viene riclassificata, nel reporting, come passività di signoraggio verso il Tesoro. Le banche restano custodi dei fondi dei clienti (i diritti dei depositanti non cambiano), ma non restano proprietarie del reddito da sovranità monetaria. Secondo la regola del framework, il 97 % di quel flusso torna al Tesoro man mano che i prestiti vengono rimborsati (riflusso), mentre il 3 % resta alle banche come monetaggio per la creazione e la gestione del circuito di trasmissione.

Non si tratta di un prelievo sui depositi esistenti, né di un’entrata di cassa immediata. Si tratta di rendere visibile e contabilizzato un flusso che oggi esiste già, ma resta opaco. L’articolo di Bossone e Costa fornisce il fondamento contabile e concettuale per questa operazione: se la moneta sovrana della banca centrale non è debito, anche la moneta bancaria creata ex nihilo non può continuare a essere trattata come se le banche stessero semplicemente intermediando risorse già esistenti.

Il Quantitative Balancing non sostituisce l’Accounting View of Money: la completa. L’AVM chiarisce la natura della moneta della banca centrale. Il QB estende la stessa esigenza di trasparenza alla moneta creata dalle banche commerciali e propone un meccanismo operativo (il 97/3, il coefficiente α di allocazione produttiva, il dual reporting) per far sì che il reddito da sovranità monetaria torni, in quota, alla collettività.

In un momento in cui molti Paesi — compresi quelli emergenti sotto programma del Fondo Monetario — cercano strumenti per rafforzare la trasparenza fiscale e monetaria senza aumentare tasse distorsive, questa convergenza è rilevante. Non perché prometta entrate automatiche, ma perché toglie di mezzo una delle principali obiezioni concettuali: l’idea che la creazione di moneta sia necessariamente “debito” e che quindi il relativo reddito non debba essere reso esplicito.

La moneta non è debito. Una volta accettato questo, la domanda successiva diventa inevitabile: di chi è, allora, il signoraggio?


Centro Italiano Studi Monetari – Ottobre 2026
Riferimento: Bossone, B. e Costa, M. (2026), “Sovereign Money is not Debt: Why Central Bank Accounting Must Change”, Institute for New Economic Thinking.

Nessun commento:

Posta un commento