Cessione della sovranità monetaria e controlimiti
Il presente lavoro esamina la legittimità costituzionale della cessione della sovranità monetaria alla Banca Centrale Europea alla luce dell'art. 11 della Costituzione italiana.La tesi centrale è che la Corte Costituzionale non abbia mai sottoposto tale cessione a una verifica effettiva dei controlimiti, dando per scontata la copertura dell'art. 11 senza accertare se la moneta unica persegua le finalità di «pace e giustizia fra le Nazioni» che la norma pone come condizione.
Il paper sviluppa quattro linee argomentative complementari:
(i) il deficit strutturale di legittimazione democratica della BCE, istituzione tecnocratica sottratta al controllo parlamentare, le cui decisioni producono effetti distributivi di natura politica;
(ii) il rapporto tra l'art. 11 e l'evoluzione della Politica Estera e di Sicurezza Comune, con particolare riguardo alla compatibilità tra il ripudio della guerra e gli impegni di difesa assunti in sede europea, e al nesso tra pennino monetario e capacità di finanziare la difesa;
(iii) il confronto con la giurisprudenza del Bundesverfassungsgericht tedesco (Gauweiler, Weiss, Lisbona), che ha elaborato controlli sostanziali assenti in Italia;
(iv) il test dell'atto che né Roma né Karlsruhe hanno compiuto fino in fondo: chi emette l'unità di conto spendibile nell'ordinamento italiano e chi si tiene il residuo di quell'emissione (signoraggio in senso lato). Senza questa domanda, il giudizio sui controlimiti resta un giudizio sulla formula dei Trattati, non sull'atto che i Trattati coprono.
L'analisi conclude che la questione della sovranità monetaria richiede un riesame che non può essere eluso attraverso automatismi interpretativi. La cessione del 1992-99 non è solo uno spostamento di «politica dei tassi». È lo spostamento del luogo in cui nasce la ricevuta e del soggetto che intasca ciò che la scrittura vale.
Accesso libero al documento completo: https://www.academia.edu/176377942/Cessione_della_sovranit%C3%A0_monetaria_e_controlimiti
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